| CONVEGNO: GIUSTIZIA: DALLE RIFORME DEL SISTEMA
ALLA RIPROGETTAZIONE ORGANIZZATIVA- IL RUOLO DELLA DIRIGENZA
Vico Equense 24 giugno 2000
Buongiorno a tutti,
sono Massimo Orzella e presto attualmente servizio in Corte di Appello
a Perugia in qualità di Dirigente amministrativo.
Dal 1998 sono anche presidente dellAssociazione Nazionale dei
Dirigenti del Ministero della Giustizia, una associazione giovane nata nel 1997 sui banchi
della scuola di formazione del nostro ministero; giovani sono stati i fondatori ed
altrettanto giovani gli iscritti non tanto per motivi anagrafici quanto per lo spirito
diniziativa e la voglia di fare che ci anima.
Lassociazione nasce con scopi essenzialmente propositivi essendo
una associazione professionale e culturale ,collegata alla Associazione Nuova Giustizia
con un patto di collaborazione e di unità dintenti, e con il fine statutario
fondamentale di "promuovere attività culturali ,sociali e di carattere professionale
dei dirigenti amm.vi del ministero della giustizia, attuando altresì iniziative di
coordinamento volte ad accrescerne il ruolo professionale nellambito della
P.A."
E' proprio in questa ottica che l'Associazione, dopo la sua assemblea
annuale tenuta ieri, ha organizzato questo convegno sul ruolo della dirigenza
nell'amministrazione giudiziaria.
Ringrazio vivamente tutti i presenti che hanno voluto partecipare al
Convegno e, in particolare il signor Ministro on Fassino che avrebbe voluto presenziare
ma, nella sopraggiunta impossibilità, ha delegato a rappresentarlo il consigliere vice
capo di gabinetto dott.Piccinini.
Per introdurre il dibattito, che mi auguro proficuo, cercherò di
essere abbastanza schematico.
Le riforme degli ultimi tempi hanno mirato allo scopo di ridare
efficienza al sistema: è stato messo l'accento soprattutto sul terreno processuale e su
quello ordinamentale meno, invece, a mio giudizio su quello organizzativo ma i problemi di
organizzazione, come rileva anche il nostro Direttore Generale dott. Ippolito
nell'intervento svolto il 21/5/2000 ad un seminario di M.D. che ci ha voluto inviare ,sono
problemi di rilevantissimo spessore che riguardano i capi degli uffici giudiziari ed
essenzialmente i dirigenti amministrativi.
Ho una venticinquennale esperienza di lavoro nelle cancellerie ,prima
da funzionario, ora da dirigente ed ho visto in questi anni, un susseguirsi di riforme
legislative che ,dobbiamo ammetterlo sinceramente ,non ha portato i frutti sperati
soprattutto nel campo dellefficienza che, per moltissime cause, è andata
paurosamente diminuendo.
Accanto alle riforme ed in loro supporto abbiamo visto, negli anni,
anche un incremento del personale amministrativo (oggi oltre 50.000 unità) e, in parte
,anche del personale di magistratura , ma il risultato sperato non è stato ottenuto
malgrado il forte impegno lavorativo della grandissima maggioranza degli addetti.
Oggi, con il Giudice unico e con le leggi collegate, siamo
allultima riforma e tutta lAmministrazione giudiziaria è chiamata a vincere
una sfida sul tema della efficienza: a mio parere possiamo e dobbiamo migliorare il
servizio e la soluzione non è più di carattere normativo ma di carattere organizzativo.
Il primo passo da compiere consiste quindi nel dire basta alla continua
emergenza che ha prodotto una quantità enorme di leggi, regolamenti circolari spesso in
contraddizione tra loro: abbiamo sempre vissuto gli ultimi "25"anni in una
continua emergenza e lemergenza non può essere sinonimo di efficienza .anzi ne è
lesatto contrario. La riforma del giudice unico è quindi ,con le norme di
collegamento previste, un banco di prova per superare, almeno questo è il mio auspicio,
le fasi di continua emergenza in cui il mondo giudiziario è stato costretto a vivere
Oggi la pressione per la riforma ed il miglioramento
dellefficienza del settore pubblico è particolarmente intensa per una serie di
motivi fondamentali:
1-le nuove tecnologie consentono profondi cambiamenti nelle modalità
di produzione e distribuzione dei servizi e della loro ripartizione tra pubblico e
privato;
2- la crescita culturale e la differenziazione sociale rendono masse
sempre più larghe di utenti capaci di valutare la qualità dei servizi e desiderose di
risposte differenziate alle loro esigenze;
3-la crisi della finanza pubblica richiede tagli nei servizi non più
essenziali ,un risparmio di risorse nella loro produzione ,una ridefinizione dei confini
tra sfera pubblica e quella privata;
4-il prelievo fiscale ha raggiunto livelli che difficilmente potranno
essere superati o addirittura mantenuti nei prossimi anni; cosicchè non possiamo
attenderci grandi stanziamenti economici per le riforme;
5- lintegrazione internazionale ed anche la prospettiva dello
sviluppo del federalismo espongono le pubbliche amministrazioni di ogni area al confronto
con quanto fanno quelle di aree diverse e simili o con forme di produzione privata che
siano state adottate in altri contesti.
La spinta allefficienza diviene quindi un imperativo categorico e
,tra tanti strumenti attraverso i quali si cerca di aumentare lefficienza ,il
principale ,a mio giudizio, consiste nel fatto di adottare nella produzione del servizio
"Giustizia", un orientamento verso i risultati più che verso le procedure
seguite per ottenerli con laggiunta di indicatori quantitativi dei risultati stessi
e del grado di soddisfacimento delle esigenze degli utenti.
Con molto realismo, poiché la situazione attuale di
"gradimento" è molto bassa, ritengo che piccoli passi costanti di miglioramento
possano essere realizzati e portare a buoni risultati in un periodo medio-breve:
innescando un percorso virtuoso verso lefficienza di tutto il servizio
"giustizia".
Altro punto importante che mi sta particolarmente a cuore è quello
dellautonomia decisionale (a diversi livelli ,incominciando da quelli
dirigenziali)con susseguente verifica dei risultati e potenziamento del sistema degli
incentivi (ed eventualmente delle sanzioni).
Le classifiche che la stampa pubblica annualmente sulla durata dei
processi debbono farci riflettere: esistono in Italia uffici che funzionano meglio di
altri dove infatti la durata dei processi è più corta .
Domandiamoci tutti perché ciò accada: a parità di regole la risposta
non può che essere una soltanto e cioè che in quegli uffici esiste una migliore
organizzazione del lavoro. ,in sintesi ,più efficienza
Nella maggior parte dei nostri uffici giudiziari manca quindi una
struttura efficiente ed una organizzazione direttiva.
Come Associazione dei dirigenti sosteniamo da sempre questa tesi (che
oggi vediamo autorevolmente confermata anche dal direttore generale) cioè che
"Il problema della giustizia non è (solo) quello dinserire
più giudici e più personale ma quello di utilizzare meglio le risorse esistenti."
Quello che non funziona secondo le statistiche è ,fondamentalmente, il
primo grado di giudizio: basta considerare infatti che il tempo medio per ottenere la
sentenza civile in Italia è di 4 anni mentre in Germania ed in Francia la sentenza si
ottiene dopo 7 mesi e, dopo la riforma del giudice unico, occorre prendere coscienza che i
Tribunali sono diventati delle grandi aziende con centinaia di dipendenti e grandi
strutture tecnologiche in cui non esiste una figura istituzionalmente preposta al
funzionamento ed al management.
In effetti tale struttura sidentifica con il magistrato capo
dellufficio giudiziario che deve "inventarsi manager" non avendone né la
specifica preparazione né soprattutto subendo la piena responsabilità dei risultati
della gestione in quanto, vestito di un particolare stato giuridico legato
allesercizio della giurisdizione e quindi dipendente dal C.S.M. esercita funzioni
amministrative senza dipendere dal Ministero della Giustizia.
I risultati di questa situazione, per tanti motivi ,non sono certamente
positivi, come recentemente ripetuto, per lennesima volta ,nei discorsi inaugurali
di apertura dellanno giudiziario ,cerimonie in cui ,come associazione siamo
intervenuti questanno, per esprimere la nostra opinione al riguardo.
Sul tema della responsabilità provocatoriamente mi fermo qui
aggiungendo soltanto che molti nostri colleghi dirigono le A.S.L. e, ovviamente ,non sono
medici ma esperti di organizzazione. Sempre in modo provocatorio chiedo:
"Perché lo stesso non deve accadere nei Tribunali ?"
Il manager in Tribunale , provvederebbe alla allocazione delle risorse
economiche in modo efficiente, coordinerebbe le attività del personale ausiliario e
libererebbe i magistrati dalla necessità di dover provvedere personalmente
allattività organizzativa e gestionale.
La diagnosi quindi è questa: il mondo giudiziario ha bisogno di
manager perché esiste un estremo bisogno di proposte operative concrete per la soluzione
di problemi specifici con una vera e piena autonomia funzionale secondo criteri di
managerialità ,efficienza e responsabilizzazione e questo deve contribuire a rendere
possibile un profondo ed effettivo cambiamento di tutto lapparato ed una revisione
dei modelli organizzativi degli uffici basata su una diversa gestione delle risorse
disponibili.
E' quindi necessario acquisire la cultura, l'attitudine, le tecniche di
gestione del personale, in sintesi occorre avere tecniche manageriali ed operare per il
raggiungimento di obiettivi valutando poi i risultati raggiunti ed avendo particolare
attenzione al problema dei costi economici. realizzando un efficace controllo di gestione
ai sensi del D.Lgs.286/99.
Siamo dunque ad un punto cruciale ed occorre assolutamente fare un
salto di qualità:
si può proficuamente iniziare, a mio modesto parere, liberando le
energie, oggi sottoutilizzate dei dirigenti amministrativi.
Pur salvaguardando l'unitarietà dell'ufficio giudiziario e la unicità
della titolarità dello stesso in capo al magistrato, è assolutamente indispensabile
delineare un sistema di dirigenza che, preso atto dell'inadeguatezza di quello attuale
monopolizzato dai magistrati, ricerchi soluzioni diverse delineando un nuovo sistema che
faccia convivere il magistrato capo-ufficio ed il dirigente amministrativo con una
coerente ripartizione di competenze e poteri che, sinteticamente, possiamo individuare
nell'ormai famoso "lodo La Greca" ora trasfuso nel disegno di legge 3215
approvato alla Camera e in discussione in Commissione al Senato proprio in questi giorni.
Il Direttore Generale afferma, nel suo intervento che, personalmente ho
molto apprezzato, che la valorizzazione della dirigenza amministrativa è la prospettiva
perseguita con la riforma del Ministero(d:lgs: 300/99).
Vedremo se questo sarà vero e vedremo soprattutto se il disegno di
legge 3215 ed il lodo La Greca saranno fortemente sostenuti dal Governo e dalla
maggioranza per definire una buona volta i compiti ed i ruoli dei dirigenti amministrativi
anche negli Uffici Giudiziari.
Come Associazione cercheremo, oggi e per l'avvenire, di contribuire
sempre più a far crescere la professionalità dei dirigenti amministrativi per i quali è
arrivato il momento di vedersi conferire una concreta attribuzione di poteri e di
responsabilità.
Questo convegno può quindi dare un valido contributo al riguardo e mi
auguro che ciò accada auspicando un forte spirito di collaborazione ed una unità
d'intenti da parte di tutti al solo scopo di migliorare il servizio "giustizia"
per i cittadini oggi spesso sfiduciati.
Ringrazio per l'attenzione e, augurando un buon lavoro,saluto tutti
cordialmente
Massimo Orzella |