DOCUMENTO PER L'INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO 2004
I dirigenti associati ritengono che il problema
dell'organizzazione giudiziaria debba essere affrontato in ottica europea e con una
visione finalmente sistemica.
L'inefficienza del nostro sistema è ancora più evidente nel confronto con altri Paesi,
nei quali la risposta giudiziaria appare soddisfacente ai cittadini ed agli operatori, per
tempi e qualità dei servizi.
È opportuno, pertanto, studiare i modelli organizzativi di tali
Paesi e progettare nuovi assetti organizzativi, specialmente per la giustizia civile.
Nella presente fase, si avverte nel decisore politico la mancanza
di una visione coerente e orientata al miglioramento della situazione attuale, che sola
permetterebbe di individuare:
- un nuovo disegno organizzativo dei servizi, in rapporto alla
progressiva informatizzazione degli stessi;
- figure professionali adeguate, rispetto ai bisogni attuali;
- modalità serie di riqualificazione del personale, che consentano di
rispondere a tali bisogni, gratificando il personale che possieda requisiti culturali e
professionali meritevoli di riconoscimento.
In tal modo, si darebbe una risposta anche alla magistratura,
l'"utente interno", che pure lamenta di non avere adeguato sostegno.
Esiste un modello europeo di "funzionario giudiziario" (il
Greffier o Rechtspfleger), riconosciuto dal Consiglio d'Europa, quale possibile strumento,
se introdotto negli ordinamenti, di deflazione del carico giurisdizionale, in piena
armonia con la raccomandazione (R)86/12, che suggerisce agli Stati aderenti di ricercare
misure per contenere le procedure da assegnare ai magistrati.
Ad avviso dei dirigenti associati, la risposta italiana deve
essere originale e modulata sulle regole dell'ordinamento, ma in una prospettiva evoluta.
Occorre puntare verso la istituzione di un duplice binario di professionalità da
sviluppare (indicato dallo Statuto Europeo del Greffier):
1. un nuovo tipo di funzionario al quale attribuire funzioni
paragiurisdizionali, nella misura e con le competenze che dovrebbero essere definite in
accordo con tutte le componenti del sistema giustizia (Ministero, Magistratura,
Avvocatura, rappresentanze del personale amministrativo, inclusa la dirigenza), nonché
con la consulenza del mondo accademico; a tale figura potrebbero essere affidati compiti
nel campo delle ingiunzioni di pagamento (sul modello del Manbescheid dei Paesi di lingua
tedesca), della volontaria giurisdizione, dell'esecuzione penale e civile, comunque, in
ambiti dai quali sia escluso il contenzioso;
2. il dirigente dell'area organizzativa degli uffici (il court manager
dei Paesi europei), con competenze e responsabilità gestionali distinte da quelle del
magistrato dirigente dell'Ufficio giudiziario.
In tale quadro, le cancellerie dovrebbero evolvere verso l'ufficio per il processo, cioè
verso la creazione di un gruppo di lavoro nel quale siano presenti le nuove
professionalità riconosciute necessarie, ponendole in grado, con adeguata formazione, di
lavorare in squadra per:
- gestire le interazioni con le parti e con il pubblico;
- organizzare le udienze (sul modello del case manager anglosassone);
- preparare la documentazione, anche dottrinale e teorica, per la
decisione;
- trattare informaticamente i dati;
- negli uffici di medie dimensioni, disporre di figure capaci di
interdisciplinarietà in tali aree.
Quanto alla direzione degli Uffici, anche nell'attuale assetto
normativo, i dirigenti amministrativi ritengono indispensabile che il capo dell'ufficio
agisca in ottica cooperativa con le altre figure professionali, inclusa l'area
amministrativa, che deve garantire corretta implementazione ed estrazione dei dati
gestionali dell'ufficio, necessari per la formazione delle tabelle, come per l'adozione di
scelte che incidano sull'organizzazione delle sezioni (in attuazione dell'art. 47 quater
ord. giud.).
Restano sul campo le varie questioni ancora irrisolte e che anche i
dirigenti amministrativi vorrebbero vedere affrontate, tra queste, a livello
macro-organizzativo, la revisione delle circoscrizioni, come misura per recuperare e
reimpiegare risorse.
Deve essere individuato un punto di equilibrio tra costi delle
strutture ed esigenza di visibilità delle strutture giudiziarie - cioè necessità di
garantire l'agevole accesso alla giustizia da parte dei cittadini e la presenza dello
Stato in aree socio-economiche difficili -.
Occorre verificare i costi di esercizio delle strutture troppo esigue,
in rapporto a quanto producano, ed avere il coraggio di eliminare gli Uffici che vivono
più del lavoro di "automantenimento" - ufficio del personale, economato,
dirigenza, segreteria - che di servizio giudiziario per il pubblico - lavoro delle
cancellerie per il processo, certificazioni, etc. -.
Si richiama, altresì, la questione della circolazione delle
"buone pratiche".
Vi sono, già oggi, situazioni di buon funzionamento dei servizi giudiziari, in alcune
aree territoriali o in singole strutture, delle quali vi è scarsa conoscenza, perchè non
esistono luoghi e soggetti preposti alla raccolta e diffusione di tali informazioni.
Qualcosa si apprende nei pochi momenti formativi, o nei convegni, ma si tratta di scambi
informali e sporadici.
Infine, ancora irrisolta, la questione della valutazione dei dirigenti:
in una visione sistemica, integrata, dell'organizzazione, quale quella auspicata dai
dirigenti associati, la valutazione costituirebbe un naturale momento di evidenza dei
risultati conseguiti, visti in relazione alle risorse disponibili nella singola struttura
giudiziaria, nonché in rapporto al carico a questa assegnata.
Soltanto a fronte di una attribuzione di competenze definite e autonome è ragionevole che
i dirigenti siano chiamati a rispondere, anche in modo rigoroso, ove fosse necessario, del
proprio operato.
Attualmente, i dirigenti amministrativi riescono ad esercitare una
propria attività direzionale in limitate ipotesi, nelle quali singoli dirigenti
magistrati delegano ampie sfere di gestione.
E' evidente quale recupero di risorse si realizzerebbe, incidendo anche
su tale aspetto con un riparto adeguato di attribuzioni, che tenga conto delle nuove
professionalità che i dirigenti amministrativi si sono appropriate in questi anni e che
permetta di liberare nuove e diverse energie sul piano della giurisdizione.
Nella totale assenza di interventi che si pongano nell'ottica di
risolvere almeno una delle questioni sopra descritte, è superfluo sottolineare come i
dirigenti amministrativi continuino ad impegnarsi e cerchino di svolgere un proprio
incisivo ruolo per il miglioramento dei servizi, avendo ben chiaro che ciò sia
indispensabile per rispondere ai fruitori finali, i cittadini, i quali meritano di trovare
al più presto un servizio giustizia tempestivo ed efficace, in linea con i migliori
standard europei.
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