| Gennaio 2001
L'Associazione Nazionale dei Dirigenti del Ministero della Giustizia è
un'associazione professionale che mira alla costruzione di un modello,
inteso come insieme di competenze e attribuzioni, di dirigente giudiziario caratterizzato
da alta professionalità e orientato all'innovazione e al servizio. Coopera con
l'Associazione Nuova Giustizia, altra associazione del personale amministrativo e, da un
certo tempo a questa parte, anche con l'Associazione Nazionale Magistrati ed i suoi
gruppi, per il raggiungimento di obiettivi comuni, in buona sostanza per la realizzazione
di un sistema giudiziario efficiente, efficace, capace di erogare servizi di qualità al
cittadino e di dare risposta tempestiva alla domanda di giustizia.
Anche quest'anno, in occasione dell'inaugurazione dell'anno
giudiziario, noi dirigenti e funzionari amministrativi della giustizia vorremmo dare una
lettura propositiva della realtà giudiziaria e delle esigenze di rinnovamento e di
miglioramento del servizio giustizia.
Gli operatori e in particolare la dirigenza pubblica sono al centro
della generalizzata protesta contro la scarsa qualità dei servizi al cittadino. Esiste
una forte pressione dei media, che interpretano una reale esigenza degli utenti di
non essere più trattati come sudditi e di trovare risposte adeguate alla propria
domanda di servizi di qualità. Quanto al mondo giudiziario, tutti lamentano il disagio
dei tempi inaccettabilmente lunghi dei processi, tempi che provocano frequenti condanne
nei confronti dello Stato italiano da parte della Corte di Giustizia europea.
Le riforme procedurali che da cinquant'anni a questa parte si sono
susseguite incessantemente non sono riuscite a rendere più efficiente la macchina della
giustizia italiana. Anzi, forse, i problemi si sono sempre più aggravati, perché il
sistema non è stato in grado di adeguarsi alle crescenti esigenze di una società in
continua evoluzione.
Molti dirigenti amministrativi avvertono la necessità di superare la
logica burocratica, in direzione di una visione sistemica, che tenga conto di tutte le
variabili organizzative e delle loro reciproche relazioni e che sia caratterizzata dalla
programmazione e dalla finalizzazione ad obiettivi specifici. D'altro canto, è avvertita
dalla dirigenza amministrativa la consapevolezza dell'insufficienza degli strumenti a
propria disposizione per poter esplicare un ruolo efficace in direzione del cambiamento.
In ambito giudiziario non è, pertanto, rinviabile ulteriormente
ladeguamento dell'azione amministrativa alle esigenze di costruzione di un sistema
di servizi più efficace ed efficiente e la conseguente responsabilizzazione dei vertici
amministrativi.
L'attribuzione di un ruolo effettivo alla dirigenza amministrativa è
resa oggi indispensabile, tra l'altro, dalla prossima attivazione della commissione di
valutazione dei dirigenti, istituita con decreto ministeriale n. 279/98: in
particolare, i dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari risponderanno di una
gestione sulla quale, allo stato, spesso non avranno giocato alcun ruolo. Ciò vale
quantomeno in tutte le situazioni nelle quali non si è potuta realizzare alcuna
ripartizione di competenze né sinergia efficace tra il Capo dell'Ufficio e il dirigente
amministrativo.
Ma allora perché non formalizzare un'organizzazione nella quale i
dirigenti (magistrati e amministrativi) siano scelti per le loro capacità, siano
responsabilizzati con incarichi precisi e dotati di idonei strumenti, siano infine
valutati per ciò che hanno fatto? Solo in questo modo qualunque pubblica amministrazione
può pensare di migliorare il proprio servizio al cittadino. Non bastano le riforme
procedurali, non basta l'innovazione tecnologica, per la quale la nostra amministrazione
ha speso e spende moltissimo, per far funzionare meglio le cose. E' necessario che si
individuino chiaramente i compiti e le responsabilità di ciascuno, che si eliminino le
rivalità e le interferenze tra i ruoli, che ciascuno abbia attribuzioni chiare e
definite.
L'Amministrazione deve adeguarsi ai principi di riordino della
pubblica amministrazione, al decreto legislativo 300/99, a tutte le richieste di
miglioramento e di efficienza che vengono dai cittadini, dalle imprese, dalla comunità
internazionale. Lo strumento più immediato è proprio l'attivazione dei meccanismi di
responsabilizzazione della dirigenza amministrativa verso il raggiungimento di specifici
risultati.
Al medesimo approdo, tra l'altro, conducono la riforma del Ministero,
quella sul decentramento e il nuovo sistema dei controlli interni, previsto dal
decreto 286/99 sul riordino degli strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi,
rendimenti e risultati dellattività svolta dalle Amministrazioni pubbliche.
Rispetto al ruolo da assegnare alla dirigenza amministrativa, appare
maggiormente efficace unazione delle associazioni professionali e culturali dei
dirigenti intesa a ricercare un dialogo e a costruire proposte, a creare luoghi comuni
per la crescita professionale e il rafforzamento del ruolo (progetti operativi e formazione
congiunta dirigenti + capi degli uffici), per lo sviluppo di quella cultura
organizzativa alla quale si faceva riferimento, piuttosto che ad assumere atteggiamenti di
rivendicazione o di contrapposizione. Il nostro punto di vista è che, nel frattempo,
tutti debbano lavorare in tale ottica, senza aspettare che arrivi dallalto o
dallesterno una soluzione miracolosa (normativa, regolamentare, organizzativa ?).
Un atteggiamento attendista non è produttivo. E necessario che i
dirigenti siano attivi e propositivi e facciano circolare le informazioni sulle iniziative
più innovative. Ognuno nellambito delle proprie competenze professionali (i
ministeriali, coloro che dirigono uffici giudiziari, gli informatici, i formatori, etc.)
può farsi parte attiva, lanciare iniziative, proporre progetti, coinvolgere il personale
su obiettivi specifici; si uscirà così da una situazione di stallo che non soddisfa gli
operatori, né i vertici, ma soprattutto i cittadini che attendono la soluzione dei propri
problemi giudiziari.
Nel contempo, attendiamo al più presto un contributo da parte dei
vertici ministeriali e dell'organo di autogoverno della magistratura, sia sulla questione
del riparto delle competenze tra capo dell'ufficio e dirigente amministrativo sia sulle
richieste di formazione congiunta, ma anche su sperimentazioni nuove, che possono
consistere, ad esempio, nell'attivazione di processi di confronto delle migliori
pratiche (benchmarking), per fare emergere le situazioni di eccellenza,
mettendo a confronto le singole prassi operative sul territorio e favorendo una sorta di
positiva competitività interna al mondo giudiziario.
L'alternativa è il rischio di vedere disperso un bagaglio di
conoscenze e di valori, con progressive uscite dei dirigenti amministrativi
dall'amministrazione della giustizia, verso posizioni di maggiore responsabilità in altre
Amministrazioni, individuate attraverso il c.d. ruolo unico dei dirigenti pubblici,
gestito dal Dicastero della Funzione Pubblica.
In generale, i dirigenti amministrativi sono animati da spirito di
collaborazione, per essere al fianco della magistratura nella realizzazione del comune
obiettivo di rendere effettiva la tutela dei diritti e concreta l'affermazione del
principio di legalità e per fare in modo che il nostro sistema giudiziario non sia
evocato soltanto quale modello negativo per i ritardi nelle pronunce giurisdizionali. |