| I DIRIGENTI GIUDIZIARI DI FRONTE AL
CAMBIAMENTO
Quale modello culturale per l'azione della dirigenza
amministrativa?
Nell'attuale fase di riforme e cambiamenti strutturali che
investono il settore giudiziario, è necessario riflettere su quale ruolo debba essere
assegnato ai dirigenti amministrativi giudiziari, i quali, come soggetti collocati in cima
alla "scala gerarchica" del personale amministrativo e astrattamente rispondenti
al disegno del decreto legislativo 29/93, avrebbero titolo per essere protagonisti dei
processi di cambiamento.
Uno dei nodi più difficili da sciogliere è quello del contenuto da
attribuire a tale ruolo e, quindi, degli obiettivi, degli strumenti, in una parola della
visione di sé che i dirigenti giudiziari sapranno costruire e proiettare all'esterno.
Per tentare di dare una risposta, occorre innanzi tutto tenere presente
il contesto nel quale si svolge l'azione, provando a considerare i dirigenti inseriti in
una dimensione più complessiva, in ciò che sta accadendo nella Pubblica Amministrazione
da qualche anno a questa parte.
1. IL CONTESTO GENERALE
Gli operatori e in particolare la dirigenza pubblica sono al
centro della generalizzata protesta contro la scarsa qualità dei servizi al cittadino.
Esiste una forte pressione dei media, che interpretano una reale
esigenza degli utenti di non essere più trattati come sudditi e di trovare risposte
adeguate alla propria domanda di servizi di qualità. Quanto al mondo giudiziario, si
aggiunge il disagio dei tempi inaccettabilmente lunghi dei processi, tempi che provocano
frequenti condanne nei confronti dello Stato italiano da parte della Corte di Giustizia
europea.
Molti dirigenti amministrativi avvertono la necessità di superare la
logica burocratica, in direzione di una visione sistemica, che tenga conto di tutte le
variabili esistenti e delle loro reciproche relazioni e che sia caratterizzata dalla
programmazione e dalla finalizzazione ad obiettivi specifici, così come talvolta
percepiscono l'insufficienza degli strumenti a propria disposizione.
In ambito giudiziario non è, pertanto, rinviabile ulteriormente
ladeguamento dell'azione amministrativa alle esigenze di costruzione di un sistema
di servizi più efficace ed efficiente.
In tale ottica si inquadrano, tra l'altro, la riforma del Ministero,
quella sul decentramento e il nuovo sistema dei controlli interni, previsto dal decreto
286/99 sul riordino degli strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, rendimenti e
risultati dellattività svolta dalle Amministrazioni pubbliche.
Vi è una spinta necessaria in direzione di una sempre maggiore
responsabilizzazione: non vi sarà spazio per atteggiamenti di passività, di non reazione
alle sollecitazioni che sono quotidianamente fuori dalla porta degli uffici, anzi, dentro
le stanze dei palazzi della giustizia (ministeriali e non).
A poco varrà obiettare che il dirigente amministrativo giudiziario non
decide, non gestisce: in ciò consistono le proteste che molti dirigenti sollevano in
punto titolarità della direzione e della responsabilità negli uffici giudiziari.
Occorre guardare ad un aspetto che prescinde da quella annosa e
irrisolta questione: non è possibile in ogni caso sottrarsi alle nuove tendenze e, in
particolare, alla valutazione dei risultati dell'azione dirigenziale.
A prescindere da quale sia l'orientamento politico/sindacale di
ciascuno, da quale livello di malcontento o di frustrazione si sia raggiunto e da quanto
margine di manovra sia concretamente riservato a livello individuale, è certo che i
dirigenti giudiziari non potranno trincerarsi dietro le antiche proteste. Dovrà essere
prodotta più qualità e su questo si sarà valutati.
2. LA CULTURA ORGANIZZATIVA
Sarà, pertanto, indispensabile costruire un bagaglio di saperi,
di obiettivi e di tensioni ideali, che conducano ad una valorizzazione concreta della
figura del dirigente amministrativo giudiziario.
E' questo ciò che, in altre parole, viene definito "cultura
organizzativa", cioè l'insieme delle nozioni teoriche e tecnico-pratiche (il know
how) necessarie per giungere al prodotto finale, unite ai valori che un gruppo determinato
esprime e al modo in cui si atteggiano reciprocamente le singole componenti interne al
gruppo stesso.
Il punto di vista culturale-organizzativo della questione è quello che
interessa e coinvolge maggiormente coloro che si occupano di formazione del personale.
Riempire di contenuti nuovi un ruolo dirigenziale vuol dire costruire
un modello di riferimento culturale, che si traduca in linee guida per l'azione di coloro
che a quel ruolo appartengono e questa è una operazione difficile e faticosa, forse anche
non indolore, nel senso che, in questi casi, qualcuno sul terreno rimane: coloro che
rifiutano di rinnovarsi, di modificare la propria ottica e, più semplicemente, di fare
propri gli strumenti necessari.
Una delle prime difficoltà che si incontrano in tale impegno è che la
cultura c.d. aziendale o manageriale non è sicuramente importabile in modo acritico,
trasferendone automaticamente i contenuti in ambito pubblicistico e giudiziario in special
modo: occorre verificare di volta in volta la possibilità di adottarne lo strumentario.
Ad esempio, sono positive e apparentemente compatibili le
sollecitazioni ad assumere stili comportamentali improntati ad efficacia ed efficienza, ma
le finalità dei privati sono troppo diverse da quelle dei pubblici servizi e questo non
può non avere peso.
Alcuni istituti non sono valutabili secondo criteri di economicità (si
pensi al patrocinio a spese dello Stato), o di efficienza (si pensi alla relativa
imprevedibilità del numero di notizie di reato che possono pervenire ad una Procura della
Repubblica in una giornata).
Un sistema di controlli costringe comunque ad un approccio diverso ai
problemi di gestione, sollecita ad un utilizzo più razionale delle risorse, che risponda
ai criteri di economicità, efficacia ed efficienza e che permetta di produrre servizi di
livello qualitativamente adeguato alle richieste che pervengono dall'utenza.
La tematica della valutazione è inscindibile da quella della qualità
e questa, a sua volta, non può prescindere dalla misurazione dei risultati e dal
controllo.
Su tali affermazioni di principio e sulla propensione al cambiamento,
se è azzardato individuare nei Dirigenti e negli amministrativi una generalizzata
condivisione, è ancora più raro riscontrare la fiducia nella possibilità di tradurre
gli slogan in azioni operative.
Quanto, poi alla disponibilità effettiva a modificare individualmente
il proprio stile di direzione, si deve lamentare una resistenza ancora molto forte al
cambiamento nei dirigenti amministrativi.
Lo testimoniano affermazioni frequentemente ripetute, sulla
impossibilità di modificare alcun aspetto, non solo in direzione del miglioramento e
dell'innovazione, ma anche in quella dell'adeguamento all'emergenza contingente.
In realtà, è possibile per il dirigente interrogarsi sulla qualità
dei servizi erogati dal proprio ufficio, a partire dalla semplice esperienza quotidiana,
effettuando unautodiagnosi sulle caratteristiche dei "prodotti" che
quotidianamente sono rilasciati dal proprio microsistema organizzativo.
Certamente, alcuni obietteranno che anche per tale attività occorre
competenza specifica, ma si considerino, a titolo esemplificativo, il modo di affrontare
la comunicazione con il pubblico, o quella interna, fra amministrativi reciprocamente, tra
amministrativi e magistrati, tra tribunali e procure, tra cancellerie adiacenti, etc.: in
molte circostanze sarebbe possibile nellimmediato intervenire e migliorare,
semplicemente con un più attento ascolto delle ragioni altrui.
Quanto ai collaboratori, si è sicuri che essi non possano consegnare a
chi segue, nella catena di produzione del servizio, un prodotto più completo, più
ordinato, più preciso, o, con una locuzione diversa, "di più alta qualità" ?
Si è certi che per fare le cose bene occorra più tempo che per farle
approssimativamente?
Queste sono soltanto esemplificazioni: ognuno è certamente
"padrone" di almeno alcuni aspetti del proprio agire quotidiano, all'interno del
quale deve essere possibile scegliere e affrontare almeno un punto di miglioramento.
Dunque, cosa fare e con quali strumenti ?
3. GLI STRUMENTI
In altre recenti occasioni di incontro tra amministrativi e
magistrati, si è discusso delle variabili capaci di influenzare la qualità, sulle quali
dovrebbe focalizzarsi lattenzione dei dirigenti che vogliano orientarsi verso il
miglioramento continuo in ambito apparentemente rigido quale è quello giudiziario,
sottolineando, tuttavia, come non esistano ricette preconfezionate e come ciascuno
dovrebbe individuare, in rapporto alla propria situazione territoriale strutturale e
organizzativa, le modalità di azione maggiormente efficaci.
Nella presente sede, è opportuno richiamare lattenzione sul
fatto che debbano essere sempre tenuti in considerazione i fattori organizzativi che
effettivamente possono essere presidiati in prima persona, trascurando, altre variabili,
di assetto normativo, di struttura, alcune anche di gestione delle risorse umane (ad
esempio, il sistema premiante), escluse dalla potestà di intervento dei dirigenti e della
generalità dei dipendenti amministrativi.
Il solo fatto di conoscere e tenere costantemente presente il quadro
generale delle interrelazioni che si devono e si possono quotidianamente presidiare
costituisce già un primo progresso verso la soluzione dei problemi o almeno verso una
analisi organizzativa (in chiave di setting, cioè di impostazione e lettura
analitico/razionale) degli stessi.
4. ALCUNE TENDENZE NELLORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
4.1 LANALISI DEI PROCESSI
E' necessario riesaminare i vari iter procedimentali interni,
analizzandoli criticamente, cercando di superare i "colli di bottiglia",
accelerando le fasi troppo lente ed eliminando le inutili dispersioni di risorse.
Per far questo non è indispensabile essere esperti di analisi
organizzativa (anche se, dove vi siano, è meglio ricorrere agli analisti di
organizzazione interni e agli altri profili tecnici -statistici, informatici, etc.-): è
sufficiente porsi in un'ottica non di mero adempimento, bensì di risultato, guardando ai
singoli "prodotti", ai "semilavorati" processuali, alle diverse
tipologie di servizio, di certificato, e soprattutto ai rispettivi destinatari di essi.
Occorre liberare gli operatori da mansionari troppo rigidi, che non
sono compatibili con una moderna ed efficiente organizzazione del lavoro.
Anche il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 1998/2001 per il
personale muove in tale direzione, quando prevede, allart. 13 co. 4, che ogni
dipendente è tenuto a svolgere anche "attività strumentali e complementari a quelle
inerenti lo specifico profilo attribuito".
I processi produttivi vanno continuamente presidiati: le tecnologie da
sole non sono sufficienti ad apportare un miglioramento della qualità dei servizi, ma
aiutano, anzi, sono tra i fattori che accelerano ladozione di unorganizzazione
del lavoro non più burocratico/formale, bensì per ruoli interrelati e orientati
finalisticamente a produrre per fasi successive, fino al conseguimento dellobiettivo
finale, con particolare attenzione al rapporto cliente/fornitore di ciascuna fase.
La previsione di un sistema di controllo permanente delle performance
contribuisce a sviluppare competenza negli operatori; porsi lobiettivo della
qualità comporta una verifica permanente dei risultati, condotta su ogni passaggio
produttivo del servizio finale.
E superfluo dire che tutto ciò implica nuove fatiche per il
dirigente (anche fisiche), richiedendo una sua mobilità continua allinterno
dellufficio e non solo: è quanto viene definito "stile coaching"
(dallinglese to coach= allenare) e non si può realizzare trascorrendo un certo
numero di ore al giorno dietro una scrivania.
4.2 IL LAVORO PER PROGETTI
Quando la natura dell'attività non lo preclude, è opportuno ricorrere
in generale alla predisposizione di specifici progetti, con durata e obiettivi
determinati, programmazione delle risorse necessarie allo sviluppo e assegnazione di ruoli
diversificati al personale.
Tale modalità di lavoro consente di risparmiare risorse, ma
soprattutto, essendo più coinvolgente per i lavoratori, di incrementarne la motivazione e
il senso di appartenenza.
Si riduce progressivamente laspetto meramente esecutivo del
lavoro, a vantaggio della dimensione più intellettuale e concettuale; a ciò si connette
strettamente il tema della responsabilizzazione individuale degli operatori, ciascuno per
la parte di propria competenza.
Con il lavoro per progetti si amplia il bagaglio di conoscenze
professionali: ciascun operatore deve essere autore di una prestazione qualitativamente
alta, poiché la sua parte andrà a formare il risultato complessivo del gruppo di
progetto.
Sul piano strategico e "prescrittivo" generale, l'adozione
dei nuovi schemi di azione amministrativa spetta agli alti vertici
dellAmministrazione, ma loperazione intellettuale di analisi delle nuove
competenze richieste e il cambiamento di approccio ai problemi di lavoro possono essere
adottati da ciascuno in prima persona, specialmente dai dirigenti amministrativi.
4.3 GESTIONE EFFICACE ED EFFICIENTE DA PARTE DI DIRIGENTI E
QUADRI E SVILUPPO DI COMUNICAZIONE ADEGUATA
Si tratta di aspetti più difficili da implementare senza
"aiuto", in particolare senza interventi di carattere formativo, tuttavia,
esistono alcuni fattori sui quali si può incidere immediatamente: ad esempio, la
segnaletica interna ai palazzi di giustizia, che deve rispondere a criteri di chiarezza e
precisione per rendere più facile laccesso del pubblico agli Uffici, i tempi di
consegna delle copie e dei certificati, che devono essere contenuti, etc.
Certamente, la formazione è la leva più idonea per dotare i dirigenti
ed il personale degli strumenti necessari per realizzare una gestione amministrativa di
qualità, nonché per supportare adeguatamente il percorso di cambiamento, con interventi
di coinvolgimento e sensibilizzazione di tutte le qualifiche, anche se è ormai in via di
superamento anche la preminenza della formazione daula, a vantaggio di forme di
sperimentazione "sul campo", che cominciano a trovare spazio anche presso
lAmministrazione della giustizia.
Talvolta, le risorse destinate alla formazione non appaiono
proporzionate ai bisogni. I dirigenti amministrativi, tuttavia, possono farsi promotori di
iniziative per il personale e, per quanto riguarda se stessi, manifestare i propri
interessi, proporre, richiedere formazione loro dedicata, segnalare fabbisogni,
instaurando un rapporto di comunicazione con i formatori distrettuali.
5. ASPETTI STRATEGICI
Rispetto al ruolo da assegnare alla dirigenza amministrativa,
appare maggiormente efficace unazione delle associazioni professionali e culturali
dei dirigenti intesa a ricercare un dialogo e a costruire proposte, a creare luoghi comuni
per la crescita professionale e il rafforzamento del ruolo (progetti operativi e
formazione congiunta dirigenti + capi degli uffici), per lo sviluppo di quella cultura
organizzativa alla quale si faceva riferimento, piuttosto che ad assumere atteggiamenti di
rivendicazione o di contrapposizione.
I tempi appaiono maturi affinché si realizzi un miglioramento
dellefficienza dei servizi giudiziari e, contestualmente, della responsabilizzazione
e dellautonomia di ruolo dei dirigenti amministrativi.
Le strategie sulla delicata materia competono allalta direzione,
ma sembra legittimo auspicare che, se si affermerà il principio del coinvolgimento e
della comunicazione degli obiettivi generali dal vertice verso la base, si andrà sempre
più realizzando una sorta di direzione/coaching anche da parte dei livelli di dirigenza
generale nei confronti dei dirigenti amministrativi.
Il punto di vista di chi scrive è che, nel frattempo, tutti debbano
lavorare in tale ottica, senza aspettare che arrivi dallalto o dallesterno una
soluzione miracolosa (normativa, regolamentare, organizzativa ?).
Un atteggiamento attendista non sarebbe produttivo.
E necessario che i dirigenti siano attivi e propositivi e
facciano circolare le informazioni sulle iniziative più innovative.
Alcuni obietteranno di essere stanchi di dover dimostrare che i
dirigenti amministrativi sanno pensare, sanno organizzare, sanno conseguire risultati a
vantaggio dellAmministrazione.
Tuttavia, se ognuno nellambito delle proprie competenze
professionali (i ministeriali, coloro che dirigono uffici giudiziari, gli informatici, i
formatori, etc.) si facesse carico di lanciare iniziative, proporre progetti, coinvolgere
il personale su obiettivi specifici, si uscirebbe da una situazione di stallo che non
soddisfa gli operatori, né i vertici, ma soprattutto i cittadini che attendono la
soluzione dei propri problemi giudiziari.
Questo sarebbe un modo di superare definitivamente il problema della
doppia dirigenza, dimostrando nei fatti che i dirigenti amministrativi sono in grado (e
sono legittimati) a fare propri gli strumenti di una direzione moderna e orientata alla
massima efficienza.
Si deve poter giungere per tale via ad una divisione delle competenze
in punto titolarità della direzione degli uffici, nel senso di attribuire al
capo/magistrato la funzione di indirizzo generale ed eventualmente il controllo
successivo, riservando ai dirigenti amministrativi lazione amministrativa, cioè la
gestione delle risorse in piena autonomia, con la conseguente rispettiva responsabilità.
Daniela Intravaia Dirigente amministrativo -
Procura della Repubblica per i Minorenni di Milano
Via Leopardi 18 tel. 02.46758403 fax
02.48000756
Coordinatore Scuola di Formazione e Aggiornamento del
Personale dellAmministrazione Giudiziaria
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