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INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2001 NEL DISTRETTO DI VENEZIA

Venezia – 13 gennaio 2001

Intervento di Gabriele Guarda, presidente dell’Associazione culturale “Nuova giustizia”.

Dal 4 dicembre scorso ho assunto l’incarico di dirigente della cancelleria del Tribunale di Padova, e quindi sono particolarmente lieto di prendere la parola oggi in occasione di questa manifestazione.

L'Associazione culturale Nuova Giustizia, che qui rappresento, raccoglie il personale amministrativo del Ministero della Giustizia e partecipa alle attività dell’Unione Europea dei funzionari giudiziari, Organizzazione non Governativa presso il Consiglio d’Europa.  Da qualche tempo lavoriamo in stretta collaborazione con l'Associazione Nazionale Dirigenti del Ministero della Giustizia e abbiamo promosso incontri anche con l'Associazione Nazionale Magistrati e i gruppi che la compongono, per individuare alcuni obiettivi comuni; in buona sostanza per la realizzazione di un sistema giudiziario efficiente, efficace, capace di erogare servizi di qualità al cittadino e di dare risposta tempestiva alla domanda di giustizia.

In particolare oggi vorremmo iniziare il terzo millennio con una inversione di tendenza; smettendola cioè, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario di esporre, come sempre, tutte le cose che non vanno. Noi dirigenti e funzionari amministrativi della giustizia vogliamo dare quest’anno una lettura propositiva della realtà giudiziaria; consapevoli delle esigenze di rinnovamento e di miglioramento del servizio, e fiduciosi nelle nostre capacità, vogliamo proporci di costruire, nell’ambito di questa Amministrazione, un modello, inteso come insieme di competenze e attribuzioni, di dirigente, caratterizzato da alta professionalità e orientato appunto all'innovazione e al servizio.

I dirigenti e il personale amministrativo giudiziario avvertono la necessità di superare la logica burocratica, in direzione di una visione globale, che tenga conto di tutte le variabili organizzative e delle loro reciproche relazioni e che sia caratterizzata dalla programmazione e dalla finalizzazione ad obiettivi specifici. La consapevolezza dell'insufficienza degli strumenti a nostra disposizione non deve essere più un alibi dietro il quale nasconderci per giustificare la generale inadeguatezza del servizio che rendiamo; in nessuna organizzazione le risorse disponibili sono perfettamente commisurate alle necessità.

Quindi: invece di “piangere” sulle carenze dell’organico, dobbiamo pensare a come utilizzare meglio il personale di cui disponiamo; invece di vedere la magistratura come una controparte estranea al nostro mondo burocratico, dobbiamo trovare con i magistrati un modo di lavorare che ci consenta di raggiungere meglio l’obiettivo comune di “rendere giustizia”; invece di porre le nostre regole procedurali come un muro che ci separa dagli avvocati e dall’utenza, dobbiamo realizzare “sportelli multifunzionali” in grado di dare risposte concrete e immediate a chi si rivolge al “servizio giustizia”.

Ma non possiamo pensare di poter realizzare queste inversioni culturali da soli; insieme a voi, magistrati e avvocati, dovremo sederci a un tavolo di lavoro comune, considerando che i processi non sono entità astratte e filosofiche. I processi sono: fascicoli, notifiche, provvedimenti, esecuzioni. Il recente caso delle scarcerazioni per l’incompletezza dell’ordinanza di custodia cautelare dimostra che l’attenzione ai problemi pratici è troppo scarsa; pensiamo ai costi sociali che comporta un evento del genere!! 

In ambito giudiziario quindi non è ulteriormente rinviabile l’adeguamento dell'azione amministrativa alle esigenze di costruzione di un sistema di servizi più efficace ed efficiente con la conseguente responsabilizzazione dei vertici amministrativi.

Rispetto al ruolo da assegnare alla dirigenza amministrativa, appare particolarmente efficace l’azione delle associazioni professionali e culturali dei dirigenti intesa a ricercare un dialogo e a costruire proposte, a creare luoghi comuni per la crescita professionale e il rafforzamento del ruolo (progetti operativi e formazione congiunta dirigenti + capi degli uffici), per lo sviluppo di quella cultura organizzativa alla quale si faceva riferimento, piuttosto che ad assumere atteggiamenti di rivendicazione o di contrapposizione. Il nostro punto di vista è che, nel frattempo, tutti debbano lavorare in tale ottica, senza aspettare che arrivi dall’alto o dall’esterno una soluzione miracolosa (normativa, regolamentare, organizzativa ?).

Un atteggiamento di attesa non è produttivo. E’ necessario che i dirigenti siano attivi e propositivi e facciano circolare le informazioni sulle iniziative più innovative. Ognuno nell’ambito delle proprie competenze professionali (i ministeriali, coloro che dirigono uffici giudiziari, gli informatici, i formatori, etc.) può farsi parte attiva, lanciare iniziative, proporre progetti, coinvolgere il personale su obiettivi specifici; si uscirà così da una situazione di stallo che non soddisfa gli operatori, né i vertici, ma soprattutto i cittadini che attendono la soluzione dei propri problemi giudiziari.

Nel contempo, attendiamo al più presto un contributo da parte dei vertici ministeriali e dell’organo di autogoverno della magistratura, sia sulla questione della ripartizione delle competenze tra capo dell’ufficio e dirigente amministrativo sia sulle richieste di formazione congiunta, ma anche su sperimentazioni nuove, che possono consistere, ad esempio, nell'attivazione di processi di confronto delle migliori pratiche (benchmarking), per fare emergere le situazioni di eccellenza, mettendo a confronto le singole prassi operative sul territorio e favorendo una sorta di positiva competitività interna al mondo giudiziario.

 

Chiudo questo intervento con un saluto a tutto il personale amministrativo del Distretto, ma soprattutto ai colleghi che, come me, hanno assunto da poco il loro incarico in uffici giudiziari del Distretto: i colleghi Candido alla procura di Venezia, Arancio alla procura di Rovigo, Messana al Tribunale di Vicenza e Ferrareis al Tribunale di Treviso. Con loro e con quanti erano già sul territorio, e in particolare con Salvatore Sciuto, dirigente della Corte d’appello, e Mimmo Mazzeo, dirigente della Procura generale, sono certo di poter varare per quest’anno 2001, per rispondere in modo concreto alle istanze di miglioramento qui esposte dai rappresentanti della magistratura e dell’avvocatura, un progetto qualità dell’Amministrazione giudiziaria nel Distretto di Venezia.

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24 gennaio 2012:

DIFFICOLTA’ TECNICHE E TEMPI RISTRETTI PER L’INSERIMENTO DELLE SCHEDE OBIETTIVI 2012:

L’ASSOCIAZIONE SCRIVE AL PRESIDENTE GIORGIANNI

 

 

 

 

12 gennaio 2012:

CONVEGNO A NAPOLI SULL'UFFICIO PER IL PROCESSO

 

 

 

 

 

23 dicembre 2011:

E’ stato pubblicato sul sito del Ministero il posto di DG del personale resosi vacante il 28 novembre 2011 con l’assegnazione ad altro incarico del Dr. Piscitello

 

 

 

 

19 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI:L’ASSOCIAZIONE CHIEDE LA PUBBLICAZIONE DEI NOMINATIVI DEGLI AMMESSI SUL SITO DEL MINISTERO

17 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI: SONO PASSATI 4 ANNI, MA QUASI CI SIAMO !

 

 

27 novembre 2011

CONSULENZA DELL'ASSOCIAZIONE AI CANDIDATI AL CONCORSO A 40 POSTI DI DIRIGENTE

 

 

 


L'Associazione Dirigenti Giustizia è un'associazione professionale tra i dirigenti amministrativi dell'amministrazione giudiziaria che, negli ultimi anni, si è posta come obiettivo, tra gli altri, il miglioramento della qualità e dell'efficienza del servizio giustizia.