| Gennaio 2002
Il nostro
impegno associativo è stato sempre rivolto a contribuire al superamento dei problemi che
affliggono il sistema giudiziario italiano, in un dialogo costante con tutte le componenti
ugualmente impegnate su tale fronte, vertici dellAmministrazione, Magistratura,
Avvocatura, nonché con le forze sociali politiche culturali e sindacali interessate ad un
servizio giustizia efficiente .
Questanno
è stato particolarmente significativo per le nostre Associazioni: le nostre delegazioni
sono state elette alla presidenza europea dellUnione Europea Dei Funzionari
Giudiziari (E.U.R. - Europäische Union Der Rechtspfleger) per il prossimo triennio. In un
periodo molto critico per la pace, il dialogo e la fratellanza tra i popoli, alle nostre
Associazioni viene riconosciuto un ruolo prestigioso, in una associazione internazionale
con statuto consultivo presso il Consiglio dEuropa, alla quale partecipano, a vario
titolo, delegazioni di quasi tutti i paesi europei e di alcuni extraeuropei (tra gli
altri, Giappone, Marocco, Tunisia).
Tutti i giorni,
nei nostri uffici, ci confrontiamo con
Magistrati, Personale Amministrativo, Avvocati, Cittadini e riscontriamo che,
atteggiandosi laicamente sul piano, degli obiettivi, delle cose da fare,
lintesa è possibile e, talvolta, perfino agevole.
Nellultimo anno abbiamo lavorato, in
particolare, ad un progetto di qualità per lamministrazione della giustizia,
che è stato anche oggetto del convegno annuale dellAssociazione nello scorso giugno
e che abbiamo presentato al Ministero, consapevoli della priorità che il tema della
qualità dei servizi debba assumere anche nel mondo giudiziario.
Porsi il problema della qualità significa
verificare i risultati che lAmministrazione è in grado di raggiungere, misurando il
grado di soddisfazione dei destinatari della sua azione.
E dunque una prospettiva che
concepisce lattività dellufficio in funzione del perseguimento di obiettivi
concreti e misurabili, secondo le linee di una progettualità forte e condivisa.
Su questi concetti abbiamo avuto lattenzione
di tanti e, sicuramente, una riflessione in tal senso può rivelarsi uno spazio utile di
confronto fra le varie componenti del contesto giudiziario, a condizione che in questa
prospettiva si impegnino, con serietà, risorse ed energie.
A tal riguardo, devono segnalarsi
positivamente i corsi sulle tecniche manageriali per il miglioramento della qualità dei
servizi giudiziari che, su iniziativa del Ministero della giustizia, nellautunno
2000, hanno coinvolto i dirigenti di nuova nomina in uno sforzo che è stato non solo
formativo ma anche di proposta per la contestualizzazione, nellambito giudiziario,
di tecniche di intervento di tipo manageriale.
I dirigenti
amministrativi in servizio presso gli uffici giudiziari sono collocati nel Ruolo Unico
della Dirigenza Pubblica e, pertanto,
legittimati ad aspirare ad incarichi professionali anche presso altre pubbliche
amministrazioni. Essere nellAmministrazione Giudiziaria, oggi, è per i dirigenti amministrativi una delle
possibili opzioni, una scelta.
Lanno giudiziario che si inaugura
oggi ha per noi, inoltre, un significato particolare: dal 2002, infatti, il Ministero
della Giustizia avvierà la
sperimentazione di una metodologia di valutazione dei dirigenti amministrativi, compresi
quelli del Dipartimento dellAmministrazione Penitenziaria.
Liniziativa viene presentata come una
leva per il cambiamento, uno strumento teso a sviluppare le risorse umane, migliorare la
qualità del servizio e rafforzare le capacità manageriali.
Ma è questa una leva mancante
di un punto di appoggio solido essendo priva di una definizione certa e riconosciuta degli
strumenti operativi nella titolarità dei dirigenti delle cancellerie e segreterie
giudiziarie.
Su tale problematica, dopo anni di
incomprensioni, si era giunti in sede ministeriale alla formalizzazione di un preciso
documento, laccordo La Greca, frutto di un confronto serrato tra
amministrazione centrale, associazione magistrati e rappresentanze sindacali della
dirigenza.
La
definizione di tale problema fu inserita in un disegno di legge (3215S), il cui iter
parlamentare, nella scorsa legislatura, non si è concluso con lapprovazione da parte di entrambe le Camere.
Riteniamo
che le funzioni di gestione degli Uffici giudiziari tra Magistrato capo dell'ufficio e
dirigente amministrativo possano essere disciplinate anche con un semplice atto
amministrativo: infatti, l'accordo citato
nulla innova sulla titolarità complessiva dell'Ufficio giudiziario quale sede di
esercizio dellattività giurisdizionale, mentre nessuna legge in vigore riserva al
magistrato particolari competenze amministrative gestionali.
Proprio per la mancata esplicitazione delle
diverse competenze tra dirigente amministrativo e magistrato capo dellufficio, limplementazione
del procedimento di valutazione dirigenziale pone dei ragionevoli dubbi.
Se titolarità di potere di gestione, da
una parte, e responsabilità per i risultati raggiunti, dallaltra, sono elementi
necessariamente correlati, in modo evidente, il cerchio della responsabilità
dirigenziale rischia di non chiudersi.
Cogliamo, comunque, in questa vicenda un
elemento importante: lattenzione verso le persone ed i loro doverosi e auspicabili
margini di miglioramento.
Alla produzione del servizio giustizia, partecipano risorse umane di
grande professionalità, che in numerose occasioni, pensiamo da ultimo allattuazione
della riforma del Giudice Unico, hanno dato ottima prova di competenza, di
impegno, di senso di responsabilità.
Intendiamo riferirci a Magistrati,
Personale Amministrativo, Avvocati, Organi di Polizia Giudiziaria. Pensiamo soprattutto
alle nuove professionalità, quali gli informatici, gli specialisti di organizzazione, che
potranno determinare un miglioramento dellefficienza dellamministrazione
giudiziaria al servizio del cittadino utente, solo se saranno messi in condizione di
esprimere le loro capacità.
A
tale proposito, riteniamo che la dirigenza amministrativa, orientata al risultato e
costantemente aggiornatasi sulle più moderne tecniche manageriali, possa dare un
contributo rilevantissimo, per senso di responsabilità, capacità di effettuare scelte
organizzative efficaci e competenza nella gestione delle risorse umane. |