| VICO EQUENSE
24 giugno 2000
Giustizia, dalle
riforme del sistema alla riprogettazione organizzativa: il ruolo della dirigenza
Intervento di: Gabriele
Guarda
Signori buongiorno,
Oltre che come componente del Consiglio
direttivo dellAssociazione Nazionale dirigenti del Ministero della Giustizia, sono
qui oggi quale Presidente dell'Associazione culturale Nuova Giustizia, un'Associazione che
raccoglie il personale amministrativo del nostro Ministero
e che rappresenta l'Italia in seno all'Unione Europea dei funzionari giudiziari:
un'Organizzazione non Governativa con statuto consultivo presso il Consiglio d'Europa che
ha lo scopo di trovare a livello europeo uno standard comune nell'organizzazione degli uffici giudiziari e
nelle procedure.
Il tema del convegno è la
riprogettazione organizzativa, ma, riprendendo il tema del dinamismo sociale sottolineato
poco fa dal dott. Piccininni, ritengo che la modifica più importante da realizzare sia
quella culturale. Consentitemi pertanto, in questi pochi minuti, quale rappresentante di
unorganizzazione che opera in un contesto internazionale, di offrirvi alcuni spunti
di riflessione su temi che, pur essendo di portata più vasta, a mio parere investono
direttamente anche il nostro lavoro quotidiano.
Il primo spunto è dato dalla rivista
Business Week, che nellultimo numero ha eletto i cinquanta leader europei del
cambiamento; non è una statistica legata al fatturato delle aziende, ma un elenco di
persone (e tra esse vi sono anche tre italiani) che, di fronte alla necessità di cambiare
la visione del mondo, già lhanno cambiata; persone che hanno capito qual è
la chiave del successo: dare un taglio al passato e guardare fuori casa.
Il secondo spunto viene dal vertice dei
capi di Stato che si è svolto a Berlino una settimana fa, nel cui documento finale si è
sottolineata la necessità di riportare lattenzione sullessere umano, ponendo
in equilibrio crescita economica e giustizia sociale:
Governare modernamente
nel nuovo secolo significa in primo luogo aiutare la gente a trarre il massimo dai
cambiamenti in atto. La globalizzazione deve condurre a più alti standard di vita per tutti e non ad una corsa distruttiva a
spese dellambiente e della sicurezza sociale.
Il terzo spunto viene dal rapporto della
Confartigianato, di cui è stata data notizia in questi giorni, relativo ai costi del
cattivo funzionamento della giustizia sulle imprese. Vi si legge che ogni anno le imprese
perdono più di undicimila miliardi a causa delle disfunzioni e dei ritardi della macchina
giudiziaria.
Per ultimo, ma non in ordine di
importanza, laltrettanto recente vertice di Bruxelles in cui i ministri degli
Interni e della Giustizia dei Quindici hanno posto le basi per una convenzione e tre
regolamenti per la creazione di un primo nucleo di un unico spazio europeo della giustizia
su temi particolarmente significativi: facilitazioni ai cittadini e alle imprese nel
mercato unico, applicazione transfrontaliera del diritto di famiglia, semplificazione
della cooperazione in materia penale.
Queste notizie di cronaca che potrebbero
sembrare estranee allodierno dibattito in realtà a mio parere ci indicano le strade
che ci possono portare a realizzare quel giusto processo previsto dalla nostra
Costituzione:
1. Diamo un taglio al passato; smettiamola di considerare
magistratura e cancelleria due entità separate che perseguono fini diversi. Magistrati e
personale amministrativo giudiziario debbono ritenersi parte di una stessa organizzazione
complessa che ha un unico obiettivo: quello di dare giustizia ai cittadini. La
struttura giudiziaria in quanto organizzazione deve pensare ed agire in modo
unitario per rendere un servizio migliore, senza che ciò possa essere visto come una
limitazione dellautonomia e indipendenza di giudizio del singolo magistrato. E in
questo contesto non mi sembra inopportuno ricordare che secondo lOrdinamento
giudiziario del 1941 il personale delle cancellerie fa parte dellordine giudiziario.
2. Capovolgiamo la
nostra struttura, utilizzando il noto sistema della piramide rovesciata, che negli anni
settanta ha segnato una svolta epocale nellimprenditoria privata; non dobbiamo
essere unorganizzazione gerarchica e burocratica autoreferenziale, ma un servizio
orientato al cittadino, soprattutto nel campo della giustizia civile.
3. Rendiamoci conto
che mentre noi addetti ai lavori stiamo qui a discutere, la società civile continua la
sua proiezione in avanti; lEuropa è una realtà concreta con la quale dobbiamo
necessariamente confrontarci ed anche se il sistema giustizia apparentemente non opera in
regime di concorrenza, cominciamo a fare qualche considerazione: non è forse vero che
già adesso nellambito nazionale la sede delle società viene spesso scelta sulla
base dellefficienza del relativo tribunale competente per territorio? E pensate
davvero che imprese e cittadini non cercheranno di spostare le loro questioni giudiziarie
dove la risposta di giustizia si attua in tempi più brevi? La globalizzazione non è un
fenomeno che interessa solo i mercati; se non ci attrezziamo in maniera adeguata anche noi
ne verremo travolti!
Ritengo in sostanza che, se non usciamo
dalla nostra torre davorio, rischiamo di venire emarginati, di perdere la nostra
ragion dessere.
E infine qualche annotazione relativa ai
servizi. Dopo trentanni di professione ritengo di poter affermare che uno dei nostri
problemi prioritari è quello della incertezza delle procedure; le cancellerie non possono
continuare ad operare in modo diverso per servizi omogenei. Sicuramente,
linformatizzazione sta portando gli uffici giudiziari verso una progressiva
standardizzazione dei modi di applicazione delle norme procedurali, ma ciò non è
sufficiente. E necessario che lAmministrazione centrale utilizzi il grande
lavoro svolto dallIspettorato, dallUfficio VIII della Direzione generale degli
affari civili e dallURSIA, che ha realizzato gli studi di fattibilità dei diversi
software applicativi, per produrre e
diffondere un Testo unico dei servizi prendendo spunto dalle schede
tecniche da tempo distribuite dal Ministero della giustizia francese. Tutti sappiamo
che non vi è nulla di più dannoso in unorganizzazione, dellincertezza, ed
oggi non esiste allinterno del nostro Ministero un unico, valido, punto di
riferimento in grado di rispondere con tempestività ed obiettività alle richieste degli
uffici relativamente allapplicazione e interpretazione delle molteplici norme
esistenti. In Francia questo punto di riferimento è rappresentato dalla Scuola di
formazione del personale; ebbene io qui vorrei rilanciare ancora una volta questo
suggerimento: diamo alla nostra Scuola di formazione del personale amministrativo anche il
compito di definire, sulla base dei pareri espressi dagli organi competenti (Ispettorato,
Ministero delle finanze, etc.), ed in collaborazione con la magistratura, qualora tali
servizi siano connessi con lesercizio
della giurisdizione, le procedure che devono essere utilizzate da tutti gli uffici
giudiziari per lo svolgimento dei servizi di cancelleria.
A fronte di tutti questi problemi, le
nostre Associazioni potrebbero proporsi come catalizzatore di tutte le forze che in qualche modo vogliono perseguire il fine di una
giustizia più efficiente, attraverso uno spazio comune di confronto; tale spazio potrebbe
essere rappresentato dal sito internet www.giustiziaonline.it che vorremmo rendere operativo subito dopo
lestate, in collaborazione con tutti gli Osservatori sulla giustizia oggi esistenti.
Nel contempo stiamo cercando di diffondere la cultura della cooperazione, organizzando
convegni analoghi a questo in altre sedi giudiziarie: in autunno vorremmo trovarci a
Belluno per porre le basi di un Osservatorio del Triveneto.
Questi pertanto sono i miei suggerimenti
per far sì che il processo esca da questa spirale perversa che ci sta progressivamente
allontanando dallevoluzione sociale: dobbiamo lavorare insieme, per organizzare una
migliore gestione delle carte, coinvolgendo in questa nostra azione anche il personale
degli uffici notifiche, altrettanto essenziale perché il processo civile non resti
un'inutile dotta disquisizione fra addetti ai lavori, ma sia un elemento di sviluppo e non
di freno della nostra società italiana nel contesto mondiale ed europeo.
Gabriele Guarda |