| ASSEMBLEA DELLASSOCIAZIONE di VICO EQUENSE DEL 23
GIUGNO 2000
RELAZIONE DEL PRESIDENTE MASSIMO ORZELLA
Buona sera a tutti gli amici
siamo a Vico Equense oggi per la quarta assemblea della nostra Associazione.
Ringrazio tutti coloro che sono qui perchè la loro presenza sta a dimostrare che lo
spirito del 1997 è ancora forte e vivo.
Quando con i colleghi che frequentavano il corso di management a Milano
ed a Caserta ,si decise di dar vita ad una associazione professionale e culturale il cui
fondamentale fine statutario fosse proprio quello di promuovere attività culturali,
sociali e di carattere professionale dei dirigenti amm.vi del ministero della giustizia
nonché di attuare iniziative di coordinamento volte ad accrescerne il ruolo professionale
nellambito della P.A. eravamo un gruppo di pochi entusiasti.
Oggi possiamo dire che tra i colleghi lAssociazione ha avuto un
discreto successo e ulteriore incremento si è avuto con gli associati di Nuova Giustizia.
Lassociazione oggi è viva e vitale perché moltissimi colleghi
si rendono sempre più disponibili a mettersi in discussione, disponibili al confronto,
disponibili alla critica costruttiva a far circolare idee, a fare proposte innovative ,il
tutto nellottica prioritaria del miglioramento della organizzazione degli uffici e
quindi dellefficienza dellamministrazione giudiziaria.
Tutti sanno quanto la nostra amministrazione abbia bisogno, forse più
di altre ,di efficienza e la situazione attuale è particolarmente critica perché stiamo
vivendo una fase di riforma particolarmente importante.
E questo il momento delle scelte e delle assunzioni di
responsabilità.
I dirigenti dellamm.ne giudiziaria, perlomeno quelli che
aderiscono allAssociazione ,si sentono pronti ad assumersi le più piene
responsabilità ,alla pari di tutti i loro colleghi della P.A.
E ora di uscire dal limbo in cui ci troviamo da troppo tempo ed
è ora di rivendicare sempre di più la pienezza delle funzioni che svolgiamo di fatto.
Dobbiamo quindi dire con chiarezza che nel Ministero della Giustizia
esiste una categoria di dirigenti che possiede una cultura ed una professionalità tali da
consentire loro la effettiva direzione degli uffici, per quanto riguarda uomini e mezzi,
come statuito dal D.Lgs. 29/93 purtroppo ancora inattuato nella nostra amministrazione.
Ho scoperto con estremo piacere che su questo fronte il nostro D.G.
dott.Ippolito è schierato dalla nostra parte.
Questo almeno si ricava dalla lettura del suo intervento, che molti di
voi spero già conoscano, fatto ad un convegno di M.D. lo scorso 21 maggio.
E' un documento che ci ha inviato per il Convegno organizzato domani e
che personalmente ho apprezzato perché è un documento coraggioso che ,rivolto da un
magistrato ad altri magistrati, dice finalmente tutta la verità sul problema della
dirigenza.
Parlando della dirigenza ammette che il monopolio esercitato fino ad
oggi dai magistrati nel Ministero e negli Uffici non ha dato frutti soddisfacenti.
Espone poi tesi che noi sosteniamo da sempre e conclude con un invito
al cambiamento: se questo non ci sarà non sarà possibile uscire dalla situazione
gravissima di crisi in cui si trova la nostra amministrazione.
Quindi è necessario che anche la magistratura associata prenda
coscienza di questo fatto ed assuma consapevolmente scelte coraggiose cominciando, dico
io, non solo a riconoscere le nostre effettive funzioni ma a diversificare competenze e
poteri del capo ufficio magistrato e del dirigente amministrativo.
Nella primavera scorsa è apparso un articolo sul "SOLE 24 ore a
firma di due studiosi dellUniversità di Torino e dellUniversità della
California" che, criticando la proposta di reclutamento di 1000 nuovi magistrati per
sopperire al fabbisogno ,denuncia invece che nei nostri uffici non manca il personale di
magistratura (costituito da circa 14 mila giudici, compresi i giudici di pace) ma manca
una struttura efficiente ed una organizzazione direttiva.
Proprio questo è il nodo gordiano da sciogliere!!!
Il problema della giustizia non è quindi quello dinserire più
giudici ma quello di utilizzare meglio le risorse esistenti.
Dopo la riforma del giudice unico, occorre prendere coscienza che i
Tribunali sono diventati delle grandi aziende con centinaia di dipendenti e grandi
strutture tecnologiche in cui non esiste una figura istituzionalmente preposta al
funzionamento ed al management.
In effetti tale struttura sidentifica con il magistrato capo
dellufficio giudiziario che deve "inventarsi manager" non avendone né la
specifica preparazione né soprattutto subendo la piena responsabilità dei risultati
della gestione in quanto gerarchicamente dipendente dal C.S.M. e non dal Ministero.
I risultati di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti e non
sono certamente positivi, come ripetuto, per lennesima volta nei discorsi inaugurali
di apertura dellanno giudiziario, discorsi in cui abbiamo voluto dire la nostra
partecipando in moltissimi distretti.
Anche questa è una esperienza positiva proposta dall'Associazione e
credo fermamente che dovremo riuscire a renderla corale in tutti i distretti nel prossimo
anno se riusciremo a coordinarci in tempo.
Il mondo giudiziario ha quindi bisogno di manager e non aggiungo altro
dicendo soltanto che molti
nostri colleghi, dirigono le ASL e, ovviamente, non sono medici ma
esperti di organizzazione.
Perché lo stesso non può avvenire nei Tribunali?
Il manager in Tribunale conclude larticolo del giornale -
provvederebbe alla allocazione delle risorse economiche in modo efficiente, coordinerebbe
le attività del personale ausiliario e libererebbe i magistrati dalla necessità di dover
provvedere personalmente allattività organizzativa e gestionale( che, aggiungo io,
non hanno dimostrato di saper fare).
Proposte operative concrete sulla soluzione di problemi specifici,
questo ci sentiamo di poter offrire e ,dietro queste ,un miglioramento costante del
servizio giustizia.
A questo deve e può contribuire una Associazione come la nostra.
A tal fine abbiamo partecipato prima all'Assemblea di Verona il 10
marzo scorso e poi al Convegno che era stato organizzato dalle nostre Associazioni insieme
alla sezione Veneta di ANM.
Nel convegno crediamo di aver fatto una buona figura con tutta una serie di interventi
degni di pregio da parte di molti iscritti.
Abbiamo rimarcato chele deficienze organizzative attuali sono talmente
tante e talmente gravi che piccoli miglioramenti non solo saranno subito possibili ma
potranno innescare un ciclo virtuoso che porti ad un miglioramento complessivo di tutto il
sistema.
Personalmente ho proposto di operare per progetti.
Altri hanno posto l'accento sulla qualità.
Altri ancora hanno esaminato a fondo problemi specifici ed elaborato
soluzioni.
Abbiamo insomma dimostrato di non essere all'anno zero e che ci sono in
giro idee e proposte valide.
Anche e soprattutto tramite le OO.SS. chiediamo quindi una vera e piena
autonomia funzionale.
Questa, secondo criteri di managerialità, efficienza e
responsabilizzazione ci spetta nellambito di questa Amm.ne giudiziaria e questo deve
contribuire a rendere possibile un profondo ed effettivo cambiamento di tutto
lapparato ed una revisione dei modelli organizzativi degli uffici basata su una
diversa gestione delle risorse disponibili.
Equindi giunto il tempo,secondo la nostra associazione, in cui la
dirigenza amministrativa, consapevole della sua identità professionale, si proponga
visibilmente come una forza reale che vuole contribuire a raggiungere il primario
obiettivo della amministrazione della giustizia che è quello di restituire efficienza al
sistema giudiziario e fiducia ai cittadini onesti. |