| Frascati, 19 21 maggio 2000
Seminario di Magistratura Democratica
La professionalità dei magistrati
Formazione e selezione dei dirigenti
La valutazione del potenziale manageriale
PREMESSA
Partendo dall'assunto che i processi di riforma attualmente in atto
richiedano alla dirigenza degli uffici giudiziari un approccio ai problemi organizzativi
di tipo nuovo, ci si interroga sull'impatto che l'adozione di tecniche innovative di
direzione potrebbe avere sui capi degli uffici, portatori di cultura giuridica e non
economico-aziendale, e titolari, per garanzia costituzionale, di prerogative eventualmente
confliggenti con scelte di efficacia/efficienza.
A titolo esemplificativo, si pensi alla tematica della contrattazione
sindacale e al conflitto potenziale tra i concetti di terzietà e di negoziazione,
specialmente alla luce del recente passaggio di competenze dal giudice amministrativo a
quello ordinario delle cause in materia di lavoro pubblico (anche giudiziario).
Si ipotizza che l'utilizzo delle tecniche c.d. manageriali comporti un
cambiamento culturale molto impegnativo, ma soprattutto un notevole salto di qualità
nell'atteggiamento individuale in relazione allo status di magistrato/capo.
In particolare, si rende necessario misurare sempre più
approfonditamente e in modo permanente i risultati dell'azione
amministrativa-dirigenziale, per la parte che ai capi compete, con la possibile
conseguente sottoposizione dei dirigenti a periodiche valutazioni di produttività
finalizzata e qualitativamente efficace.
Non è pensabile, infatti, una modifica di processo operativo o di
assetto organizzativo, senza misurazione del risultato, in termini di effettivo
miglioramento apportato ai servizi da rendere verso l'esterno (altri uffici o pubblico).
Una possibile soluzione sarebbe quella di riservare alla dirigenza
giurisdizionale le funzioni di indirizzo e di controllo interno, destinando la
specializzazione sulle tecniche di gestione manageriale alla dirigenza amministrativa.
Una scelta in tal senso consentirebbe di definire meglio i ruoli e i
rispettivi campi di operatività, limitando le note criticità connesse alla ripartizione
dell'area decisoria e delle correlate responsabilità.
Sarebbe pur sempre necessario attivare iniziative congiunte,
soprattutto formative, che riguardino nel loro insieme i due livelli dirigenziali
interessati, al fine di costruire comunque una indispensabile cultura organizzativa
comune, a partire dalle due diverse prospettive con i rispettivi valori - quella
giurisdizionale e quella amministrativa -, cultura comune fatta di obiettivi condivisi, di
linguaggi reciprocamente comprensibili, di un più forte senso di appartenenza al
sistema-giustizia nel suo complesso, al fine di porre in maggiore evidenza gli utenti
finali di questo, cioè i cittadini con le loro attese.
La cultura di riferimento
Preliminare è la questione su quale cultura organizzativa si intenda
promuovere nella dirigenza degli uffici giudiziari, particolarmente nei magistrati-capi,
questione già posta in altre occasioni di incontro e di riflessione comune.
Se, in unottica di modernizzazione e miglioramento
dellesistente, si opta per ladozione di alcuni strumenti di direzione lato
sensu manageriale, diviene necessario riferirsi ad ambiti culturali ed organizzativi
diversi da quello giudiziario.
In tale prospettiva si collocano alcuni seminari realizzati nel recente
passato dal C.S.M. per i capi degli uffici, con la partecipazione di docenti
dellUniversità Bocconi di Milano o della LUISS di Roma, esperti nelle materie
organizzative.
Lintroduzione di tecniche di direzione manageriale, sia pure
adattate e temperate, per la impossibilità di assimilare ad una azienda il
sistema-giustizia, comporta la necessità per i vertici degli uffici di
"appropriarsi" di strumenti, per citarne soltanto alcuni, quali:
lanalisi organizzativa, specialmente dei meccanismi operativi e delle variabili
che incidono sul funzionamento complessivo della "macchina",
la progettazione organizzativa, particolarmente finalizzata alladozione di modelli
di organizzazione dei servizi che portino dallattuale impostazione di tipo
gerarchico-burocratico ad una organizzazione per funzioni e soprattutto per processi,
nonché, possibilmente, conducano all'abbandono dell'ottica secondo la quale ogni problema
organizzativo dell'ufficio sia risolvibile con un aumento numerico di personale,
la reingegnerizzazione dei processi stessi, cioè l'analisi tecnica (condotta attraverso
appositi diagrammi e modelli) delle diverse fasi di produzione di un servizio, per
individuare in ciascuna di esse il rapporto cliente/fornitore interno, in vista
dell'ottimizzazione del servizio reso verso l'esterno,
il project management, cioè la tecnica di lavoro per progetti e gestione dei medesimi,
il bilancio di gestione e i sistemi di controllo,
la gestione del personale, in particolare lenpowerment, cioè la valutazione e
valorizzazione del potenziale dei collaboratori, insieme alle tecniche per implementarne
la motivazione e il senso di appartenenza rispetto ai fini istituzionali,
gli stili di direzione,
la capacità di risolvere rapidamente i problemi (problem solving) e il processo di
costruzione delle decisioni (decision making),
la misurazione dellefficacia e dellefficienza del "prodotto" degli
uffici,
il miglioramento della comunicazione e della qualità dei servizi resi verso
lesterno, anche con riferimento alla certificazione degli standard di qualità (dove
applicabile),
linnovazione tecnologica e i modi per affrontare limpatto che essa produce
sulle persone e sugli ambienti di lavoro,
la comunicazione interna efficace e la negoziazione, con particolare riguardo alla
gestione delle relazioni sindacali,
il benchmarking, o confronto tra le migliori pratiche tra unità organizzative diverse
che siano tese alla realizzazione di analoghe tipologie di servizi.
Alcune delle tecniche elencate prevedono il ricorso a strumenti
informatici piuttosto raffinati (si pensi in particolare al project management e alla
reingegnerizzazione dei processi, che non sono gestibili senza il ricorso a software di
una discreta complessità), altre a modelli matematici (bilancio di gestione e misurazione
di efficienza ed efficacia), altre ancora a categorie dellarea psicosociale
(gestione delle risorse umane, comunicazione e negoziazione).
Naturalmente, mentre per alcune aree è richiesto al dirigente di
padroneggiare bene i relativi strumenti, per altre sarà sufficiente il possesso di una
conoscenza generale per poter guidare coloro che dovranno utilizzare direttamente dette
tecniche.
Ciò vale, ad esempio, per l'analisi organizzativa, che in dettaglio
non sarà effettuata dai dirigenti, bensì dagli analisti di organizzazione, così come
vale per l'informatica, etc., cioè soprattutto per le attività per le quali esistono
specialisti ad hoc nell'ambito dell'Amministrazione.
Alcuni aspetti della selezione dirigenziale
Da qualche anno è in corso un tentativo di avvicinamento agli
strumenti di area manageriale, promosso dalla Direzione dellOrganizzazione
Giudiziaria del Ministero nei confronti dei dirigenti amministrativi.
Le maggiori difficoltà incontrate in tale processo derivano dal fatto
che la formazione giuridica di base posseduta dalla gran parte dei dirigenti
amministrativi non facilita lacquisizione di una cultura nata in ambito
economico-aziendale, tecnico-informatico o psico-sociologico.
Tuttavia, in alcune aree, ad esempio in quella della dirigenza
informatica, sono stati raggiunti ottimi risultati, in una situazione, tra laltro,
dove il coinvolgimento dei magistrati referenti per linformatica ha permesso di
sperimentare anche la possibilità di costruire una cultura organizzativo-giudiziaria
comune ai due mondi amministrativo e giurisdizionale.
La costruzione di un know-how organizzativo giudiziario, in effetti,
non può prescindere dalla considerazione sistemica ed integrata delle due principali
componenti esistenti, tenendo presenti, altresì, gli apporti dei profili professionali
"specializzati", che, tuttavia, sembrano avere, allo stato, un ruolo soprattutto
strumentale per i vari processi di innovazione, senza ancora giungere ad influenzare e
indirizzare essi stessi più decisamente la cultura interna verso linnovazione.
Fanno parte di detti profili gli analisti di organizzazione, i
comunicatori, i formatori, gli informatici, gli statistici, i contabili, etc.
Un percorso comune alle due diverse componenti della dirigenza e alle
principali professionalità specializzate esistenti potrebbe consentire di realizzare ciò
che in termini manageriali si definisce "unorganizzazione che apprende"
(learning organization), cioè un insieme di unità organizzative che si sviluppano e
realizzano modelli di efficienza, in rapporto ai fini ad esse assegnati.
Fattori di clima, di cultura di base, di rilievo sociale del ruolo, di
diversità dei linguaggi utilizzati incidono, allo stato, negativamente su tale processo.
Tuttavia, non si intende soffermarsi tanto su tale difficoltà, quanto,
invece, sulle conseguenze che comporta la scelta a favore di modelli di direzione
manageriale, per il possibile impatto sugli appartenenti allordine giudiziario.
A titolo esemplificativo, si consideri laspetto degli stili di
direzione, che, certamente, appare meno caratterizzato da tecnicismi e meno condizionato
dalla cultura di provenienza dei magistrati e dei dirigenti amministrativi, attenendo più
allessere che al sapere o saper fare.
Ebbene, lacquisizione di un adeguato stile direzionale (o di
leadership) comporta la definizione, ad opera di esperti nella valutazione del potenziale,
di un "profilo manageriale", che si può declinare nelle caratteristiche di
seguito riportate:
leadership:
motivazione delle persone
organizzazione delle attività
assegnazione dei compiti
capacità relazionali:
ragionamento analitico:
elaborazione di concetti e modelli
analisi di dati e informazioni
organizzazione per iscritto delle idee
pensiero strategico:
dinamismo:
iniziativa
capacità di sostenere ingenti carichi di lavoro
fiducia nelle proprie capacità.
Quanto sopra, insieme alla misurazione del livello di motivazione
allincarico nonché al giudizio sul possesso delle competenze richieste per il
settore al quale si aspira, costituisce un tipico profilo psicoattitudinale della
dirigenza, diffusamente utilizzato anche in campo privatistico.
- Le reazioni
Limpatto che una indagine psicoattitudinale così
impostata ha suscitato nei dirigenti amministrativi che vi sono stati sottoposti in sede
di preselezione per la dirigenza informatica è stato molto forte: alcuni hanno dichiarato
di essere stati analizzati "fin nel profondo".
E prevedibile che formule anche meno incisive o approfondite di
analisi delle potenzialità dirigenziali sui magistrati che concorrano alle selezioni per
posti direttivi o semidirettivi, possano provocare qualche insofferenza, se non
addirittura qualche dubbio sulla compabilità rispetto alle guarentigie previste per i
titolari della funzione giurisdizionale.
Si consideri anche l'incidenza delle caratteristiche generazionali
degli aspiranti capi di uffici.
Peraltro, il conferimento di posizioni di responsabilità organizzativa
di vertice non dovrebbe più prescindere da una preventiva misurazione del potenziale
manageriale, cioè del bagaglio di abilità dirigenziali sopra enunciate per sommi capi,
nonchè da una successiva valutazione continua dei risultati conseguiti.
- Altri possibili modi di affrontare il problema
Un possibile approccio al problema potrebbe essere quello di
distinguere larea delle competenze direzionali secondo due diversi obiettivi: uno di
indirizzo e di successivo controllo rispetto alla gestione efficace ed efficiente delle
risorse nel loro complesso, da riservare al capo dellufficio, laltro di
specializzazione sulle tecniche di gestione operativa delle risorse medesime, da riservare
al dirigente amministrativo, che dovrebbe fare propri gli strumenti ai quali si è
accennato allinizio.
Resterebbero da costruire l'indispensabile bagaglio culturale
organizzativo e il linguaggio comune, finalizzati non solo alla possibilità per gli uni e
per gli altri di svolgere adeguatamente il proprio ruolo, essendo maggiormente a
conoscenza di quello dei propri interlocutori, ma soprattutto per potere dialogare e
incontrarsi sugli obiettivi, che sono e restano identici e si traducono nella necessità
di dare una risposta efficace, tempestiva, adeguata nella sostanza e nella forma alla
domanda di giustizia del cittadino.
Per costruire tale bagaglio, le modalità più immediatamente
realizzabili potrebbero consistere in:
- iniziative di formazione congiunta, aventi ad obiettivo: comunicazione efficace;
negoziazione; consapevolezza sui rispettivi ruoli; gestione delle risorse umane;
educazione alla valutazione dei risultati direzionali;
- individuazione di tematiche specifiche per i due distinti percorsi della dirigenza
giurisdizionale e per quella amministrativa, riservando a questultima lo
strumentario manageriale più tecnico (analisi e progettazione organizzativa;
reingegnerizzazione dei processi; project management, etc.);
- attivazione da parte dei vertici ministeriali e dellorgano di autogoverno di
processi di benchmarking, per far emergere le situazioni di "eccellenza"
esistenti, mettendo a confronto le singole prassi operative sul territorio e favorendo una
sorta di competitività organizzativa interna al mondo giudiziario.
Daniela Intravaia - Dirigente Amministrativo -
Procura per i Minorenni - Milano
Tel. Uff. 02.46758403 - cell. 0349.8555525 - d.intravaia@giustizia
- danielaintravaia@libero.it
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Coordinatore Scuola di Formazione e Aggiornamento del
Personale dell'Amministrazione Giudiziaria
Sede di Milano - tel. 02.89512509 - 02.89511469 |