ASSOCIAZIONE CULTURALE
"NUOVA GIUSTIZIA"
Assemblea ordinaria - Milano - 10 settembre 2005
Intervento di Gabriele Guarda - presidente E.U.R.
Vorrei impostare il mio intervento, a chiusura dei lavori
di questo seminario, proponendo prima tre argomenti di riflessione, due dei quali prendono
spunto dal contesto sociale, che, a mio parere, possono offrire una particolare chiave di
lettura per il "Sistema giustizia", per poi proporre un progetto per una
"Nuova Giustizia".
Il primo argomento ci è offerto dalla frase pronunciata qualche giorno fa da uno degli
organizzatori della marcia per la pace che si sta svolgendo in questo fine settimana ad
Assisi: "Non vi è pace, senza giustizia". Può sembrare una "frase
fatta", come si dice, ma in questo momento storico, che vede le istituzioni
giudiziarie oggetto di innumerevoli polemiche, forse è opportuno soffermarci sul fatto
che la Giustizia non è un optional, non è qualcosa che possiamo cedere in outsourcing,
non è un bene da valutare esclusivamente in termini economici!!
Stiamo parlando, ovviamente, della giustizia umana, di quel sistema di regole che ci
consente di vivere in un contesto democratico; una giustizia che, proprio in quanto umana,
è suscettibile di errori, di modifiche e di riforme ma che comunque è essenziale per il
funzionamento della società.
Ed infatti è particolarmente significativo rilevare che, proprio in questo momento di
delegittimazione del sistema giudiziario, i giudici sono chiamati a pronunciarsi sulle
materie più disparate: dallo sport (vedi i calendari del campionato di calcio o gli
interventi durante le competizioni ciclistiche) alla finanza, alle gare d'appalto, ai
pubblici concorsi.
L'esaltazione del libero mercato e l'esasperazione della concorrenza con il solo fine del
profitto portano infatti al mancato rispetto delle regole di settore e, quindi, al
massiccio ricorso alla magistratura da parte di coloro che ritengono di essere stati
ingiustamente esclusi o valutati in modo scorretto.
Quindi noi operatori della giustizia dobbiamo fare in modo di far riacquistare
all'istituzione per la quale lavoriamo e in cui crediamo il ruolo che le spetta.
Certo, il ruolo non si acquisisce per legge; e non è né il Governo, né il Parlamento
che ce lo deve riconoscere. Per riacquistare credibilità noi dobbiamo rivolgerci
soprattutto agli utenti, ai cittadini, a coloro che tutti i giorni frequentano i nostri
Tribunali. Sono loro che debbono considerarci non solo utili, ma necessari, e davanti ai
quali dobbiamo giustificare la nostra esistenza e lo stipendio che percepiamo.
Una giustizia, non solo efficiente, ma anche attenta all'individuo, può essere così uno
strumento per assicurare la pace sociale.
Con il secondo argomento vorrei parlarvi della "Ferrari". In un servizio apparso
su un periodico pubblicato qualche mese fa e dedicato alla nostra prestigiosa casa
automobilistica, ho letto alcune considerazioni che vorrei brevemente proporvi:
"
parole schiette. Riassumono il rispetto e la considerazione che la Ferrari
dimostra ai lavoratori. Per vincere sulle piste di Formula Uno e nei mercati globali delle
granturismo non bastano, infatti, Michael e Rubens, la sono indispensabili anche Stefania
e Massimo, Ermanno e Luca, Carlo, Marco e Giovanna: tecnici, operatori, progettisti,
addetti ai robot, specialisti della rettifica con anni di esperienza e giovani da poco
assunti. I successi della casa di Maranello cominciano da loro. Dal grande pilota al top
manager, dall'ingegnere al fattorino, tutti sono impegnati a disputare gran premi non meno
importanti, solo meno famosi, di quelli che si corrono a Monza, Interlagos e Hockenheim:
migliorare i motori, mettere a punto i macchinari, verniciare alla perfezione le scocche,
disegnare profili aerodinamici, tagliare e cucire con precisione le pelli per sedili e
interni. Sono gare difficili perché il traguardo si sposta di continuo in avanti. Nella
corsa senza fine dell'innovazione e della ricerca dell'eccellenza. In questa speciale
competizione, la qualità del prodotto si fonda sulla qualità del lavoro. Un binomio
inscindibile. Che si concretizza solo se si creano le condizioni in cui tutti danno il
meglio di sé
." (da Ventiquattro, periodico del IlSole24ore - dicembre 2004).
E' questa una modalità di lavoro che ben difficilmente possiamo trovare all'interno dei
nostri uffici giudiziari. In Italia una ricerca sull'organizzazione del sistema
giudiziario, condotta dal prof. Stefano Zan dell'Università di Bologna, ha infatti posto
in evidenza come "il processo" sia un evento che non viene
"presidiato" da nessuno; anche se il giudice, il cancelliere e l'ufficiale
giudiziario svolgono ciascuno il proprio compito in modo perfetto, spesso non vi è la
consapevolezza che tutte queste professionalità stanno lavorando per uno scopo comune:
dare risposta all'istanza di giustizia dei cittadini.
Ed infine, come presidente dell'E.U.R., vorrei parlarvi d'Europa.
Non è facile, oggi, parlare di Europa. Infatti è inutile nasconderci che i risultati del
referendum sulla Costituzione Europea in Francia e in Olanda rappresentano un chiaro
segnale di disagio da parte dei cittadini dell'Unione.
Penso che quel risultato non sia tanto una critica ai contenuti della Costituzione europea
in sé, quanto piuttosto una esplicita richiesta, rivolta alle Istituzioni, di passare da
un'idea burocratica dell'Unione ad una Europa dei cittadini.
Per creare un'Europa dei cittadini, non è certo importante determinare con minuziosi
regolamenti la pezzatura del pesce o la gradazione del vino; né è sufficiente
l'introduzione dell'euro che, anzi, viene spesso considerata una causa della attuale
instabilità economica.
Ritengo che per creare un'Europa dei cittadini sia invece necessario dare maggiore impulso
proprio alla cooperazione giudiziaria, sia in materia civile che in materia penale, tra
gli Stati dell'Unione; in alcune Nazioni, e non solo in Italia, infatti l'immagine della
Giustizia appare oggi offuscata e l'opinione pubblica la considera ormai un inutile peso,
e non un pilastro essenziale della convivenza sociale.
Per cooperare è necessario anzitutto conoscerci; si devono superare le diffidenze che
ciascuno di noi ha nei confronti del sistema giudiziario del vicino, si devono trovare in
tempi brevi i principi fondamentali comuni sui quali impostare una vera Giustizia Europea.
Per concludere, in questo contesto mi sembra essenziale la figura del "cancelliere
europeo", così come è stata definita in Spagna, nel Congresso dell'E.U.R. del 1995.
Sono passati dieci anni, eppure quel modello, a mio parere, è ancora attuale.
Quindi, sarebbe forse opportuno che ci domandassimo quale dovrebbe essere per i prossimi
anni e in questo nuovo contesto sociale così allargato, la professionalità del giudice,
del rechtspfleger, del cancelliere e dell'ufficiale giudiziario. Forse sarebbe meglio se i
singoli Stati tenessero conto della necessità, per il cittadino europeo, di potersi
confrontare con un sistema giudiziario, se non uniforme, almeno organizzato sulla base di
principi comuni.
Questo è dunque, a mio parere, il percorso che dobbiamo seguire insieme, magistrati,
cancellieri ed avvocati,. Un progetto comune: è a questo che dobbiamo lavorare, affinché
la nostra funzione acquisti sempre più il peso che merita, e il cittadino europeo
riacquisti fiducia nel lavoro dei tribunali
Vi ringrazio.
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