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Unione Italiana Lavoratori Pubblica Amministrazione
Ministeri – Enti Pubblici – Università – E. P. Ricerca – Aziende Autonome –
Comparto Sicurezza
Agenzie fiscali – Presidenza del consiglio
COORDINAMENTO NAZIONALE DIRIGENTI MINISTERIALI
AI COLLEGHI DIRIGENTI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA.
Roma 4/5/2007
Si è conclusa nella tarda mattinata l'audizione dell OO.SS.
da parte della Commissione Giustizia del Senato.
Presiedeva i lavori il Senatore Cesare Salvi.
Tra gli altri Senatori vi era, oltre al relatore sul provvedimento di
modifica del DDL 240/2006, anche l'ex Ministro della Giustizia del Governo
Berlusconi, Roberto Castelli, che si è mostrato simpaticamente lusingato per
il fatto che tutti stessero difendendo il suo provvedimento legislativo.
Per la UILPA-Federazione era presente Antonio PILLA, Maria MADDALENA e lo
scrivente per il Coordinamento Nazionale UILPA Dirigenti, in sostituzione
del Coordinatore Generale, Mauro NESTA, impegnato in altri importanti
incontri.
La posizione della UILPA ( si veda l'allegato documento) è stata esposta dai
tre dirigenti sindacali sopracitati.
Maria, con la sua solita classe e delicata veemenza, ha ribattuto al
Presidente Cesare Salvi che i timori dei magistrati circa eventuali ostacoli
alla giurisdizione da parte dei dirigenti amministrativi sono assolutamente
infondati per la notevole professionalità dei dirigenti e per il semplice
motivo che, se il potere politico volesse ostacolare la giurisdizione, lo
farebbe comunque, facendo mancare gli stanziamenti sia al dirigente
amministrativo che al magistrato titolare dell'ufficio.
IL SEGRETARIO ORGANIZZATIVO Aurelio CORRADO
Ministeri – Enti Pubblici –
Università – E. P. Ricerca – Aziende Autonome – Comparto Sicurezza
Agenzie fiscali – Presidenza del consiglio
COORDINAMENTO NAZIONALE DIRIGENTI MINISTERIALI
Al Presidente della Commissione Giustizia del Senato
Ai Componenti della Commissione Giustizia del Senato
Roma
Audizione del 4/Maggio/2007
Il provvedimento governativo di modifica del decreto legislativo n°
240/2006, sottoposto all’esame di questa Commissione, nella sua ultima
formulazione presenta dei passaggi in materia di ripartizione delle
competenze tra il titolare dell’ufficio giudiziario ed il dirigente
amministrativo che, se approvati, provocherebbero ulteriori disfunzioni
all’organizzazione giudiziaria.
Il DDL in questione , infatti, non delinea precise e determinate competenze
in capo ai dirigenti amministrativi, ma concentra i poteri gestionali ed
organizzativi sul magistrato capo dell’ufficio in un intreccio
amministrativo-giurisdizionale estremamente equivoco e dannoso per la
funzionalità delle strutture giudiziarie.
Pone, viceversa, a carico del dirigente, soggetto, com’è noto, alla
valutazione annuale sul conseguimento dei risultati, la responsabilità
dell’eventuale cattivo funzionamento della struttura per carenze che
potrebbero essere imputabili allo stesso magistrato.
La UIL P.A. ritiene perciò che all’interno del Ministero della Giustizia vi
debba essere una norma che individui con estrema puntualità e senza
pericolosi equivoci , le funzioni del magistrato capo dell’ufficio e del
dirigente al fine di potere accertare con millimetrica precisione il
soggetto al quale addebitare le eventuali carenze.
Nella Giustizia esistono due realtà estremamente importanti che si
intrecciano l’una con l’altra senza vantare diritti di primogenitura: la
giurisdizione e l’organizzazione.
E’ sotto gli occhi di tutti che un provvedimento giurisdizionale ( sentenza,
decreto, ordinanza ) per quanto perfetto possa essere non troverebbe alcuna
pratica applicazione senza il necessario intervento del personale
amministrativo che ne curerà, poi, la pubblicazione e tutti i successivi
importantissimi adempimenti fino alla sua definitività.
Volere relegare i dirigenti a compiti meramente esecutivi significherebbe
azzerare un enorme potenziale culturale sul quale l’Amministrazione ha
investito notevoli capitali in termini di aggiornamenti professionali ,
offenderne la professionalità, negare l’importanza determinante
dell’organizzazione del lavoro nella quale sono altamente specializzati e
rendere un pessimo servizio alla collettività che sopporta enormi costi per
un settore strategico che, così com’è , oggi, non funziona.
Il decreto legislativo 240/2006 , i cui contenuti sembravano essere stati
recepiti dal nuovo Governo, è stato stravolto dall’interpretazione data, con
semplici circolari, in date 31/10/2006 e 13/4/2007, del Capo Dipartimento
del Ministro Mastella, Claudio Castelli, magistrato, che ha fatto ripiombare
nel caos l’organizzazione del lavoro.
Basti dire che secondo le predette circolari nei casi di assenza in organico
del dirigente all’interno di un ufficio le relative competenze
amministrative devono essere espletate dal magistrato capo dell’ufficio, non
soggetto, com’è noto, ad alcuna valutazione annuale da parte del Ministro e
che delle Commissioni di manutenzione, in cui si discute di immobili e
strutture, non devono fare parte i dirigenti amministrativi, ma i soli
titolari di ufficio.
Occorre una legislazione chiara e lineare in materia di attribuzioni di
competenze che precluda qualunque possibilità di valutazione interpretativa
da parte degli organi ministeriali, tendenzialmente portati a privilegiare
le posizioni magistratuali.
Il punto di aggregazione tra giurisdizione ed amministrazione avverrebbe al
momento della stesura del programma annuale che deve essere redatto dal
titolare dell’ufficio e dal dirigente amministrativo ( che non è un semplice
“spettatore” nel panorama giudiziario, come si vorrebbe sostenere da parte
ministeriale) previa audizione delle Organizzazioni sindacali,
dell’avvocatura, dei rappresentanti della stampa locale e degli enti locali.
Nei casi di diversità di opinioni tra titolare dell’ufficio e dirigente
dovrebbero essere chiamati a decidere, d’intesa con i rispettivi dirigenti,
il Presidente della Corte di Appello ovvero il Procuratore generale presso
la stessa Corte riservando un diverso trattamento solamente per la Corte di
Cassazione e la Procura Generale presso la stessa Corte.
In conclusione, per un più efficace andamento del settore “Giustizia” si
dovrebbe :
- riconoscere la titolarità dell’unità dell’ufficio al magistrato capo;
- legittimare e potenziare adeguatamente la titolarità del dirigente in tema
di organizzazione del lavoro amministrativo senza alcuna ingerenza da parte
del magistrato titolare dell’ufficio al quale competerebbe solo di segnalare
e motivare l’eventuale mancato raggiungimento dei risultati, previa
contestazione anticipata degli addebiti.
Nell’emanando provvedimento parlamentare potrebbero essere definitivamente
risolti i problemi collegati all’organizzazione dell’Ispettorato la cui
normativa risale a più di 40 anni fa, alla sottrazione dei dirigenti,
obbligati ad adire il giudice del lavoro in materia di pubblico impiego,
alla competenza del Tribunale del luogo in cui prestano servizio nel
presupposto che il giudice del lavoro è soggetto a rapporti informativi da
parte del Presidente del Tribunale nei casi di progressione di carriera,
suscitando quindi legittimi sospetti sulla sua imparzialità e terzietà.
Sarebbe da affrontare e risolvere positivamente , infine, il problema
tuttora aperto degli idonei all’ultimo concorso per dirigenti alcuni dei
quali sono stati assunti ed altri no, in base a differenti decisioni
giurisdizionali ( alcune di queste decisioni sono state impugnate
dall’Amministrazione mentre altre no, non si sa in base a quale criterio che
sarebbe utile conoscere in virtù del tanto declamato principio della
trasparenza) , creando sfiducia nei confronti del Ministero che assiste
impassibile a questa diversità di trattamento giurisdizionale senza
intervenire. L’assunzione definitiva degli idonei al citato concorso
favorirebbe la rapida copertura dei tanti posti dirigenziali rimasti
scoperti.
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