| Concertazione sui criteri per il conferimento degli incarichi
Il 7 febbraio 2005 si tenuta l'ennesima
riunione per la concertazione in merito ai criteri per il conferimento degli incarichi
dirigenziali. Sembra che sia stato raggiunto finalmente un accordo provvisorio in modo
consentire la pubblicazione dell'atteso interpello, con riserva di rivedersi entro 6 mesi
per il perfezionamento di un'intesa definitiva al riguardo.
Le parti si sono date appuntamento per il giorno 16.02.2005 per la firma dell'accordo
provvisorio sopra menzionato.
In tale occasione sarà sottoscritto anche un'accordo provvisorio per l'erogazione di un
acconto sulla retribuzione di risultato.
Pubblichiamo un dibattito che potrà servire alle oo.ss. per capire l'orientamento
dei colleghi interessati. I colleghi potranno inviare i propri interventi a info@dirigentigiustizia.it
Cari colleghi,
Colgo loccasione di questo invito a dire la nostra opinione in merito al problema
del conferimento degli incarichi, per cercare di fornire qualche contributo alla
riflessione.
Quello che ho letto nei comunicati sindacali degli ultimi giorni mi lascia abbastanza
perplesso (tipo il congelamento del posto e cose del genere).
Vorrei ancora una volta sottolineare che siamo dirigenti e in quanto tali
dobbiamo assumerci lonere della nostra qualifica; non possiamo sempre pensare in
termini di comodità, di vicinanza a casa, di ricerca di posizioni tranquille;
tutti desideri legittimi, intendiamoci, ma che non possono avere un peso maggiore rispetto
alle esigenze di funzionamento della nostra Amministrazione.
Mi sembra assurdo pensare che lAmministrazione possa lasciare scoperte, ad esempio,
sedi di Corti dAppello, per soddisfare le esigenze del collega che ha casa in una
città sede di un Tribunale con 30 dipendenti.
Per quanto riguarda gli uffici giudiziari ritengo pertanto che la procedura seguita sino
ad oggi (individuazione da parte dellAmministrazione delle sedi che intende coprire
e conseguente interpello solo per queste) sia quella più corretta e trasparente, e che
eviti inutili e dannose (a mio parere, soprattutto per linteressato, che è
costretto a vivere in una situazione di continua incertezza), posizioni di
congelamento.
Per quanto riguarda lAmministrazione centrale, la questione è ancora più delicata,
trattandosi di posizioni di diretta collaborazione con i Direttori Generali e i Capi
Dipartimento; secondo i principi della buona amministrazione questi incarichi
dovrebbero essere affidati a persone con particolari requisiti di professionalità ma che,
necessariamente, si trovino anche in sintonia con i vertici con i quali
collaborano. Sulla base delle norme esistenti, mi sembra illegittimo pretendere di
definire preventivamente se a ricoprirle debbono essere dirigenti amministrativi,
magistrati o esterni; avremmo il diritto di ricoprirle solo se riuscissimo a dimostrare
che, rispetto agli altri, siamo i più bravi.
In sostanza ritengo che, mentre per un cancelliere a tempo indeterminato il posto di
lavoro è un diritto, per un dirigente lincarico scaturisce dallincontro di
due volontà: quella del dirigente stesso e quella dellAmministrazione. Quindi
ciascuno di noi deve lavorare per favorire questo incontro.
Cordialmente
Gabriele Guarda
Io credo che bisogna distinguere i problemi: una questione è il nostro status, sul quale
possiamo lungamente dibattere, ma che per quanto riguarda la questione dei criteri di
conferimento non è forse l'aspetto più rilevante;
altro problema è la trasparenza amministrativa.
Voglio dire: a me va benissimo che l'amministrazione centrale scelga tra interni/esterni,
magistrati/amministrativi, ma credo sia coerente con gli attuali livelli di civiltà
giuridica che i posti vengano, comunque, pubblicati, dando la possibilità a ciascun
legittimato a presentare la propria formale candidatura, visto che per farsi apprezzare,
prima ancora occorre dare un cenno della propria esistenza.
Mi va ancora bene che alla fine, come già successo, non si scelga nessuno, per ritenuta
inidoneità di tutti gli aspiranti.
Credo, però, che chi si assume la responsabilità di certe scelte, debba poter chiarire
quali siano stati gli elementi discretivi delle proprie valutazioni, tra i quali le
candidature pervenute.
Tutto qua ! Walter Luise
Sono assolutamente d'accordo con quanto scritto dal collega
ed amico Luise.
Anche laddove i conferimenti degli incarichi possano avvenire con un criterio
"discrezionale", il medesimo, proprio per tale motivo, deve concretizzarsi con
la massima trasparenza possibile affinche si possano comprendere adeguatamente le
valutazioni e le motivazioni che devono esserne alla base, così come deve avvenire in
tutte le scelte discrezionali che vengono operata nella P.A in generale.
Un cordiale saluto a tutti
Flavio Guzzo
Trovo molto interessanti le osservazioni di Gabriele Guarda, che condivido in larga parte.
Mi sembra inoltre piuttosto rischiosa, per noi dirigenti, e poco utile all'organizzazione
del lavoro, l'idea di sottoporre ad interpello tutti i posti liberi, salvo poi lasciare
all'Amministrazione la possibilità di coprirli o di "congelarne"
l'assegnazione.
Personalmente penso sia preferibile individuare un gran numero di sedi (anche se non
tutte) ed avere poi la certezza (ed il diritto!) di vederle assegnate. Diversamente
avremmo come conseguenza : 1)interpelli più lunghi e meno frequenti, 2) incertezza, per i
dirigenti ma anche per gli uffici,
sulle prospettive di mobilità, 3) assoluta discrezionalità dell'Amministrazione nel
decidere poi se coprire o meno una data posizione.
Anche sulla "predeterminazione" delle posizioni ministeriali da destinare ai
magistrati fuori ruolo piuttosto che ai dirigenti amministrativi, non credo giovi
all'affermazione del nostro ruolo professionale decidere, indipendentemente dalle
competenze disponibili, che un posto dirigenziale
debba essere precluso ad un ammininistrativo.
Spero quindi che si arrivi a chiudere quanto prima la questione (personalmente con
l'auspicio di un esito non in contrasto con quanto ho sintetizzato) assicurando una
prospettiva ai colleghi interessati alla mobilità ed una copertura ad Uffici spesso da
tempo privi di dirigente.
Un caro saluto a tutti.
Renato ROMANO
10 febbraio 2005
Mi piace riproporre un mio intervento
precedente in materia, fatto su richiesta di un'organizazione sindacale: <<...Volete
proprio una mia - provocatoria - opinione? Ebbene dopo tanto insistere, l'avete ottenuta.
Fermo restando il mio sempre più consolidato pessimismo verso le forme
"contrattatate" di gestione della cosa pubblica... ed i criteri per
l'attribuzione degli incarichi dirigenziali, secondo me, rientrano in pieno in
quell'argomento
credo che la dibattuta questione dell'attribuzione degli incarichi
dirigenziali romano-ministeriali andrebbe riveduta sotto l'aspetto dei reali carichi di
lavoro.
Mi spiego.
Indubbiamente, mi sembra, c'è una corsa all'accaparramento dei posti a Roma, perchè
meglio retribuiti, perchè più vicini al potere e perchè fonte di potere. Ma vi siete
mai chiesti quanto e quale sia il lavoro di un dirigente periferico medio in relazione a
quello di un dirigente "centrale"?
Vi faccio considerare soltanto che, normalmente il dirigente "centrale" ha una
sola, massimo due "preoccupazioni", deve cioè occuparsi di una sola materia; al
contrario, il dirigente periferico gestisce un sistema complesso di relazioni ed incarichi
(dai problemi di gestione del personale; dei mezzi; dei magistrati; agli affari
strettamente tecnici della cancelleria o segreteria; dai rapporti con altre
amministrazioni, alle problematiche fiscali, contabili e previdenziali.....una sola
persona, spesso a corto di funzionari da dedicare ad ogni ramo di attività).Insomma, non
voglio dire che in periferia si sgobba, ed al Ministero ci si gratta. Però mi sembra che
la vera figura dirigenziale abbia modo di esprimersi soltanto a contatto con la multiforme
realtà di un ufficio periferico; ...al centro, invece, i pur bravissimi colleghi,
svolgono, in realtà, una funzione di alta consulenza iper-specializzata....ma senza le
quotidiane e, soprattutto, svariatissime piccole e grandi "rogne" della
periferia.
E allora vengo al "dunque".
Gli incarichi dirigenziali presso il ministero, dovrebbero essere mediamente retribuiti
meno di quelli degli uffici periferici
..vedrete allora che qualsiasi criterio di
attribuzione andrà bene, perché avremo risolto brillantemente il problema della
marcia su Roma dei dirigenti. E poi, credo, sia anche eticamente corretto,
dare un qualcosina in più al dirigente di un grande Ufficio del giudice di
pace, con 50 dipendenti, anziché al collega ministeriale che deve badare ad
un paio di collaboratori
..
Ripeto, avete chiesto una mia opinione
e questa è
.
Saluti cordiali. Tommaso Panza Procura generale di Potenza.
8 febbraio 2005>>.
A tutto ciò aggiungo che "per colpa" di alcune OO.SS. è stata ancora una volta
rinviato il pagamento di emolumenti maturati da ben tre anni....; scema, pertanto, sempre
di più - se possibile - la mia fiducia nell'attuale sistema retributivo dei dirigenti
dello Stato, sottoposto ad inutili -anzi dannose, a questo punto - defatiganti,
burocratiche (nel senso peggiore del termine) procedure pseudo-contrattate, che hanno il
solo unico pregio di conservare sacche di potere in mano a qualche rappresentante
sindacale ed a qualche politico che lo sponsorizza. E allora!! Ritorniamo agli automatismi
retributivi, alla equa ripartizione delle risorse a parità di "carichi di
lavoro/uffici diretti": risparmieremo tempo, denaro e ridaremo serenità ai
dirigenti, con ovvie ricadute positive in termini di produttività ed impegno (persino nel
compilare le schede e scheducce propinate dalla varie commissioni di valutazione...).
Ah dimenticavo!!! I magistrati ordinari....Ma se è vero che abbiamo milioni di processi
pendenti e che i magistrati si lamentano di essere pochi, perchè dovrebbero occuparsi di
amministrazione? I magistrati hanno vinto un regolare concorso pubblico per coordinare
indagini o sfornare sentenze ed altri provvedimenti giurisdizionali; io ho vinto un
regolare concorso pubblico per accedere alla SSPA che mi ha formato per quasi tre anni,
per gestire pezzi di amministrazione dello Stato e per sfornare provvedimenti
amministrativi. E allora, se io volessi fare il giudice dovrei affrontare un impegnativo
concorso pubblico e sperare di vincerlo. Ma se il giudice vuol fare il dirigente perchè
non deve passare attraverso una analoga trafila? Do alcuni dati: concorrenti del concorso
per l'ammissione al primo corso-concorso SSPA, oltre 20.000; partecipanti alle prove
preselettive culturali ed attitudinali, circa 8000; ammessi alle prove scritte (due,
scelte a sorpresa il giorno delle prove, tra nove materie giuridiche, economiche e
sociali) circa 700; ammessi alle prove orali (una quindicina di materie) circa 100;
ammessi al corso 95; idonei, alla fine del corso, una ottantina. Insomma, vi ho annoiato
con queste cifre per evidenziare che come non ci si può inventare giudici da un giorno
all'altro; non ci si può inventare, da un giorno all'altro, dirigenti statali....
10 febbraio 2005
Bye e scusate per la prolissità. Tom Panza
Non capisco il perchè di certe resistenze: i posti vacanti si pubblicano tutti e si
coprono tutti in tempi decentemente ristretti.
Ma che è questa storia dei posti riservati (?) ai magistrati? C'è già per loro una
"riserva di caccia" costituita da posti di Direttori Generali, area non
contrattualizzata, che pertanto sfugge ad eventuali possibilità di "veto" e/o
sindacalizzazione. Tutti gli altri posti, a parer mio, non dovrebbero essere "tenuti
in sonno".
Colgo l'occasione per stimolare chi partecipa agli incontri che è venuto il momento di
rivedere la collocazione degli uffici giudiziari nelle fasce. C'è qualche ufficio
giudiziario che non ha sezioni distaccate ma che - cito non proprio a caso il Tribunale di
Genova - ha 9 sezioni civili, 3 sezioni penali dibattimentali, una corte di assise, una
sezione Gip/Gup, una sezione per il c.d. tribunale della libertà, per un totale di 80
magistrati di ruolo, una dozzina di g.o.a., due dozzine di g.o.t. e 320 dipendenti, ed è
ancora collocato in 3 fascia. E' un insulto al buon senso, ma nessuno, dico nessuno, a
distanza di anni dal provvedimento di inquadramento, osa rivedere quelle fasce.
Fra un annetto me ne andrò in pensione (non ho più voglia di cercar di far lavorare chi
non ne ha intenzione e di scontrarmi sempre più frequentemente con rappresentanti
sindacali sempre più beceri e sempre più ignoranti); considererei un'ingiuria personale
apprendere la ricollocazione del Tribunale di Genova in seconda fascia dopo che me ne
sarò andato via.
Vito Olivieri
Ho già espresso il mio pensiero sui posti da pubblicare: tutti quelli privi del dirigente
titolare.
Mi lascia perplesso l'affermazione della riserva dei posti per i magistrati: non
dovrebbero esserci problemi, visto che per costoro i posti a disposizione dovrebbero
essere unicamente quelli di Direttori Generali e quindi riservati alla
"discrezionalità" (si fa per dire) dell'Amministrazione per posti di dirigenti
non contrattualizzati.
Colgo l'occasione stimolare, visto che non lo fa nessuno, i soggetti contrattuali a
rivedere le fasce, ovviamente non quelle della salute.
C'era un impegno un paio di anni or sono a provvedere, ma constato con amarezza che
nessuno ci prova.
Ricordo che ci sono uffici giudiziari che hanno subito una forte discriminazione e cito
non a caso il Tribunale di Genova, che solo perchè non ha sezioni distaccate (ma ha 9
sezioni civili, tre dibattimentali, una corte di assise, una sezione riesame, mobiliare ed
immobiliare, 80 giudici di ruolo, 320 dipendenti, oltre a goa e got) è ancora collocato
in terza fascia. E questa collocazione penalizza economicamente il sottoscritto.
Vito Olivieri
Consentitemi qualche chiosa - che ovviamente non impegna la mia sigla ma solamente la mia
persona - a margine dell'intervento di Vito e di quelli dei giorni scorsi di Gabriele e
Renato.
Ho già espresso il mio pensiero sui posti da pubblicare: tutti quelli privi del dirigente
titolare.
Infatti, la storiella del "congelamento" dei posti, sul quale si era creato, me
sa, qualche malinteso in quanto sostantivo verosimilmente evocativo di glaciazioni ed
immobilità coatta sotto una spessa coltre di pack artico, va chiarita.
Poichè al tavolo sindacale le posizioni dell'Amministrazione da una parte e delle OO.SS.
dall'altra apparivano piuttosto distanti (con la prima che insisteva sulla necessità
organizzativa di inserire nell'elenco delle sedi da inserire nell'interpello quelle
ritenute a copertura prioritaria, mentre le seconde chiedevano che venissero rese
disponibili tutte le sedi effettivamente vacanti) ci si era posti il problema di trovare
una posizione di mediazione, a maggior ragione in quanto i criteri di attribuzione degli
incarichi non sono argomento di contrattazione, e dunque, in caso di mancata convergenza,
l'Amministrazione sarebbe libera di adottare comunque le proprie determinazioni. L'ipotesi
(ripeto: ipotesi) era quella di conciliare le due istanze di modo che:
1. l'amministrazione avrebbe avuto l'onere di mettere ad interpello tutte le sedi vacanti;
2. una volta espletata la procedura, il dirigente avrebbe avuto, laddove ne fosse stata
riconosciuta l'idoneità morale e psico-motoria, il diritto al conferimento dell'incarico;
3. laddove ricorressero circostanze eccezionali (l'esempio più banale che mi viene in
mente è quello del dirigente nel cui ufficio "uscente" non vi sarebbe in quel
dato momento nemmeno un C3 in servizio mentre i due C2 in servizio sono uno in astensione
per maternità e l'altro ai domiciliari per associazione a delinquere) l'amministrazione,
con provvedimento motivato, pur confermando il diritto quesito al conferimento
dell'incarico, potrebbe trattenere il dirigente nell'ufficio nel quale presta attualmente
servizio, per motivate esigenze e in ogni caso per un periodo di tempo non superiore ad un
termine preciso e individuato a monte (es.: sei mesi o comunque non oltre la conclusione
del periodo utile per il report gestionale annuale).
Il tutto, con l'idea che - sempre per andare ad esempi di facile comprensione - avere
diritto al conferimento di un incarico di rango superiore, pur restando
"bloccati" per sei mesi nell'ufficetto attualmente occupato, fosse sempre meglio
che vedersi sfumare qualunque velleità di concorrere ad un interpello, dovendosi
rassegnare non senza afflizione ad attendere mestamente quello successivo, che prevedeva
solamente posti come geograficamente periferici e di ultima fascia.
Gabriele, l'altro giorno sosteneva che
siamo "dirigenti" e in quanto tali dobbiamo assumerci l'onere della nostra
qualifica; non possiamo sempre pensare in termini di comodità, di vicinanza a casa, di
ricerca di posizioni "tranquille".
Giusto. Ma è anche vero che, finchè la mobilità è volontaria, e dunque non influenzata
da ipotesi di legge o di CCNL (come la rimozione dell'incarico per mancato raggiungimento
dei risultati ovvero l'ipotesi di ristrutturazione con conseguente impossibilità di
rinnovo per sparizione pura e semplice di quell'incarico, o ancora del passaggio ad altro
incarico non per demerito ex art. 13, comma 4, 1° periodo del CCNL 5 aprile 2001), mi
pare abbastanza scontato che il dirigente cerchi un posto più appagante o comodo.
Mi sembra assurdo pensare che l'Amministrazione possa lasciare scoperte, ad esempio, sedi
di Corti d'Appello, per soddisfare le esigenze del collega che ha casa in una città sede
di un Tribunale con 30 dipendenti.
Non credo proprio che sia salutare o auspicabile lasciare scoperti uffici distrettuali, in
particolare dopo la storia del funzionario delegato. Ma vorrei vedere chi, di fronte
all'ipotesi di concorrere per una Proc. Gen. o una C.A., si tira indietro sdegnato!
Parliamoci chiaro, ed in italiano grezzo ma inequivocabile: io sto, puta caso, io sto al
Tribunale di Alessandria in quarta fascia e in una situazione di personale deprimente che
poco ci manca che mi metta a fare il mod. 12 da solo. Allora, magari preferirei, laddove
uscissero a interpello tutti i posti effettivamente vacanti, sparare una domanda per
l'Ispettorato o per un ufficio distrettuale di seconda fascia in Piemonte o in Liguria o
in Lombardia, fregiarmi dell'incarico in pectore e attendere pochi mesi per l'immissione
in possesso nel novello incarico, piuttosto che vedermi un interpello zeppo solamente, per
dire, di Tribunali di Brindisi, Macerata, Locri, Gela, Oristano e Sciacca, per i quali non
mi sprecherei nemmeno a inoltrare domanda, essendo in culo alla luna rispetto alla
collocazione della mia famiglia, e per la quale comunque beccherei la quarta fascia, e
dunque senza vedervi nessuna convenienza.
Altra cosa, ovviamente, se ci si mette nei panni dell'amministrazione, che magari vede,
che so, Locri scoperta dall'86 e non sgradirebbe di certo che ivi ci fosse un dirigibile.
Da lì, appunto, un tentativo di incontro a mezza strada.
In generale, però, mi parrebbe eccessivo negarsi che, sovente, le motivazioni
fondamentali che sottostanno alle sedi elencate nelle domande di interpello pertengono o
alla voglia di assumere un incarico presso un ufficio di livello superiore e dunque meglio
retribuito; ovvero al desiderio di avvicinarsi al luogo in cui sono incardinati consorte,
prole e mutuo casa. Per dire di Vito, che non ho il piacere di conoscere e che credo non
faccia più il teddy boy per Molassana, non ci giurerei che lui prenda e vada dal Trib. GE
a quello di CT perchè prende e gli gira così. Credo che punterebbe, laddove fosse
scoperta, alla Corte di GE. Ma se le cose così stessero e quell'Ufficio non uscisse
nell'interpello perchè ci sono una batteria di C3?
In altro modo, riterrei che se l'esemplificato Vito avesse famiglia a MS e lì vi fosse un
ufficio libero, egli preferirebbe avvicinarsi da quelle parti in quanto considererebbe
inutile se non addirittura controproducente pagarsi l'affitto di uno scannatoio nel
ridente capoluogo ligure. Tanto per non utilizzare Vito a mo' di esempio universale, quasi
fosse il Michelino di Corrado Guzzanti quando imitava Fede, perfino io, che sono
sfidanzato, militesente e ad affitto in nero, tutta 'sta voglia di impacchettarmi i libri,
aritraslocare, accamparmi alla Pensione Belvedere mentre mi cerco casa, aripagare
n'agenzia e due mensilità anticipate, insomma andare in culo alla luna per stare sempre
in quarta fascia, onestamente non ce l'ho. Ergo...
Quella del differimento prima illustrata era un'ipotesi, da considerarsi come extrema
ratio, e non certo come la norma. Anche perchè, ça va sans dire per tornare alla
trattativa in specie, nel caso in cui non si riesca a giungere ad un accordo generalmente
condiviso, sarà onore/onere dell'Amministrazione giungere alle proprie determinazioni.
Quanto alla retribuzione di risultato, tutto ciò che attiene alla quantificazione dei
fondi e alla corresponsione delle relative retribuzioni pertiene esclusivamente alla
contrattazione, come da art. 4, comma 1, lett. B) del CCNL vigente. Pertanto, la nota con
la quale il vice capo dipartimento annunciava il pagamento unilaterale di tale voce
retributiva per gli anni 2002 e 2003 (e il 2004? E' già finito, mi risulta. E,
trattandosi di acconto, apparirebbe stravagante escluderlo) difettava, perlappunto, di
titolo legittimante. Solo un accordo può stabilire che, in via transitoria e in attesa di
giungere ad un accordo complessivo previa quantificazione delle risorse presenti, si
provveda alla liquidazione di una quota pari al 20% della retribuzione di posizione (parte
fissa + parte variabile) che, peraltro, rappresenta il minimo stabilito per la
retribuzione di risultato ex art. 44 u.c. del già citato CCNL. A tutto questo, vi sono da
aggiungere le risorse per la perequazione del fondo per la retribuzione di posizione ex
art. 6 del CCNL stipulato il 18 novembre scorso, meglio conosciuto come "code
contrattuali" del quadriennio 1998-2001. Ora, ai soldi non ci si rinuncia mai,
giacchè stamane il direttore della mia banca si aggirava insistentemente con fare
sospetto nella zona della mia stanza, con la scusa di regalarmi un libro. Poichè
"quannu 'u diavulu t'alliscia vole l'arma", come dicesi nei miei luoghi natii, e
ricordando che sono molto prossimo al tetto massimo di fido accordatomi, è ovvio che
sarei ben felice di ricevere un po' di ossigeno sul conto corrente. Ma è altrettanto vero
che quell'annuncio pareva un po' troppo simile a certe concessioni del Principe, come ai
tempi delle Costituzioni octroyées di metà '800. Meglio, quindi, confidare sui principi
democratici e stipulare un accordo. Come metodo, più che come merito.
Ma continuiamo citando Vito.
Mi lascia perplesso l'affermazione della riserva dei posti per i magistrati: non
dovrebbero esserci problemi, visto che per costoro i posti a disposizione dovrebbero
essere unicamente quelli di Direttori Generali e quindi riservati alla
"discrezionalità" (si fa per dire) dell'Amministrazione per posti di dirigenti
non contrattualizzati.
E perplesso è dire poco!! Se si facesse una cosa del genere, ed è Nando che vi parla, a
mio avviso si andrebbe incontro a fetonti e calamità di ogni genere. A parte che mi
scoccia abbastanza l'idea dell'apartheid, dei posti a sedere sui bus riservati ai bianchi,
come nel Missouri o in Alabama ai tempi del White Power, invito a riflettere sui rischi:
io chiedo all'amministrazione di indicare con certezza i posti di cui possono fregiarsi
anche quei paria dei dirigenti amministrativi, col buon intento di evitare invasioni di
campo magistratuali in incarichi da dirigente di seconda fascia; l'amministrazione, col
suo vertice politico-amministrativo, coglie la palla al balzo e dice "embè? E
allora, noi giudichiamo tutti i posti dirigenziali in sede centrale degni solo delle
regali terga togate", col risultato di doverci rinunciare almeno fino al 2165. Meglio
ricordare in sede ministeriale le norme sul distacco di magistrati per attività
amministrative presso via Arenula e, soprattutto, il tetto numerico massimo. Altrimenti,
se quel limite viene visto come un bonario consiglio, come i limiti di velocità
sull'Appia, allora tanti saluti e andiamocene a fare i dattilografi al Giudice di Pace di
Castelnuovo di Porto...
Colgo l'occasione stimolare, visto che non lo fa nessuno, i soggetti contrattuali a
rivedere le fasce, ovviamente non quelle della salute.
C'era un impegno un paio di anni or sono a provvedere, ma constato con amarezza che
nessuno ci prova.
Ricordo che ci sono uffici giudiziari che hanno subito una forte discriminazione e cito
non a caso il Tribunale di Genova, che solo perchè non ha sezioni distaccate (ma ha 9
sezioni civili, tre dibattimentali, una corte di assise, una sezione riesame, mobiliare ed
immobiliare, 80 giudici di ruolo, 320 dipendenti, oltre a goa e got) è ancora collocato
in terza fascia. E questa collocazione penalizza economicamente il sottoscritto.
Discorso ragionevole. Tanto per parlare in termini egocentrici, ritengo a occhio di porco
che se fosse rispettato un qualche parallelismo tra bacino d'utenza, dotazione organica
magistratuale, flusso di lavoro in entrata tali da addivenire ad una decorosa ripesatura
della dotazione del personale amministrativo, probabilmente anche questo osceno ufficio
requirente affidatomi perchè nella vita precedente forse ero Barbablù passerebbe in
terza fascia, con decoroso ristoro della mia depressione isterica. Più in generale,
però, ritengo che la pesatura degli uffici mostri qualche incongruenza. Giustappunto ieri
riguardavo il provvedimento col quale venne stabilita la fascia di tutti gli incarichi
dirigenziali, e qualche sorrisino per un po' mi è scappato. Se non fossi così
disordinato, ritroverei l'opportuno B.U., seppellito (spero!) sotto una mole di carte
degna della scrivania nel sottoscala di Fantozzi dopo il conferimento delle pratiche della
signorina Silvani.
In ogni caso, se penso al casino che illo tempore il dibattito sulle posizioni scatenò su
questo altrimenti compito e-group (con posizioni variamente assortite
qual"mortacci!", "mannaggia a chi t'è murt!", "a'nfamone, te
rovino!", and so on) mi viene il panico anche solo a pensarci. In ogni caso, credo
che col tempo il discorso vada riproposto, nei limiti di bilancio attuali, e dunque non
contendendosi l'un l'altro una coperta già troppo corta, ma cercando di capire se è
possibile in qualche modo aggiungere lana al manufatto.
Saluti.
Nando Di Benedetto
"... per i magistrati ... i posti a disposizione dovrebbero essere
unicamente quelli di Direttori Generali": non è proprio così, ci sono
diversi DG "laici" !
Monica Barattieri
OPS! Grazie a Monica per avermi fatto notare questo passo non da poco che avevo saltato a
pie' pari. Sebbene l'incarico di direttore generale abbia anch'esso carattere di
fiduciarietà con conseguente libertà di scelta da parte del ministro, mi parrebbe
culturalmente autolesionista asserire che già al livello di d.g. tali incarichi
dovrebbero essere occupati dai magistrati. E ndò sta scritto?
Nando Di Benedetto
Ritengo che la mobilità di cui parliamo sia da valutare esclusivamente dal punto di vista
dei dirigenti e pertanto vada garantita la pubblicità e la successiva assegnazione di
tutti i posti vacanti.
Chiaramente c'è un problema di funzionalità dell'apparato di cui il ministero non può
non farsi carico. Ma in questo caso, se il ministero ritiene che ci sono delle sedi o
posti a livello centrale da coprire necessariamente, perchè non bandisce dei concorsi per
coprire questi posti? Problema di risorse finanziarie che mancano?, allora si
rideterminino le piante organiche in funzione delle disponibilità finanziarie, si
incentivino le sedi scoperte da più tempo inserendole in una fascia superiore, si mandino
i C3 dove mancano i dirigenti, ma non si può dire o si copre prima il tribunale di Gela
oppure nessuno si muove da dove sta adesso.
Posizioni dirigenziali occupate da magistrati: se esistono particolari motivi per cui un
posto deve essere occupato da una professionalità tecnica (magistrato) allora lo si metta
per iscritto, altrimenti tutti i posti sono disponibili per la dirigenza amministrativa.
Saluti
filippo ferrante
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