Documento dell'Associazione Dirigentigiustizia
in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2006
Noi dirigenti dello
Stato, in servizio presso lorganizzazione giudiziaria, riteniamo intanto doveroso
non sottacere che le defezioni clamorose per ampiezza e rilievo dei protagonisti-
che linaugurazione dellanno giudiziario 2006 ha registrato, se per un verso
meritano rispetto e sforzo di analisi , dallaltro pregiudicano ampiamente il
carattere di aperta e utile palestra di confronto sui temi dellesercizio della
giurisdizione che, negli anni, questa cerimonia è venuta assumendo.
Noi dirigenti pubblici abbiamo deciso di essere presenti nella
convinzione che questa delicata stagione della vita del Paese, prima ancora che
dellorganizzazione giudiziaria, richieda di non lasciar cadere alcuna occasione di
conoscenza e confronto sui temi dellesercizio della giurisdizione.
Il rischio che avvertiamo è che la contesa da anni in atto intorno a
questi temi abbia finito progressivamente per relegare sullo sfondo proprio quello che
avrebbe dovuto esserne il protagonista: il cittadino, ed il suo diritto a vedersi
garantito un soddisfacente servizio-giustizia. Cioè un efficace controllo di legalità e
la composizione, in tempi ragionevoli, delle controversie.
Il nostro allarme circa landamento del servizio giustizia è
grande proprio perché siamo consapevoli che in gioco ci sia uno dei fattori in grado di
assicurare le basi della convivenza tra i cittadini e di assecondare e promuovere lo
sviluppo.
In un Paese ancora sottoposto al pesante attacco della criminalità
organizzata e di terrorismi di varia radice, vistosamente esposto a larghi rischi di
corruzione e malversazione nel circuito amministrazione-politica-finanza, caratterizzato
da una elevatissima litigiosità civile, davvero non si può fare a meno di
unorganizzazione giudiziaria efficiente ed anche di un robusto consenso civile
intorno allesercizio della giurisdizione.
Eppure i segnali che rileviamo non sono confortanti.
La nostra appare unorganizzazione in affanno, in cui gli stessi
interventi riformatori intrapresi non sortiscono effetti apprezzabili per
lincoerenza del disegno normativo e delle linee di sviluppo organizzativo. Anzi, il
sovrapporsi di spinte normative contraddittorie neutralizza e contraddice gli stessi
principi ispiratori degli interventi intrapresi.
Si pensi a titolo di esempio - alla contesa che ha accompagnato
lapprovazione della legge nota come ex Cirielli. Senza varcare il segno politico
della disputa, rileviamo che il solo, altalenante, effetto-annuncio dellintervento
sui termini di prescrizione ha determinato un aumento di ricorsi in appello proprio nelle
aree del Paese dove tradizionalmente la percentuale di impugnazioni era più contenuta :
Torino, Trieste, Firenze ecc.
Le stesse risorse assicurate a sostegno dellorganizzazione
giudiziaria, pur complessivamente incrementatesi di circa il 50% in un decennio,
risultano, in assenza di una strategica gestione degli obiettivi, assolutamente
insoddisfacenti a consentire il funzionamento degli Uffici giudiziari.
Paradigmatico è, a riguardo, il tema delle risorse per i servizi
informatizzati. A fronte di programmi di sviluppo tecnologico-organizzativo strutturali ed
ambiziosi (vedi, tra tutti, il progetto di processo civile telematico), si registra una
contrazione delle disponibilità che rischia di vanificare anni di rinnovamento
tecnologico ed organizzativo.
In un bilancio come quello della giustizia, improntato ad una forte
rigidità (95% dei costi per stipendi e gestione e solo il 5% per investimenti), anche una
ridottissima quota di risorse in meno può determinare la paralisi. E, infatti, è di
questi giorni la notizia che i servizi informatici nel loro complesso, subiranno tagli del
42% quanto alle spese correnti e del 30% sugli investimenti. E ciò significherà, in
ricaduta, il venir meno dellassistenza sistemistica ed il sostanziale abbandono del
rinnovamento e delle manutenzioni sullhard-ware.
Insomma si paventa uno scenario estremamente allarmante, che rischia di
vanificare limpegno profuso e gli stessi risultati conseguiti nellultimo
decennio.
In controtendenza, registriamo invece una propensione nuova al dialogo
tra i protagonisti della vicenda giurisdizionale. Quasi un bisogno di riannodare le fila
di una collaborazione direttamente sul campo delle concrete necessità di funzionamento
del sistema. In questa chiave leggiamo positivamente il convincimento, ormai affermatosi,
che il riconoscimento del ruolo della dirigenza amministrativa non muove dal bisogno di
appagare le aspirazioni di un ceto professionale ma corrisponde alle necessità di governo
degli uffici giudiziari. Ai bisogni di unorganizzazione giudiziaria che mai come ora
richiede un grande sforzo di governo. Una forte, concreta, strategica, azione
riformatrice.
A questimpegno noi dirigenti amministrativi non intendiamo
assolutamente sottrarci.
26 gennaio 2006
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