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Di seguito riportiamo il testo della lettera, inviata il 29 maggio 2002, per puntualizzare le richieste dell’Associazione in merito alla retribuzione di posizione dei dirigenti:

                SEN. ROBERTO CASTELLI, MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

DOTT. NICOLA CERRATO, CAPO DIPARTIMENTO DELL'ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DOTT. CAROLINA FONTECCHIA, DIRETTORE GENERALE DEL PERSONALE DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA,

R O M A

Questa Associazione, che promuove il riconoscimento della professionalità dei dirigenti amministrativi della Giustizia, ha avuto notizia che finalmente, dopo circa un anno dalla firma dell’ultimo contratto dell’area dirigenziale, sta per essere approvato un sistema di retribuzione per le posizioni dirigenziali basato su quattro fasce; o meglio, su tre fasce, che potremmo definire ordinarie, sulle quali sono distribuiti gli uffici giudiziari dislocati sul territorio, gli uffici giudiziari centrali e gli uffici del Ministero, e di una fascia "super" riservata a pochissime posizioni, il cui importo é notevolmente differenziato rispetto a quello previsto per la prima fascia "normale" (in pratica oggi "seconda").

Tale impostazione appare contraria:

All’art. 4 del CCNL area dirigenti per il biennio economico 2000/2001 del 5/4/01, il quale prevede che le fasce "di norma" siano tre, e che "la retribuzione della o delle posizioni intermedie deve essere collocata in modo proporzionato all’interno della retribuzione massima e minima";

All’art. 6 comma 5 del CCNL area dirigenti per il quadriennio 1998/2001, che disciplina i criteri generali per "l’articolazione delle posizioni organizzative, delle funzioni e delle connesse responsabilità ai fini della retribuzione di posizione dei dirigenti".

a qualunque logica applicazione dei criteri fissati nel D.M. 20/2/02.

Infatti, se ad esempio prendiamo come riferimento i Tribunali (che, accorpando le Preture a seguito dell’entrata in vigore del D. L.vo 51/98, hanno subito modifiche strutturali notevoli, insieme alle rispettive Procure della Repubblica) e, fra i vari elementi di valutazione previsti dal D.M. sopra indicato, utilizziamo quello del numero delle unità di personale amministrativo in organico, notiamo che questi uffici giudiziari possano essere distinti in tre gruppi:

tribunali molto grandi o metropolitani (ad esempio: Roma, Napoli, Milano, Torino, Palermo, Genova, Catania, Firenze, Bari, Bologna, Salerno, Cagliari), con un organico superiore alle 200 unità (dalle 1374 di Roma alle 204 di Cagliari);

tribunali grandi (ad esempio: Lecce, Brescia, Reggio Calabria, Foggia, Padova, Venezia, Monza) con un organico compreso tra le 100 e le 200 unità;

tribunali medi (ad esempio: Vicenza, Potenza, Vercelli, Ariano Irpino) con un organico inferiore alle 100 unità.

Tale semplificazione, sicuramente non esaustiva per collocare i diversi uffici in una o nell’altra fascia, può essere comunque significativa e crediamo non sia necessario precisare che se si collocano nella stessa fascia retributiva il tribunale di Roma (1374 dipendenti) e quello di Bergamo (126 dipendenti) non si rispetta alcun criterio di proporzionalità tra le responsabilità implicate dalla posizione e la retribuzione corrisposta.

Va inoltre sottolineato che la previsione di una prima fascia di importo palesemente sproporzionato per eccesso, comporta l’abnorme risultato, a seguito dell’applicazione dell’art. 12 del D.P.R. 25/7/01 n. 315, di retribuire, in modo sostanzialmente non corrispondente all’impegno richiesto, posizioni dirigenziali con livelli di responsabilità molto bassi, penalizzando invece posizioni con rilevante responsabilità di natura gestionale (come quelle previste negli uffici giudiziari più grandi).

Riteniamo che l’esigenza di attribuire un certo livello retributivo ad alcune professionalità all’interno della struttura ministeriale non possa giustificare la destabilizzazione dell’intera area dirigenziale dell’Amministrazione, dovuta all’applicazione in modo palesemente distorto dei principi contrattuali, ma debba invece realizzarsi attraverso l’utilizzo delle diverse forme di rapporto di lavoro previste oggi dalla normativa.

Pensiamo sia specifico interesse dell’Amministrazione, già in evidente difficoltà nei confronti del personale per le note vicende legate ai percorsi di riqualificazione, di non emanare provvedimenti palesemente ingiusti, che scatenerebbero un ulteriore contenzioso; in tal caso infatti le attività di riforma in corso, che possono essere realizzate solo attraverso una adeguata motivazione dei dirigenti, subirebbero una ulteriore battuta d’arresto.

Poiché una corretta attribuzione delle retribuzioni di posizione è elemento determinante per il riconoscimento della professionalità dei dirigenti, si suggerisce pertanto:

di limitare le fasce a tre;

di distribuire gli incarichi nelle tre fasce mediante (in linea di massima):

il mantenimento dell’attuale 1^ fascia (per circa 50 posizioni);

l’unificazione della 3^ e della 2^ attuali nella nuova 2^ (per circa 150 posizioni);

l’unificazione della 5^ e della 4^ attuali nella nuova 3^ (per tutte le restanti posizioni);

con un incremento costante e proporzionato tra una fascia e l’altra.

Con ossequi.

IL VICE PRESIDENTE (Dott. Giovanni Assenza)

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24 gennaio 2012:

DIFFICOLTA’ TECNICHE E TEMPI RISTRETTI PER L’INSERIMENTO DELLE SCHEDE OBIETTIVI 2012:

L’ASSOCIAZIONE SCRIVE AL PRESIDENTE GIORGIANNI

 

 

 

 

12 gennaio 2012:

CONVEGNO A NAPOLI SULL'UFFICIO PER IL PROCESSO

 

 

 

 

 

23 dicembre 2011:

E’ stato pubblicato sul sito del Ministero il posto di DG del personale resosi vacante il 28 novembre 2011 con l’assegnazione ad altro incarico del Dr. Piscitello

 

 

 

 

19 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI:L’ASSOCIAZIONE CHIEDE LA PUBBLICAZIONE DEI NOMINATIVI DEGLI AMMESSI SUL SITO DEL MINISTERO

17 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI: SONO PASSATI 4 ANNI, MA QUASI CI SIAMO !

 

 

27 novembre 2011

CONSULENZA DELL'ASSOCIAZIONE AI CANDIDATI AL CONCORSO A 40 POSTI DI DIRIGENTE

 

 

 


L'Associazione Dirigenti Giustizia è un'associazione professionale tra i dirigenti amministrativi dell'amministrazione giudiziaria che, negli ultimi anni, si è posta come obiettivo, tra gli altri, il miglioramento della qualità e dell'efficienza del servizio giustizia.