| OSSERVAZIONI IN MERITO ALLA SCHEDA DI VALUTAZIONE DEI
DIRIGENTI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PER LANNO 2002 -
Intendo anzitutto precisare la valenza della presente sintetica nota di
accompagnamento alla scheda di valutazione dei dirigenti per lanno 2002, elaborata
secondo i criteri illustrati nella annessa relazione metodologica dalla competente
Commissione.
Il significato è essenzialmente quello di una critica
costruttiva per un processo di miglioramento e di revisione del sistema, ancora in fase
sperimentale, di valutazione dei dirigenti onde evitare che siano adottati, in via
definitiva, meccanismi di giudizio sulloperato dei dirigenti del Ministero della
Giustizia, assolutamente avulsi dal concreto assetto lavorativo in cui gli stessi sono
chiamati ad operare, soprattutto negli uffici giudiziari periferici.
Del resto, nei vari incontri/seminari organizzati per illustrare la
metodologia di valutazione, la Commissione ha dimostrato viva attenzione ed interesse per
le problematiche specifiche della dirigenza della Giustizia, nellassoluta
consapevolezza che la novità dello strumento di valutazione dirigenziale sia momento di
"presa di coscienza" del ruolo e di discussione utile alla crescita
professionale della categoria.
La normativa vigente in materia di dirigenza dello Stato,
ripetutamente richiamata nella nota metodologica di Codesta Commissione e nella relazione
riassuntiva della metodologia di valutazione, individua nel dirigente la leva strategica
per il cambiamento della Pubblica Amministrazione. Lo snellimento delle procedure, lo
sviluppo delle professionalità dei lavoratori, la diffusione della cultura del lavoro per
obiettivi comuni ed in team, la formazione continua, e tutto ciò che rende il servizio
pubblico di qualità ed orientato al cittadino rientra nei compiti specifici della
dirigenza. E la valutazione delloperato del dirigente è logica conseguenza della
definizione della sua autonomia dazione, nel rispetto delle direttive impartite e
dei limiti di spesa del budget negoziato, per il conseguimento degli obiettivi,
previamente concordati con il dirigente generale.
I concetti di valutazione delloperato e di autonomia
dazione e di governo dei processi che portano agli obiettivi predefiniti sono
assolutamente interdipendenti.
In questo quadro generale delle dirigenza dello stato, la peculiarità
dellAmministrazione della Giustizia è data dallesistenza di due campi di
azione, non sempre chiaramente distinguibili e separati fra loro: giustizia come funzione
e giustizia come servizio. Solo su questultimo campo si svolge lazione del
dirigente, ma il carattere fortemente ausiliario e servente rispetto alla sfera
strettamente giurisdizionale rende oltremodo difficile lautonomia dellazione
dirigenziale.
Da ciò la difficoltà, soprattutto per gli uffici giudiziari
periferici, di definire il ruolo del dirigente amministrativo, sia nel rapporto con il
Capo ufficio, sia nel rapporto con gli altri magistrati e con gli impiegati
amministrativi, oltre che con le Autorità esterne con le quali lufficio intrattiene
rapporti di lavoro.
Fortunatamente, anche se solo da poco tempo, lAmministrazione
centrale ha curato la formazione dei dirigenti e così io, come altri giovani e meno
giovani colleghi, oggi considero il mio ruolo non più in termini "burocratici",
formali e normativi, ma in termini "aziendalistici", non più in termini di
"potere", ma in termini di "competenza". Soltanto, cè da
riflettere sul fatto che questo ruolo è da me stato conquistato "sul campo" e
non perché ho firmato un contratto individuale di lavoro con lAmministrazione con
il quale mi è stato attribuito un incarico di dirigente.
E ancora, non è stato solo un franco colloquio di inizio anno con
rendicontazione a fine anno a permettere il conseguimento di tangibili obiettivi nei
passati due anni di mio servizio in questo ufficio, ma un costante, ininterrotto
"dialogo lavorativo" con il Capo ufficio, improntato a stima e fiducia
reciproca, mai segnato da contrasti lavorativi o personali nonché da unampia
autonomia di azione riconosciutami, di fatto, in tutte le attività attinenti la gestione
delle risorse umane e materiali.
Dunque, il mio ruolo di dirigente è per me, oggi concretamente dato:
dagli obiettivi generali fissati nel mio contratto di lavoro,
dalle attività svolte con processi lavorativi da me controllati e
diretti, finalizzati a risultati previamente concordati con il Capo ufficio e quindi
discussi e concertati con i lavoratori del mio ufficio,
da competenza e professionalità.
Il tutto necessariamente adattato al contesto organizzativo in cui le
risorse, sia materiali che umane (budget di gestione), sfuggono al mio potere di
negoziazione e di gestione, ed ogni mia iniziativa attinente allorganizzazione va
previamente concordata con il Capo ufficio.
Alla luce di queste considerazioni generali sul quadro normativo e
sulla situazione lavorativa concreta in cui, come i miei colleghi dirigenti, sono chiamata
ad operare, e come concordato dopo una serie di incontri fra dirigenti dei distretti delle
Corti dAppello di Bologna e Firenze, provvedo alla compilazione della scheda di
valutazione per lanno 2002 facendo mie tutte le osservazioni e critiche e le riserve
contenute nel documento elaborato congiuntamente dallAssociazione Dirigenti
Giustizia e dallAssociazione Nuova Giustizia, datato 12/12/2001 ed indirizzato al
Sig. Ministro della Giustizia, e per conoscenza, al Sig. Capo di Gabinetto, al Sig. Capo
dellIspettorato Generale, al Sig. Capo del Dipartimento degli Affari di Giustizia,
al Sig. Capo del Dipartimento dellOrganizzazione Giudiziaria, del Personale e dei
Servizi, oltre che alle OO.SS.
Per non ripetere tutte le osservazioni che altri colleghi dirigenti
formuleranno in note di accompagnamento alle rispettive schede per lanno 2002,
intendo solo focalizzare lattenzione su tre aspetti della metodologia seguita dalla
Commissione che ritengo più criticabili e che inducono a rivedere tutto il sistema di
valutazione dei dirigenti.
Il primo aspetto riguarda non tanto il sistema elaborato dalla
Commissione ma piuttosto il contesto complessivo in cui detto sistema si colloca. A pag. 2
della relazione riassuntiva si legge che " Il processo di valutazione si raccorda
strettamente al processo di programmazione e di controllo di gestione". Vengono poi
elencate, in ordine logico e cronologico, tutte le fasi principali del macro-processo di
programmazione, gestione e controllo. In tale graduatoria, lelaborazione della
scheda di valutazione dei dirigenti avviene dopo le direttive del Ministro, dopo la
traduzione delle direttive in politiche da parte del direttore generale (Capo
dipartimento), dopo la traduzione delle politiche in piani e progetti da parte del Capo
dellufficio o del dirigente generale. Appare dunque evidente come questa nuova
metodologia di valutazione nasca in un quadro deficitario e proprio per questo non possa
sortire i risultati auspicati in quanto è probabile che molti degli obiettivi concordati
fra dirigenti e Capi degli uffici giudiziari periferici non siano coerenti con i piani del
dirigente generale o con gli obiettivi del Capo Dipartimento.
Il secondo aspetto concerne lequiparazione del magistrato Capo
ufficio con il Direttore Generale. La differenza funzionale fra le due figure è talmente
evidente da non richiedere lunga trattazione. Tale assunto porta inoltre allassurda
conseguenza della dipendenza gerarchica del dirigente amministrativo di un ufficio
periferico dal magistrato Capo ufficio anziché dal Dirigente Generale. Invero, le ragioni
per cui, allo stato attuale, il dirigente deve concordare con il Capo ufficio obiettivi
che attengono allorganizzazione sono riconducibili essenzialmente al riconoscimento
del potere rappresentativo dellufficio, nella sua interezza, esclusivamente in capo
allo stesso. In definitiva, è proprio dal mancato riconoscimento dellautonomia del
dirigente nella gestione delle risorse umane e materiali che discende tutta la
contraddittorietà del sistema di valutazione così come impostato. Ritengo invece più
aderente alla normativa vigente in materia di dirigenza dello stato, un sistema nel quale
gli obiettivi annuali siano concordati fra dirigente generale e dirigenti i quali, a loro
volta, espongano gli impegni assunti con lAmministrazione centrale ai rispettivi
Capi Uffici. E questi dovrebbero essere individuati quali clienti interni, anzi i primi e
più qualificati clienti interni.
Il terzo aspetto, infine, riguarda lindividuazione dei clienti
esterni ed interni. Forti dubbi nutro sullordine degli avvocati, e ancor di più
sugli impiegati appartenenti alle qualifiche funzionali. Non sempre e non in modo
obiettivo queste figure sono in grado di cogliere il significato dei programmi
dellAmministrazione. Altri clienti esterni, forse, sono più indicati a fornire
valutazioni sulla qualità del servizio offerto: il cittadino cliente/utente ad uno
sportello di cancelleria civile e poi, se penso alla tipicità della giustizia minorile,
ad esempio, i servizi sociali nel territorio.
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