C O M U N I C A T O
NOI E LE INIZIATIVE DEGLI ALTRI OPERATORI DELLA
GIUSTIZIA
CONTRO LA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO
Mercoledì 9 giugno, si sono riuniti presso la Corte
di Cassazione, su invito dell'ANM, le Associazioni firmatarie del Patto
della Giustizia, sottoscritto a Roma il 10 luglio 2009.
Erano presenti rappresentanti dell'ANM e delle
magistrature amministrative, militari, contabili, gli Avvocati dell'O.U.A.
e dell'Associazione Avvocati dello Stato, le organizzazioni sindacali
del personale CGIL, UIL e FLP.
Per l'Associazione Dirigenti Giustizia hanno
partecipato i vicepresidenti Vincenzo Di Carlo e Maria Maddalena ed i
componenti il Direttivo: Cristoforo Abbattista e Renata Pennucci.
I promotori dell'incontro hanno proposto di
sottoscrivere un documento di critica ai contenuti della manovra
economica governativa soprattutto nei suoi aspetti penalizzanti il
lavoro pubblico, nonché di sostegno alle iniziative che, su tali
contenuti, stanno promuovendo le associazioni dei magistrati ed alcuni
sindacati del personale amministrativo.
I colleghi presenti alla riunione, d'intesa con il
presidente dell'Associazione, hanno stabilito di NON sottoscrivere il
documento.
Pur ribadendo l'interesse dei Dirigenti Associati per
il prosieguo del confronto e dell'iniziativa comune con le altre
associazioni dei magistrati, del personale e degli avvocati, il sostegno
a questa iniziativa è stato ritenuto incoerente con il profilo
della nostra associazione.
Noi consideriamo la manovra economica predisposta dal
Governo viziata da un evidente pregiudizio nei confronti del settore
pubblico e, inoltre, registriamo con forte preoccupazione sia alcune
ricadute negative sull'organizzazione del nostro lavoro (si veda la
pesante penalizzazione per le missioni e le attività forrmative) sia la
mancanza di coraggiosi interventi di contenimento e razionalizzazione
della spesa (a partire dalla revisione delle circoscrizioni
giudiziarie).
Tuttavia non riteniamo appropriata la nostra adesione
ad una rivendicazione che, sia per il suo articolarsi soprattutto
intorno ad una doglianza stipendiale e sia per la scelta di
modalità di iniziativa non sempre trasparenti ed accoglibili, rischia di
suscitare incomprensione da parte dell'opinione pubblica e di
restringere il consenso intorno alla giusta battaglia per la difesa del
servizio giustizia e della dignità di chi è chiamato a renderlo.
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