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Associazione Dirigenti Giustizia
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    ASSOCIAZIONE NAZIONALE DIRIGENTI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
    INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO 2005

   Noi dirigenti pubblici, in servizio presso l'organizzazione giudiziaria, riteniamo doveroso partecipare a questa discussione senza sottacere la grande preoccupazione che avvertiamo sullo stato del servizio giustizia ma soprattutto sul modo in cui si articola la discussione sui temi della giustizia.
Riteniamo infatti che da tempo, in questo Paese, lo scontro intorno all'esercizio della giurisdizione si sia disancorato dalla necessità di offrire risposta al bisogno di legalità espresso dai cittadini.
   L'anno appena concluso ha registrato un'accentuazione senza precedenti del malessere, ma anche della reciproca prevenzione, tra magistratura, potere politico, avvocatura, organizzazioni sindacali dei lavoratori giudiziari.
   Noi non crediamo che lo scontro rappresenti un male in sé. Noi registriamo però che, progressivamente, la discussione intorno ai temi della giustizia ha finito con il collocare sempre più sullo sfondo i cittadini. I loro bisogni di tutela giurisdizionale.
   Ci sembra inoltre che le modalità attraverso cui si esprime lo scontro in atto siano tali da esporre a serio rischio la condivisione stessa della giustizia come valore. La radicalità delle contrapposizioni, i toni spesso poco responsabili con cui vengono interpretate, stanno esponendo il nostro sistema ad una destabilizzazione dagli esiti imprevedibili.
   C'è in tutto questo anche un portato della crisi complessiva delle modalità di mediazione e rivendicazione nel nostro impianto sociale, ma, per quel che riguarda la giustizia, il rischio è più vasto che in altri versanti del sistema.
   L'Italia è costantemente sottoposta ad una pesante minaccia terrorista, all'azione spietata della criminalità organizzata. E' un paese in cui la corruzione politica ed amministrativa è tuttora diffusa. E' un paese in cui il bisogno di giusta composizione delle liti è avvertito come primario. E' insomma un Paese che non può permettersi di fare a meno del controllo di legalità. Né di fare a meno del consenso civile intorno all'esercizio del controllo di legalità.
   Noi dirigenti del Ministero della Giustizia, proprio perché professionalmente ci collochiamo in uno snodo che ci richiede coerenza con le linee di sviluppo perseguite dagli organi di direzione politico-amministrativa e, allo stesso tempo, ci vede fortemente immedesimati con l'esigenza di garantire il libero e proficuo esercizio della funzione giurisdizionale, pensiamo di avere gli strumenti per rilevare -disinteressatamente- dove sta andando la giustizia in Italia. E adottando come indice di rilevazione il metro, assai concreto, della capacità del sistema di funzionare. Cioè di riuscire a dirimere, in tempi ragionevoli ed in maniera soddisfacente, le controversie tra le parti e, in tempi egualmente ragionevoli, stabilire se un comportamento deve essere assoggettato a sanzione penale.
   Da questo punto di vista, adottando questo metro, ci sentiamo di dire che il bilancio di questa legislatura è insoddisfacente. E lo è in misura preoccupante.
   Le risorse a disposizione, per la prima volta dal 1992, sono diminuite. Rispetto allo scorso anno siamo passati da 7 miliardi e 800 milioni di euro a 7 miliardi e 100 milioni di euro. Cioè dall'1,7 % sul bilancio all'1,5-1,6 %. E il dato è tanto più inquietante se consideriamo che già quest'anno capitoli di spesa significativi, vitali, hanno fruito di accreditamenti solo nel primo e non nel secondo semestre dell'anno.
Le stesse ispezioni ministeriali sono state sospese negli ultimi cinque mesi dell'anno non essendo il Ministero in condizione di sostenere le spese di viaggio e soggiorno degli ispettori…
   Lo sviluppo tecnologico viene perseguito -stante l'intermittenza dell'afflusso delle risorse- in maniera incoerente. Progetti ambiziosi e di grande respiro quali il processo telematico rischiano di arenarsi nelle ristrettezze contabili imposte da una cultura politica che intende la spesa pubblica come spreco…
   Noi sosteniamo invece che una spesa pubblica attenta, rigorosa, orientata alla qualità, non soltanto sia imprescindibile per assicurare servizi ai cittadini ma concorra alla crescita e allo sviluppo. Non siamo però d'accordo con quanti, all'interno della magistratura, sostengono (e praticano) un completo disinteresse per i costi assumendo l'esercizio della giurisdizione come variabile indipendente e superiore all'interno del sistema, giungendo a considerare ogni richiamo alle compatibilità economiche come una lesione dell'autonomia giurisdizionale. Noi sosteniamo invece che per supremo che sia un diritto (dalla salute, all'istruzione) i servizi che lo assicurano debbano fare i conti con il dovere di una gestione consapevole che le risorse occorrono ma che non possono neppure essere illimitate. E che quindi non può essere inibito ragionare anche sul fatto sul fatto che le 100mila intercettazioni telefoniche disposte nel 2004 (rispetto alle 32mila del 2001) comportano ormai un costo pari ormai ad un terzo delle intere spese di giustizia…
   Sul versante dell'organizzazione registriamo poi che mentre viene declamata la promozione di un decentramento amministrativo, di fatto, viene praticata una gestione centralista, inibendo addirittura agli uffici di istituire Uffici Relazioni con il Pubblico fino ad un formale via libera ministeriale, atteso vanamente da anni.
   Dopo la coraggiosa riforma strutturale, istitutiva del Giudice unico di primo grado che ha portato da 2300 a 1500 gli Uffici giudiziari, realizzando significative economie di scala, ogni velleità di revisione delle circoscrizioni giudiziarie si infrange sullo scoglio di campanilismi e particolarismi paralizzanti.
   Insomma si ha l'impressione che manchi un vero progetto di sviluppo organizzativo.
   Noi dirigenti giudiziari riteniamo invece che vada ripreso, pazientemente, tenacemente, uno sforzo riformatore che ricollochi con forza al centro dell'attenzione i cittadini. Il diritto dei cittadini ad una giustizia efficiente ed efficace.
   Occorre un patto tra i produttori e i fruitori della giurisdizione che liberi la discussione sulla giustizia dalle secche in cui è stata relegata.
   A questo sforzo noi dirigenti giudiziari intendiamo concorrere.



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24 gennaio 2012:

DIFFICOLTA’ TECNICHE E TEMPI RISTRETTI PER L’INSERIMENTO DELLE SCHEDE OBIETTIVI 2012:

L’ASSOCIAZIONE SCRIVE AL PRESIDENTE GIORGIANNI

 

 

 

 

12 gennaio 2012:

CONVEGNO A NAPOLI SULL'UFFICIO PER IL PROCESSO

 

 

 

 

 

23 dicembre 2011:

E’ stato pubblicato sul sito del Ministero il posto di DG del personale resosi vacante il 28 novembre 2011 con l’assegnazione ad altro incarico del Dr. Piscitello

 

 

 

 

19 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI:L’ASSOCIAZIONE CHIEDE LA PUBBLICAZIONE DEI NOMINATIVI DEGLI AMMESSI SUL SITO DEL MINISTERO

17 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI: SONO PASSATI 4 ANNI, MA QUASI CI SIAMO !

 

 

27 novembre 2011

CONSULENZA DELL'ASSOCIAZIONE AI CANDIDATI AL CONCORSO A 40 POSTI DI DIRIGENTE

 

 

 


L'Associazione Dirigenti Giustizia è un'associazione professionale tra i dirigenti amministrativi dell'amministrazione giudiziaria che, negli ultimi anni, si è posta come obiettivo, tra gli altri, il miglioramento della qualità e dell'efficienza del servizio giustizia.