Comunichiamo il testo definitivo delle osservazioni sulla valutazione,
inviato oggi stesso ai destinatari in indirizzo:
On.le Roberto Castelli, Ministro della Giustizia,
Dott. Franco M. Piantelli - Capo del Servizio di controllo interno del
Ministero della Giustizia,
Dott. Edoardo Vittorio Scardaccione - Presidente della Commissione per
la valutazione dei dirigenti del Ministero della Giustizia,
Dott. Nicola Cerrato, Capo Dipartimento Organizzazione Giudiziaria del
Ministero della Giustizia,
Dott.ssa Carolina Fontecchia, Direttore generale del Personale e della
Formazione del Ministero della Giustizia,
La questione riguardante il sistema di valutazione dei dirigenti del
Ministero della Giustizia rappresenta, da un lato, l' espressione di una
cultura manageriale da impiantare, per innovare la procedura di
organizzazione della azione amministrativa, e dall'altro lato risente,
nella sua realizzazione concreta, di una incollocabilità sistemica
nell'attuale scenario operativo. Di fatto, si è ritenuto di introdurre
il sistema di valutazione senza prima porre le fondamenta che
legittimano la procedura in relazione agli obiettivi per cui la stessa è
stata posta in essere.
Se la valutazione è il mezzo attraverso cui si può attuare il controllo
interno, in termini di efficienza ed efficacia dell'azione
amministrativa, presupposto fondamentale è che il dirigente possa
porre in essere le strategie necessarie affinché l'efficienza e
l'efficacia della propria azione siano parte, fino a comporne la somma,
dell'azione di tutta l'amministrazione.
L'azione manageriale si fonda, dunque, oltre che sull'esistenza di
progetti e strategie dell'Amministrazione, sul riconoscimento della
legittimazione esclusiva del soggetto agente, sulla disponibilità di un
budget, di risorse umane, sul potere di sanzionare comportamenti dei
collaboratori contrari alle strategie e che incidono negativamente sul
processo organizzativo.
Tutto questo non riguarda il manager del sistema giustizia il quale
soffre la compressione della doppia gestione in cui prevale la funzione
giurisdizionale, completamente avulsa, oggi, per un limite culturale
coevo alla declinazione sostanziale della missione, da una cultura
organizzativa.
Allo stato dell'arte, tuttavia, i dirigenti della Giustizia, non
intendono sottrarsi alla procedura di valutazione, ma, con forza e
determinazione, intendono essere artefici e promotori del cambiamento
culturale dell'amministrazione, reingegnerizzando le procedure ed i
metodi di operatività del servizio giustizia, partendo da un punto di
chiarezza dei rapporti tra l'Amministrazione e la Dirigenza.
Corollario logico di questa impostazione di pensiero è la disponibilità
a partecipare alla costruzione di una procedura di "affinamento per
approssimazione evolutiva" del modello organizzativo, al fine di poter
procedere alla valutazione appropriata del dirigente, supportata
dall'introduzione di norme che diano sostanziale contenuto alle
prestazioni oggetto di valutazione.
Nel concreto, i dirigenti della Giustizia, rispetto alla procedura di
valutazione posta in essere per il 2002, si pongono in maniera
fortemente critica perchè:
1) Lo sforzo culturale per superare la logica dell'autorefenzialità ed
abbracciare quella della programmazione, dell'impiego delle risorse,
delle verifiche e della tensione ideale al miglioramento è stato
richiesto solo ai dirigenti della Giustizia. Questi, sensibili alla
nuova impostazione, causa le limitazioni insite nell' attuale status
giuridico, hanno gestito con coraggio gli effetti frustranti di una
organizzazione ingessata che non permette oggettivamente di soddisfare i
bisogni e le attese dei fruitori del servizio;
2) Non sono stati definiti gli standard di prestazione commisurati alle
reali disponibilità di risorse;
3) Si è scelto di individuare dati e fatti, secondo la cultura della
qualità, completamente avulsi dal processo di gestione organizzativa, ma
legati ai tempi del processo e dell'azione giurisdizionale non
organizzati e programmati con l'azione amministrativa;
4) Non si è riconosciuta la necessità che il miglioramento del servizio
giustizia debba passare attraverso la negoziazione degli obiettivi, dei
programmi e delle sequenze procedurali con tutti i soggetti coinvolti
nell'azione, secondo un circuito che permetta la comunicazione continua
dalla base al vertice e viceversa, nonché con i soggetti collegati
funzionalmente. In particolare si evidenzia una grave negligenza dei più
alti vertici ministeriali. Se, infatti, le direttive del Ministro sono
state emanate solo in prossimità dell'estate 2002, non sono stati
determinati dai Direttori generali gli obiettivi e i traguardi cui
finalizzare le attività dei singoli uffici. Attualmente, gli unici
obiettivi, del tutto generali e generici, sono quelli posti nei pochi
contratti dei dirigenti che l'hanno avuto.
5) E' stata disconosciuta la funzione del Dirigente come facilitatore
del sistema organizzativo prediligendo, al contrario, quella di fonte di
semplice informatore delle carenze e degli ostacoli organizzativi;
6) La valutazione si ripercuote sui percorsi professionali di ciascun
dirigente nonostante che la stessa venga definita sperimentale.
Facendo riferimento a fatti recenti, e cioè alla nota inviata dalla Comm.ne
Scardaccione il 18 dicembre 2002, Prot. 1069/02, "Valutazione dei
Dirigenti: richiesta del report di gestione, del parere dei clienti
interni e della scheda per la valutazione relativa all'anno 2002 ", si
sottolinea che
1) l'individuazione del cliente interno non soddisfa l'obiettivo della
valutazione poiché il dato "esecuzioni ed impugnazioni" scelto è
strettamente funzionale all'attività giurisdizionale e cioè ai tempi del
processo e non all'attività manageriale ed è completamente scollegata
dalla realtà dell'ufficio giudiziario sia nella veste di cliente che in
quello di fornitore di una prestazione;
2) la valutazione incentrata sul dato della "spesa", che apparentemente
rappresenta un criterio tipico di giudizio manageriale, di fatto non
tiene conto che l'assegnazione dei fondi avviene solo ed esclusivamente
su dati storici e non su effettive esigenze connesse a obiettivi
particolari e predeterminati. E' completamente avulso dal concetto di
budget , dalla distinzione di assegnazione di risorse per spese
necessarie da quelle per il conseguimento di obiettivi negoziati dal
centro con le unità di spesa.
3) Poiché, poi, contrariamente a quanto affermato nelle riunioni
svoltesi nel mese di Gennaio 2002 per spiegare la nota metodologica, la
Commissione ha concretamente attuato comportamenti diversi che hanno
generato diffidenza e necessità di trasparenza, i dirigenti chiedono
espressa assicurazione perché l'attuale procedura di valutazione non
abbia conseguenze per la carriera ma sia solo sperimentale. Fin quando
non avranno diretta assicurazione in tal senso, non invieranno al
Ministero i loro report di gestione.
Per il futuro, al fine di risolvere i problemi illustrati e per attuare
una innovazione gestionale, che consenta di ottenere criteri di
valutazione più attendibili, è necessaria l'immediata attuazione di
provvedimenti normativi diretti a regolamentare le competenze funzionali
e non burocratiche del magistrato capo dell'ufficio e del dirigente
amministrativo.
Diventa improcrastinabile il riconoscimento dell'autonomia e delle
responsabilità gestionali del Dirigente Amministrativo e la previsione
che al dirigente "spettino le funzioni relative alla gestione
amministrativa, tecnica e finanziaria, compresa l'adozione degli atti
che impegnano l'Amministrazione verso l'esterno" e gli deve essere
riconosciuta piena autonomia circa i poteri di cui all'Art. 55 ( potere
disciplinare ) del D.L.gvo. 30 marzo 2001 N° 165. Non si comprende,
peraltro, anche nell'attesa di una disciplina legislativa, il motivo per
cui tale riconoscimento non venga effettuato con atto amministrativo,
quale possa essere il contratto o una direttiva del Capo dipartimento, e
ci si debba invece nascondere dietro l'alibi delle lungaggini necessarie
all'approvazione di una norma di rango legislativo.
Il procedimento di valutazione dei dirigenti è inoltre del tutto
scollegato da quello, in corso di elaborazione, per i magistrati e
indipendente dalle procedure di attribuzione del fondo di incentivazione
del personale dipendente. L'inserimento di questi procedimenti
all'interno di uno stesso progetto di valutazione dell'efficienza
dell'ufficio giudiziario, da misurare in rapporto ai risultati di uffici
di pari dimensioni, potrebbe eliminare la conflittualità tra le
componenti dell'ufficio, armonizzando le energie di tutti verso
obiettivi di maggiore efficienza e facilitando così il lavoro sia del
dirigente che del magistrato capo dell'ufficio.
Si richiede, infine, che la Commissione sia integrata con dirigenti in
servizio che conoscono le realtà concrete degli Uffici e che siano
espressione e referenti degli Uffici Giudiziari giudicanti e requirenti
( Corti di Appello, Tribunale - Proc. Gen C.Appello, Procura Repubblica,
Ursia-Cisia, Ministero).
Concludendo, si rinnova la richiesta di previsione di un affidabile
modello di controllo di gestione che attui un adeguato e professionale
servizio per la definizione dei parametri di valutazione. Infatti la
misurazione delle prestazioni rese dal dirigente, nel pieno esercizio
dei poteri funzionali riconosciuti dalla normativa ai dirigenti statali,
deve corrispondere a criteri oggettivi, trasparenti oltre che
scientifici.
Distinti saluti, Il Presidente (Dott. Massimo Orzella)
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