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L'ASSOCIAZIONE CONVOCATA PRESSO LA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO
Nell'ambito
dell'esame del DDL 2007 (di conversione del Decreto Legge 12 febbraio
2010 sulla competenza per i reati di grave allarme sociale) la
Commissione Giustizia del Senato ha stabilito una serie di audizioni per
verificare l'impatto organizzativo della nuova normativa.
La
Presidenza della Commissione ha quindi invitato presso Palazzo Madama:
- Unione
camere Penali
- Consiglio
Nazionale Forense
-
Procuratore Nazionale Antimafia
- Capo
Dipartimento Organizzazione Giudiziaria
-
Associazione Nazionale Magistrati
-
Associazione Dirigenti Giustizia
La nostra
Associazione è stata sentita il 10 marzo. All'incontro hanno partecipato
Vincenzo DI CARLO e Maria MADDALENA.
I colleghi
hanno fatto presente che, mentre risulta che il Ministero abbia attuato
una ricognizione del numero di procedimenti pendenti per reati di mafia
( art. 416 bis, che con la nuova normativa vengono assegnati al
Tribunale in composizione collegiale), non risulta che alcun
monitoraggio sia stato effettuato quanto alla consistenza dei
procedimenti per fatti di terrorismo, sequestro di persona, riduzione in
schiavitù, traffico di stupefacenti (che la nuova legge assegna alla
Corte d'Assise).
Il Decreto
Legge governativo è stato un atto "necessitato" dal grave rischio che la
recente sentenza della Cassazione (che ha riconosciuto all'Assise la
competenza per i reati di mafia con le aggravanti di associazione armata
e reimpiego dei profitti) determinasse l'azzeramento di circa 400
processi di tale natura incardinati presso Tribunali e Corti d'Appello.
Tuttavia resta difficile prevedere l'impatto che tale trasferimento
incrociato di competenze determinerà sull'organizzazione giudiziaria.
Anche in considerazione che l'art. 3 del DL attualmente in fase di
conversione prevede -come di consueto- di non operare alcuna nuova
allocazione di risorse umane, strumentali e finanziarie. A tal
proposito i colleghi hanno attirato l'attenzione dei Senatori sulla
pesantissima situazione in cui si trovano gli Uffici giudiziari italiani
e sulle crescenti difficoltà che investono coloro che, come noi, ne
assumono la responsabilità.
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