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Al Sig. Ministro della Funzione Pubblica
On. Franco Frattini
Al Sig. Ministro della Giustizia
On. Roberto Castelli
Al Signor Capo Dipartimento
Dr. Nicola CERRATO
Al Signor Presidente
della Commissione di valutazione
dei dirigenti
Dr. Eduardo Vittorio Scardaccione
E p.c.
Alle OO.SS.
R O M A
OGGETTO:
Revisione della Procedura di Valutazione dei Dirigenti Amministrativi
del Ministero della Giustizia. Replica a nota n. 476 del 05.04.2002
Presidente Commissione Valutazione, Dr. Scardaccione.
Nel riscontrare la nota di
cui all'oggetto, con la quale il Presidente della Commissione di
Valutazione Dr. E. Scardaccione, ha inteso dare risposta alla nostra -
prot.2668 del 21.03 scorso, non possiamo esimerci dal far rilevare
quanto segue:
1)
Anzitutto, (e senza intenti polemici), non ci pare sia stato
compreso il significato del nostro documento unitario, che andava e va
inteso come proposta costruttiva per l'elaborazione di una corretta
metodologia di valutazione dei dirigenti della Giustizia, ancor più
utile proprio in questa prima fase, dichiaratamente definita, dalla
stessa Commissione, "di sperimentazione".
Invero, non solo non è stato apprezzato lo sforzo da noi fatto per
cercare di "costruire" un modello di valutazione che effettivamente
corrisponda alla peculiarità del contesto lavorativo in cui operano
tutti i dirigenti amministrativi, in servizio presso gli uffici
periferici, ma, anzi, e con forte veemenza, è stato pesantemente
"sanzionato" l'atteggiamento mentale di tutti noi.
Sinceramente non crediamo assolutamente
di identificarci nella definizione, attribuitaci dal Presidente della
Commissione di Valutazione, che certamente non meritiamo.
Per essere più precisi non riteniamo in
alcun modo di aver manifestato una..: "sostanziale , granitica,
insuperabile avversione per ogni tentativo di dare attuazione a quello
che era ed è un preciso dovere di legge, regolamento e contrattazione
collettiva".
Tale affermazione è talmente ingiusta -
oltre che infondata - che è smentita dalla circostanza che i dirigenti
hanno provveduto ad inviare regolarmente le schede di valutazione alla
Commissione.
Il Dr. Scardaccione, nella sua veste
di Presidente della Commissione di Valutazione, poteva agevolmente
verificare la veridicità di quanto affermato dagli scriventi e pertanto
non si comprende a quale titolo abbia ritenuto di esprimersi nel modo
sopra riportato .
2) In secondo luogo, ( e lo
ribadiamo a chiare lettere), non risponde a verità neppure la successiva
affermazione secondo la quale saremmo contrari - "sembra di capire" -
a qualsiasi forma di sistema di valutazione.
E' vero, invece, esattamente il
contrario.
E' evidente che, secondo la normativa
vigente, i dirigenti debbono essere valutati, quelli della Giustizia
esattamente come tutti gli altri loro colleghi della P.A.
Ma il punto è proprio questo.
Non si può negare la peculiarità del
contesto in cui operano i dirigenti amministrativi degli uffici
giudiziari periferici ai quali, concretamente, non è, allo stato,
riconosciuta alcuna della funzioni elencate al comma 2 art. 4 D.Lvo
165/2001 (nemmeno quella di funzionario delegato ai pagamenti e agli
incassi !). Tali compiti invece sono svolti dagli altri dirigenti della
P.A. e sono il presupposto sul quale si fonda
l'esigenza di sottoporre a valutazione il loro operato.
Francamente, l'occasione della
valutazione del nostro operato ci pare come un'opportunità di
miglioramento mancata.
Per essere ancora più espliciti: tutto
l'impegno che abbiamo profuso nell'indicare i punti da rivedere per un
corretto sistema di valutazione, è stato proprio determinato dalla
necessità di adattarlo all'effettivo ruolo da noi svolto e dalla
necessità di rivedere detto ruolo.
Non possiamo che far richiamo a quanto
affermato nella nostra precedente nota:" è evidente che non vi può
essere valutazione dei risultati conseguiti se parimenti non si
riconosce al Dirigente della Giustizia un'autonomia simile a quella dei
colleghi delle altre amministrazioni. E' sicuramente giusto, in
un sistema realmente "meritocratico", valutare l'operato del
Dirigente in base agli obiettivi che gli sono stati prefissati a cascata
dalla Direzione Generale, ma ciò può essere fatto solo laddove il
medesimo abbia un margine di autonomia tale che gli consenta di incidere
sulla gestione del budget, delle risorse , delle strutture e del
personale. Ci troveremmo, altrimenti, in presenza di una reviviscenza
della cosiddetta"responsabilità oggettiva"
che ovviamente non può
ammettersi in un moderno e civile ordinamento ."
Insomma se è vero, com'è vero, che il
decreto 165/2001 e la vigente normativa contrattuale, coerentemente con
quanto afferma il Dr. Scardaccione, si applicano anche al Ministero
della Giustizia e conseguentemente ciò "impone la valutazione come
connotato essenziale dello status di dirigente" , allora ci
venga gentilmente spiegato il motivo per il quale le altre norme
(e per tutte il succitato art.4, comma 2 relativo alla gestione
finanziaria, tecnica ed amministrativa dei dirigenti). contenute nel
medesimo decreto, debbano continuare ad essere, allo stato,
totalmente disapplicate soprattutto per quanto attiene i poteri di
autonomia gestionale che, come detto, sono poi il presupposto per
operare la suddetta valutazione.
Non può semplicisticamente affermarsi,
come fa il Dr. Scardaccione, che le condizioni "pregiudiziali", i
"rinvii a contesti ottimali e futuribili" ed i "richiami ad
auspici riformatori" siano espressioni della resistenza alla nuova
organizzazione della dirigenza dell'Amministrazione Giudiziaria. Non si
tratta di trovare la soluzione a quello che viene chiamato il problema
della "doppia dirigenza", ma piuttosto, ai fini che qui interessano, di
definire quantomeno gli autonomi ambiti in cui può operare il dirigente
degli uffici periferici e da ciò - conseguentemente - stabilire i
correlativi parametri di valutazione.
Non si può ignorare l'attuale
macroscopica anomalia in cui si trova la dirigenza dell'Amministrazione
Giudiziaria e far finta che il problema non esista! Del resto l'anomalia
segnalata è ben nota allo stesso Presidente Scardaccione che però si
limita ad auspicare un chiarimento (non necessariamente legislativo) ma
non specifica affatto come si intenda risolvere il problema ed anzi
pretende "l'immediata operatività del sistema" in quanto questo
deriva da un obbligo di legge.
Dev'essere chiaro a tutti che gli
scriventi sanno bene che il loro operato dev'essere valutato, ma è
altrettanto chiaro che anche la valutazione non può non seguire gli
stessi criteri che valgono per tutti gli altri dirigenti dello Stato.
Sarebbe, altrimenti, assurdo sostenere (come sembra però
voler fare l'attuale Commissione di Valutazione) che l'unico aspetto
in cui i dirigenti della Giustizia sono simili e trattati come gli altri
dirigenti è quello della valutazione, ma questa poi, per i primi, è
disgiunta dall'autonomia d'azione, finanziaria e di gestione delle
risorse umane e materiali.
L'aspetto fondamentale del problema sin
qui evidenziato è che da questa impasse non è possibile uscire se non si
provvede ad applicare e rispettare ogni aspetto del complesso impianto
ordinamentale della dirigenza dello stato: quello della valutazione come
quello dell'autonomia gestionale, finanziaria e tecnica.
Ogni tentativo di "adattamento formale"
che prescinda dall'interconnessione logica, prima che giuridica, degli
aspetti sopradetti, è destinato ad essere improduttivo.
3)
Sulle questioni di merito e sulle correlative tesi esposte dal
Dr. Scardaccione, non riteniamo utile dilungarci, limitandoci a
richiamare la nostra precedente nota che forse merita una lettura
più attenta e serena. Ci siano però consentite due brevissime
considerazioni:
a)
In aggiunta a quanto sin qui detto, il "franco colloquio" a cui
la Commissione, demanda l'emersione dei problemi organizzativi e
gestionali in vista degli "obiettivi sfidanti", non risolve e non può
risolvere il problema del ruolo del dirigente amministrativo, proprio
perché, per una seria valutazione, non si può tenere conto del suo ruolo
di fatto, se prima non si considera anche quello di diritto.
b)
Relativamente alla problematica dei clienti esterni che - tanto
ha affascinato gli ideatori del sistema di valutazione - continuiamo a
ritenere che altri debbono essere i misuratori di qualità del servizio.
In proposito, riallacciandosi a quanto sostenuto nella nostra precedente
nota del marzo scorso, ci piacerebbe sapere oggi, dopo l'introduzione
del "contributo unificato" (con il caos che ha determinato in tutti gli
uffici giudiziari), quale sarebbe il gradimento della classe forense .
Riflettiamo su questo emblematico episodio che porterebbe sicuramente a
scaricare sui "valutandi" dirigenti colpe non a loro riconducibili in
quanto dovute alle inefficienze di tutta l'Amministrazione. Il fatto ,
poi, secondo quanto sostiene il Presidente Scardaccione, che il parere
del Consiglio dell'Ordine avrebbe un peso minimo (10%) nella valutazione
dei dirigenti, non può in alcun modo giustificarne la necessità.
Un'eventuale e nient'affatto minima riduzione del valore della
professionalità del dirigente e dei conseguenti corrispettivi (!), non
può giustificarsi con l'applicazione di un parametro così aleatorio,
opinabile ed assolutamente inopportuno.
*****
In definitiva non può essere certo un
caso il fatto che i problemi suevidenziati siano stati segnalati in
tutti gli incontri avuti tra la Commissione ed i dirigenti della
giustizia nei vari distretti e non si può, pertanto, pensare di
poter, sic et simpliciter, liquidare il tutto, limitandosi a bollare i
contributi e le obiezioni presentate come espressione del "rifiuto ad
essere valutati". Proprio in questa fase di cosiddetta
"sperimentazione" non possono trovare alcuna giustificazione gli
immotivati irrigidimenti palesati dalla Commissione che, anzi, avrebbe
dovuto apprezzare gli sforzi degli "utenti finali" per migliorare la
qualità del "prodotto".
Al contrario, è' certamente
auspicabile una seria riflessione su questo atteggiamento generalizzato
di tanti dirigenti, in modo da riuscire a comprendere come sia
assolutamente necessaria una revisione ed una ricalibratura dell'intero
sistema che evidentemente non è stato condiviso.
Su tali premesse e con lo
stesso spirito di collaborazione e di critica costruttiva con il quale
abbiamo impostato il primo documento, indirizzato alle medesime Autorità
che leggono la presente, riteniamo che, in questa fase sperimentale, sia
certamente necessario "sedersi intorno ad un tavolo" per
costruire insieme una valido sistema di valutazione, così come
avvenuto per altri Ministeri.
Imporre dall'alto la metodologia di
valutazione, senza accettare alcuna forma di contributo, o proposta
costruttiva, appare francamente in contrasto con gli stessi canoni della
managerialità e ciò è tanto più assurdo perché avverrebbe nei confronti
dei dirigenti, ossia di coloro che sono invece chiamati ad introdurre,
all'interno degli uffici giudiziari, le nuove metodologie di lavoro
basate sul dialogo, sulla condivisione degli obbiettivi e sul lavoro
svolto in team.
Concludendo, e con la
speranza di avere bene e definitivamente chiarito la portata della
iniziativa in questione ( che si ribadisce) altro scopo non aveva se non
quello di migliorare un meccanismo inadeguato, si conferma la volontà e
l'interesse a dare piena esecuzione a quanto disposto dalla legge; si
conferma la granitica convinzione che non possa cogliersi alcun
apprezzabile risultato se gli obbiettivi e le metodologie per
raggiungerli non sono condivisi; si confida in un maggiore e serio
coinvolgimento dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari che
costituiscono una delle più importanti risorse sulle quali
l0Amministrazione della Giustizia può contare per migliorare il servizio
da rendere al cittadino (vero cliente del sistema) in una generale
ottica di eccellenza della P.A..
Gli scriventi chiedono,
pertanto, formalmente di poter incontrare il sig. Capo
Dipartimento, onde poter addivenire ad un definitivo
chiarimento, anche al fine di sottoporre al giudizio del medesimo
l'eventualità ed opportunità che si possa giungere alla creazione di una
rappresentanza stabile della categoria dei dirigenti che partecipi ai
necessari lavori per la predetta rielaborazione e ricalibratura della
metodologia di valutazione.
Alleghiamo copie della precedente nota
degli scriventi e della relativa risposta del Dr. Scardaccione.
In attesa di un cortese riscontro
Cordiali saluti
Bologna 9 maggio 2002
I dirigenti
Paolo Grandi Dirigente Procura Ferrara
Rosalba Valcalda Dirigente Tribunale Parma
Ivonne Pavignani Dirigente Tribunale Modena
Gennaro Di Bisceglie Dirigente Tribunale Ferrara
Cosimo Mastropietro Dirigente Corte d'Appello Bologna
Elena Barca Dirigente Tribunale Minori
Bologna
Flaviano Guzzo Dirigente Procura Pistoia
Cerati Marilena Dirigente ufficio Giudice di
Pace Bologna
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