28° Congresso Nazionale Forense
Amministrare la giustizia: gli Avvocati per governare il cambiamento
Milano, 10-13 nov. 2005
Indirizzo di saluto dellAssociazione Dirigenti del Ministero della Giustizia
Sono onorata di portare allAvvocatura italiana il
saluto dei dirigenti associati del Ministero della Giustizia.
Il dibattito di questi giorni, fin dalla scelta del tema principale del congresso, ha
evidenziato come i problemi della professionalità degli avvocati siano in parte analoghi
a quelli in discussione fra i dirigenti amministrativi della giustizia:
la definizione di una precisa e peculiare identità professionale, la serietà del
reclutamento, il perseguimento di una effettiva qualificazione (correlata al tema della
formazione permanente), il rapporto con le altre componenti del sistema giustizia, la
tematica disciplinare (per i dirigenti, prevalendo lo specifico profilo della valutazione
delle prestazioni professionali, che agli stessi si applica, a seguito della introduzione
del controllo di gestione ex decr. leg.vo 289/99), il rapporto con le nuove tecnologie,
lessere o sentirsi parte della classe dirigente del Paese, letica della
responsabilità , la relazione con lEuropa ed il mondo globalizzato, il ruolo da
giocare per il cambiamento ed il miglioramento del sistema giustizia.
Si tratta di tematiche costantemente allattenzione anche dei dirigenti
amministrativi, sia pure sotto differenti profili, correlati alla peculiare posizione
ricoperta.
Pertanto, occorre moltiplicare le iniziative congiunte, unitamente alla magistratura, al
mondo accademico e, in taluni casi, a quello politico, per approfondire la conoscenza
reciproca tra le diverse professionalità che partecipano alla attuazione della
giurisdizione e per fare meglio conoscere anche allesterno i problemi del servizio
giustizia e i diversi possibili approcci agli stessi.
Lindividuazione delle soluzioni possibili passa inevitabilmente attraverso lo
sviluppo di sinergie e lapporto interdisciplinare delle diverse culture
professionali interne al sistema giustizia.
Più in particolare, i dirigenti amministrativi si occupano di tematiche organizzative,
dato il ruolo che ricoprono di gestori dei servizi della giustizia, negli uffici
giudiziari o ministeriali.
Tuttavia, in molti casi, è notevole anche il coinvolgimento su argomenti strettamente
giuridici, in quanto è ormai un dato acquisito che qualunque riforma dei riti processuali
o di natura ordinamentale comporti un impatto, più o meno sensibile,
sullorganizzazione.
Ecco perché i dirigenti amministrativi confidano che, sempre più frequentemente, sia
lavvocatura, sia la magistratura, così come il Ministero, li coinvolgano sulle
tematiche di comune interesse, per poter rendere disponibile il proprio patrimonio di
esperienza e professionalità, nonché per partecipare responsabilmente alle scelte e alle
decisioni, piuttosto che subire, come talvolta accade, le conseguenze di determinazioni
adottate da chi non abbia specifica conoscenza dei meccanismi operativi di funzionamento
dellapparato.
E convinzione di molti dirigenti che la chiave dei problemi dellefficienza
della giustizia non risieda tanto nel modo in cui sono disegnati i riti (ciò che esplica
soltanto effetti parziali sulla risposta insoddisfacente e tardiva alla domanda di
giustizia dei cittadini), quanto nelle scelte organizzative e nellimpiego delle
risorse disponibili.
A riprova di ciò, si può portare una casistica di esperienze di successo, tutte
caratterizzate dalla partecipazione congiunta di tutte le componenti della funzione
giudiziaria.
Ad esempio, gli Osservatori sulla giustizia civile con i protocolli per la gestione delle
udienze, o i processi di informatizzazione che hanno condotto alla attivazione dei sistemi
Polis Web (accesso degli avvocati ai registri informatizzati civili, dai propri studi
legali, mediante sistemi di autenticazione sicura), o lattivazione di siti Web per
gli uffici giudiziari: sono tutti casi nei quali vi è stato il coinvolgimento di
avvocati, magistrati, personale amministrativo e dirigenti.
E da rimarcare negativamente, peraltro, la circostanza, ripetutamente osservabile,
secondo la quale tali esperienze positive si siano verificate solitamente in ambiti
extraistituzionali, mentre a livello ufficiale vi è ancora scarsa o nulla comunicazione e
raramente si riesce a formalizzare iniziative congiunte. Ciò va promosso e intensificato,
con particolare riferimento alla formazione congiunta (ad esempio, sulle innovazioni
tecnologiche, su modifiche normative intervenute, o su problemi gestionali; si pensi alla
formazione introduttiva, sia degli avvocati, sia dei magistrati o dei dirigenti
amministrativi).
Vi sono molte questioni sulle quali occorre un approccio particolarmente innovativo,
affrontando, ove occorra, modifiche degli assetti organizzativi attuali.
Una per tutte, la tematica delle dimensioni delle strutture giudiziarie e della loro
ubicazione sul territorio.
Appare opportuno affrontare con scientificità (acquisendo preliminarmente dati affidabili
ed elementi conoscitivi) la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, in
rapporto alle esigenze di facilitazione dellaccesso alla giustizia da parte dei
cittadini, ma anche tenendo conto delle potenzialità degli strumenti di innovazione
tecnologica (onde la distanza fisica tra i luoghi, in certi limitati ambiti, può dirsi
superata o in via di superamento, ad esempio, con sistemi quali Polis Web oggi e Processo
Civile Telematico domani). Naturalmente, si dovrà considerare la funzione di
presidio esercitata dalla presenza di uffici giudiziari in aree caratterizzate
da problematiche sociali o da notevole diffusione della criminalità e cercare di rendere
le scelte compatibili con le esigenze di garantire, dove necessario, la specializzazione
del giudice.
Peraltro, la gestione di un piccolo tribunale (al di sotto di 15-20 giudici, per
esemplificare) ha costi certamente elevati, che dovrebbero essere rapportati
alloutput (il prodotto giudiziario).
Appare difficilmente conciliabile con la limitata disponibilità di risorse
lesistenza di situazioni modello di efficienza - caratterizzate da
rapidità nella definizione dei processi e nella evasione delle pendenze - ,
ove queste siano valutate soltanto in rapporto ai tempi di chi è più lento e non anche
ai costi effettivi .
Non si vuole con ciò introdurre un approccio aziendalistico alla giustizia, da
considerare ormai superato. Da tempo, nella pubblica amministrazione si è consolidata una
specifica cultura organizzativa, a partire dai paesi anglosassoni - cultura che va sotto
il nome di public management - e che non si limita ad importare in modo meccanicistico i
metodi e gli strumenti dellimpresa, bensì cerca di conciliarli con le peculiarità
dei fini pubblici degli uffici.
Tali conoscenze fanno parte ormai del bagaglio dei dirigenti amministrativi della
giustizia, che sono stati a ciò specificamente formati.
Per le ragioni esposte, se è apprezzabile che lavvocatura possa esprimersi
allinterno dei consigli giudiziari, ciò che evidenzia limportanza del suo
ruolo nel sistema complessivo della giustizia, è discutibile che i dirigenti
amministrativi ancora non siano stati previsti come soggetti necessari in tali organi,
quanto meno quando le tematiche in discussione riguardino le problematiche organizzative
degli uffici.
In tal senso, si assiste spesso a scelte organizzative che non tengano conto di una
realtà in piena evoluzione.
Così, sembrerebbe opportuno rivedere il fabbisogno di personale, secondo i profili
realmente necessari in uffici che si vogliano bene organizzati e valorizzando i ruoli
specialistici, dei quali vi è estrema urgenza (statistici, contabili, informatici,
formatori, analisti di organizzazione, etc.).
È di questi giorni lassunzione di 350 ufficiali giudiziari, ruolo certamente
caratterizzato da notevoli vuoti di organico ed essenziale nellattuale assetto dei
servizi, ma che sarebbe tutto da riesaminare, alla luce della innovazione organizzativa e
degli strumenti telematici ormai disponibili (quanto meno sul fronte delle notifiche
civili, rimanendo da potenziare le notifiche penali recentemente sottratte alla
competenza della polizia giudiziaria e le esecuzioni civili) .
Nel Congresso, numerosi avvocati hanno fatto riferimento al senso di appartenenza alla
propria categoria. Indubbiamente, un tale approccio va sostenuto e promosso anche
allinterno della dirigenza amministrativa.
Anche per il nostro profilo professionale è essenziale potersi percepire come
appartenenti ad un ruolo di professionisti, diversi dalle altre componenti del
mondo della giustizia, condividendo lorgoglio di contribuire ad una essenziale
funzione dello Stato.
Non si devono buttare a mare i tribunali, come da qualcuno è stato
provocatoriamente detto.
Si devono fare funzionare e, in ciò, i dirigenti amministrativi si sentono
particolarmente coinvolti, responsabili ed interessati ad una effettiva gestione, in
autonomia e sapendo di rispondere dei propri risultati (e, come accennato, ciò è in
parte già previsto).
La complessità delle organizzazioni pubbliche, la necessità di attrezzarsi con uno
strumentario moderno per esprimere la massima capacità direzionale, sono tutti fattori
che richiedono una figura a ciò dedicata ed esperta, liberando il magistrato dirigente da
compiti che esulano dallesercizio della giurisdizione.
Gli uffici giudiziari devono poter funzionare efficacemente, ricercando, nel dialogo tra
le diverse componenti del sistema giustizia soluzioni idonee e proporzionate alle risorse
disponibili. In tal senso, occorre soffermarsi sul modello, da molti idealizzato,
dellufficio del giudice, studiato a partire dalle esigenze del giudicante civile e
fortemente sostenuto dallAvvocatura italiana.
E indubbiamente suggestiva lipotesi di un assistente personale del magistrato,
che possa così essere alleviato da compiti esecutivi, come dalle ricerche
giurisprudenziali, o dal riordino degli atti nei fascicoli, disponendo nel contempo di una
figura che possa verbalizzare le udienze e liberando da ciò lavvocatura, che,
certamente, fin qui, si è prestata in generale a cooperare, ma che non sarebbe certo
tenuta a tale adempimento. Tuttavia, il progetto prescinde da una visione sistemica ed
integrata dei problemi organizzativi concreti degli uffici giudiziari.
Si consideri che, allo stato, non esistono le risorse, lo spazio, le postazioni di lavoro,
i computer per dotare ogni magistrato di un assistente personale. Anche risolvendo il
reclutamento mediante il coinvolgimento di neo/laureati, allievi delle scuole di
specializzazione o altro, rimarrebbero irrisolti gli altri aspetti (logistici, ma
rilevantissimi). Si correrebbe altresì il rischio di creare un nuovo precariato o di
tradurre lufficio del giudice in un ammortizzatore sociale, tanto per
riprendere il concetto espresso dal Presidente OUA con riferimento ad un possibile ruolo
improprio esercitato negli anni passati dagli albi forensi; tutto ciò, trascurando altri
aspetti, quali il rapporto tra tale tipologia di personale e quello presente nelle
cancellerie e i conflitti che potrebbero astrattamente insorgere.
Appare più realistica lidea dellufficio per il processo (che, se si vuole,
potrebbe essere considerata come fase di passaggio intermedio verso lufficio del
giudice).
Con questo, si ipotizza, allinterno del personale addetto alle cancellerie (= al
lavoro strettamente giudiziario), lindividuazione di un assistente
collettivo, piuttosto che individuale, un gruppo di lavoro (secondo disponibilità e
dimensioni delle singole strutture giudiziarie) che sostenga il lavoro dei giudici,
supportandoli almeno nelle attività essenziali, mentre il restante personale verrebbe
addetto (e meglio specializzato, a propria volta) al servizio allutenza.
A parte, resterebbero le figure già attualmente dedite alla parte amministrativa dei
servizi giudiziari, che, purtroppo, negli ultimi anni si è di molto accresciuta, finendo
anchessa per sottrarre risorse al supporto al processo, sia civile sia penale.
In tal modo, si conseguirebbe lobiettivo di fornire un supporto, dove è sempre
mancato (alla giurisdizione, in particolare civile), non occorrerebbero risorse ingenti;
sarebbe certamente indispensabile studiare i possibili impatti organizzativi e
riqualificare (formare specificamente al compito) il personale, a seconda che debba essere
adibito allassistenza ai magistrati piuttosto che al servizio allutenza.
Altra questione rilevantissima, nella ricerca di miglioramento per lamministrazione
della giustizia, è quella dei dati.
Qualunque argomento in materia di organizzazione giudiziaria richiama il tema della
conoscenza dei dati e della loro affidabilità.
Vi è da premettere che i dati sono inseriti dal personale (non più in registri cartacei,
in generale, bensì prevalentemente
) nei sistemi informativi
dellAmministrazione.
La qualità dei dati è condizionata da molteplici fattori, quali la disponibilità -
numericamente adeguata - di dipendenti e la conoscenza dei sistemi di popolamento dei dati
da parte del personale.
Su tali fattori occorre intervenire, prima che a livello di estrazione o elaborazione
finale.
Le statistiche, così come i sistemi informatici, visti quali contenitori dei dati, in tal
senso, non possono che restituire ciò che in essi sia stato inserito.
Un accenno, in tema organizzativo, occorre sia fatto al progetto di decentramento
dellorganizzazione giudiziaria del Ministero.
Per come esso è delineato nella legge delega n. 150/2005 di riforma dellordinamento
giudiziario, non appare chiara lentità della delega/devoluzione dal centro alla
periferia. Vi è dunque il rischio (stupefacente, data la presenza di sostenitori del
federalismo pieno nellattuale maggioranza) che non vengano ridotte le competenze del
centro a vantaggio di autonome competenze periferiche, bensì che si duplichino i livelli
organizzativi, anche per qualche resistenza che al centro (Via Arenula) potrebbe
astrattamente manifestarsi.
La conseguenza prevedibile consisterà in un appesantimento dei processi di lavoro.
Inoltre, si va profilando un disegno secondo il quale le attuali strutture periferiche per
linformatica (già deboli, specialmente a Nord) sarebbero candidate a trasformarsi
automaticamente in direzioni regionali o interregionali, onde, con le stesse scarse forze
attuali, da una sola competenza (quella sui servizi informatici) ne acquisirebbero
ulteriori tre (direzione del personale, statistica, beni materiali). Non si vede come
tutto ciò possa essere elemento di efficienza.
In conclusione, su tutte le problematiche elencate, da decenni allattenzione degli
operatori della giustizia, sarebbero utili approfondimenti seminariali (non
convegni-passerella), per preparare una più ampia conferenza sulla giustizia, da fissare
anche ad una certa distanza temporale, per avere modo di fare emergere concrete proposte
di soluzione praticabili e sostenibili al più presto e ciò può accadere soltanto nella
cooperazione delle diverse professionalità e con lapporto di tutte le componenti
del mondo della giustizia .
Lobiettivo di servizi giudiziari adeguati agli standard europei preme ai dirigenti
amministrativi, come agli avvocati e certamente anche ai magistrati, e non costituisce
certo palestra per discorsi paludati o astratti, finalizzati a dare lustro a singoli
soggetti o ad organizzazioni a caccia di visibilità.
Giusto processo significa effettività del processo e risposta giudiziaria
qualitativamente adeguata e tempestiva (ora, anche in tempi prevedibili, come ha richiesto
CEPEJ, la Commissione per lefficacia della giustizia istituita dal Consiglio
dEuropa), dentro strutture dignitose, per i cittadini come per gli operatori a tutti
i livelli, inclusi gli avvocati, i magistrati, il personale e la dirigenza amministrativa.
Ciò si può raggiungere soltanto grazie alla passione e al coinvolgimento profondo di
tutte le professionalità, ciascuna con il proprio bagaglio di esperienza e di competenza,
da valorizzare e da sviluppare in sinergia.
Daniela Intravaia
componente del Direttivo dellAssociazione Dirigenti Giustizia
daniela.intravaia@giustizia.it
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