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Seminario di studio organizzato dall'ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI sul tema

ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DELLE RISORSE DELLA GIUSTIZIA

Palermo, 13 dicembre 2005

   Sono onorato di portare in questa sede il saluto dei dirigenti associati del Ministero della Giustizia.
Abbiamo voluto essere presenti anche in questo incontro per rispondere all’invito rivoltoci dal Presidente Riviezzo nella riunione di Bologna del 23 novembre scorso.

Il mio intervento non riguarderà, come si potrebbe supporre, l’esame delle attribuzioni del dirigente amministrativo, previste nel recente decreto delegato che ha disciplinato le competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi approvato il 18 novembre scorso, per il quale auspichiamo un incontro con il ministero per la redazione del regolamento.

Desidero, invece, porre l’attenzione alla quantità di risorse economiche che sono nella nostra effettiva disponibilità per la gestione degli uffici giudiziari.

Di certo la durata dei processi è legata soprattutto alla qualità dei codici, alla propensione dell’avvocatura a percorrere tutti i gradi di giudizio, in una parola al quadro normativo vigente, ma ritengo che una rilevante parte del problema sia condizionata anche dalla quantità di risorse umane e materiali effettivamente disponibili e dal loro uso razionale.

E’ noto a tutti che siamo passati da un sistema economico dove le risorse sembravano infinite, almeno per noi della giustizia, ad un sistema in cui bisogna fare i conti con le regole di bilancio.
In altre parole dobbiamo fare tutto con le risorse che ci vengono assegnate.

Nell’ultimo decennio gli stanziamenti per la giustizia oscillano tra l’1,7 e l’1,5 del bilancio dello Stato, in linea con gli altri paesi europei.
Tradotto in euro la nostra organizzazione assorbe circa 7 miliardi e 500milioni di euro l’anno.

Riferendoci ai dati forniti dal governo alla Commissione europea per l’efficienza della giustizia (2002) l’Italia, in termini percentuali, è nella media per gli stanziamenti per la giustizia con punte di eccellenza per gli investimenti informatici (dato Sole 24ore).
Come è noto i motivi di sofferenza sono legati alla quantità di input (processi) che la nostra organizzazione deve fronteggiare rispetto gli altri paesi europei, infatti il nostro contenzioso civile è doppio rispetto a quello della Francia, il rapporto è di 7.145 controversie ogni 100mila abitanti, con evidenti ricadute sui tempi dei processi.
Occorrono quindi strumenti normativi e fiscali per limitare il numero delle cause che annualmente si riversano nelle cancellerie giudiziarie e quindi sulle scrivanie dei giudici (occorre quindi un controllo sugli input).

L’utilizzazione, anche nel nostro dicastero, del controllo di gestione ha mostrato le criticità di buona parte delle nostre spese.
Per la prima volta, in questi ultimi anni, il controllo di gestione ha evidenziato come le intercettazioni telefoniche ed ambientali assorbono 1/3 delle risorse disponibili, risulta ovvio che sul problema si può intervenire solo razionalizzando la spesa e non certo limitando questo essenziale strumento di indagine.
A tal proposito i dati che pervengono sull’introduzione dei sistemi informatici sono alquanto confortanti.
Molto sinteticamente si rappresenta che i costi del 2003 sono stati pari a 335 milioni di euro mentre nel 2004 i costi sono stati pari ad 264 milioni e 300.000 euro con un risparmio di spesa di 71 milioni di euro.
Si osservi che la riduzione dei costi dal 2003 al 2004 si è ottenuta anche in presenza di un aumento numerico delle prestazioni che sono passate da 74.495 bersagli, del 2003, agli oltre 90.000 del 2004.
La riduzione del costo unitario è notevole. Infatti il Ministero è intervenuto in un momento in cui la media di spesa era di circa 74 euro per bersaglio al giorno mentre oggi si attesta sui 20 euro al giorno (Fonte DGSIA).

Un’altra considerevole percentuale delle risorse economiche a nostra disposizione, pari allo 0,9 per cento del bilancio (62 milioni 620 mila euro - Fonte Dip. Aff. Pen.Ufficio I anno 2004)) viene consumata dai compensi previsti per il patrocinio a spese dello Stato.
Riprendendo e condividendo le considerazioni del Procuratore Generale Caselli, secondo cui il sistema del gratuito patrocinio costituisce un importante conquista di civiltà, ritengo che il costo di questo servizio dovrebbe gravare sul bilancio sociale e non su quello della giustizia.
Senza considerare poi che le note carenze del nostro sistema fiscale rendono quanto mai improbabili i controlli sul reddito delle persone.
Altre possibili soluzioni potrebbero essere quelle di costituire un apposito ruolo di avvocati destinati ad assicurare l’assistenza legale ai non abbienti.
Solo in questo modo anche questa spesa potrebbe essere messa sotto controllo.

Non possiamo dimenticare anche i costi esponenziali della magistratura onoraria che ha raggiunto per numero quasi quella togata (8.500 giudici onorari a fronte di 9.000 magistrati togati).
Se a tutto questo aggiungiamo i numerosi pignoramenti che bloccano di fatto l’utilizzazione di svariati capitoli di spesa, come conseguenza dell’applicazione della legge Pinto, è facile rendersi conto come le risorse di cui disponiamo in concreto siano davvero esigue.

Pertanto se vogliamo in qualche modo liberare più risorse da destinare ad altri settori strategici (riqualificazione del personale, formazione, beni tecnologici, ecc.) occorre avere un migliore controllo della spesa.

Forse il decentramento potrebbe essere l’occasione per affrontare in modo razionale questi argomenti a condizione che ci sia un reale decentramento di risorse, di mezzi, di persone, di competenze; sarebbe una delusione se tutto si limitasse ad una semplice avocazione da parte degli uffici regionali delle risorse già assegnate agli uffici distrettuali.

C’è bisogno di una attuazione coraggiosa della riforma perché siano trasferite competenze, perché sia assunto personale; se il tutto si ridurrà in una mobilità interna di personale il risultato sarà parziale.
Ai dirigenti amministrativi, impegnati nel rendere il servizio giustizia più efficiente ed efficace per il cittadino, preme come alla magistratura e certamente agli avvocati rendere più veloce la macchina giudiziaria.
In altri termini lavoriamo per lo stesso obiettivo, rendere la giustizia un servizio efficiente e di qualità in sintonia con gli standard europei; non ci sentiamo quindi “la lunga mano del governo” negli affari di giustizia, ma bensì la cerniera tra le aspettative del cittadino e gli organi giudiziari.

Grazie per l’attenzione.
Alessandro Mastrosimone (componente del direttivo Associazione Dirigenti Giustizia)



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24 gennaio 2012:

DIFFICOLTA’ TECNICHE E TEMPI RISTRETTI PER L’INSERIMENTO DELLE SCHEDE OBIETTIVI 2012:

L’ASSOCIAZIONE SCRIVE AL PRESIDENTE GIORGIANNI

 

 

 

 

12 gennaio 2012:

CONVEGNO A NAPOLI SULL'UFFICIO PER IL PROCESSO

 

 

 

 

 

23 dicembre 2011:

E’ stato pubblicato sul sito del Ministero il posto di DG del personale resosi vacante il 28 novembre 2011 con l’assegnazione ad altro incarico del Dr. Piscitello

 

 

 

 

19 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI:L’ASSOCIAZIONE CHIEDE LA PUBBLICAZIONE DEI NOMINATIVI DEGLI AMMESSI SUL SITO DEL MINISTERO

17 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI: SONO PASSATI 4 ANNI, MA QUASI CI SIAMO !

 

 

27 novembre 2011

CONSULENZA DELL'ASSOCIAZIONE AI CANDIDATI AL CONCORSO A 40 POSTI DI DIRIGENTE

 

 

 


L'Associazione Dirigenti Giustizia è un'associazione professionale tra i dirigenti amministrativi dell'amministrazione giudiziaria che, negli ultimi anni, si è posta come obiettivo, tra gli altri, il miglioramento della qualità e dell'efficienza del servizio giustizia.