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ANF
4° Congresso Nazionale
L’Avvocato per un modo di diritti
II Sessione:ORDINAMENTI GIUDIZIARI

     La ANF ha invitato al suo 4° congresso nazionale la nostra associazione per aprire e coltivare un diobattito costruttivo sulla questione degli ordinamenti.
Il tema è stato illustrato dall'Avv. Laura Perego mentre sono intervenuti il dr Nello Rossi per ANM, il Prof. Giuseppe Di Federico, componente CSM, Università BO ed io quale C.Presidente Dirigenti Giustizia.
Il dibattito è stato interessante poichè fuori da qualsiasi conformismo e la platea è stata numerosa fino alla fine.
I punti centrali sono stati l'efficacia e l'efficienza di un sistema così come è stato costruito con la recente riforma. Pur riconoscendo alla riforma una qualche volontà di innovare certamente si è sottolineata l'assenza di metodo e la carenza di norme che affrontassero seriamente la modernizzazione del sistema.
Insomma quanto, ancora oggi, efficacia ed efficienza sono principi che elaborano, con grande sforzo, i singoli operatori del diritto e quanto poco, le strutture e la politica giudiziaria ci offre a cominciare dai sistemi di monitoraggio, valutazione, organizzazione e decentramento.
Il moderatore, Avv.to Piazza, ha concluso dicendo che se fino ad oggi, per parlare di efficienza della Giustizia, si è cercato di delineare la figura del " Bravo Giudice, bisogna necessariamente definire anche il profilo del " Bravo Dirigente" poichè l'efficienza è il risultato di una sinergia di forze di ugual valore.

Intervento dell’Associazione Dirigenti Giustizia

L’Ordinamento Giudiziario e la Dirigenza Amministrativa

     La questione della riforma dell’ordimanento giudiziario ha rappresentato e rappresenta nel nostro paese, per la complessità degli aspetti che la compongono, oggetto di approfondimento da parte di tutti gli operatori del diritto.
In questa epoca di post-moderniso, la discussione è alimentata dalle crescenti aspettative da parte di tutti, operatori e cittadini, nei confronti del “sistema giustizia”.
Come affermato da alcuni costituzionalisti, si avverte la necessità di affrontare le problematiche intorno al diritto non più in termini meramente formali, burocratici, gerarchicizzati e meritocratici fino allo spasmo.
L’impalcatura normativa/organizzativa deve essere idonea a raggiungere gli obiettivi generali del sistema giustizia cioè del giusto processo in un tempo ragionevole di durata così come previsto dalla costituzione.
Tutto questo per essere realizzato deve passare attraverso una corretta lettura delle aspettative che vi sono alla base e che prescindono da qualsiasi tentativo di invadenza tra giustizia e politica.
Al contrario si impone una ricerca che ponga in essere politiche di razionalizzazione e semplificazione delle procedure di esercizio del diritto evitando, in un tentativo raffazzonato di restringere i tempi del processo, la creazione di riti che si alternano o si affiancano a procedure già esistenti. E necessario prevedere nuovi profili organizzativi, nuovi moduli di partecipazione dei soggetti interessati e controinteressati per rivalutare, concretamente, le competenze professionali in relazione alle funzioni svolte dalle parti pubbliche e private che si rappresentano nel processo.
Al fine di evitare burocratizzazione, gerarchicizzazione delle strutture e controlli astringente di tipo verticistico, è necessario pensare ad un sistema permanente di monitoraggio in grado di analizzare dinamicamente lo stato e la capacità operativa degli apparati giudiziari e di valutare le relative difficoltà che si incontrano nel porre in essere gli adempimenti previsti dalla applicazione concreta di una norma innovativa e/o modificativa.
Un nuovo approccio alle problematiche che quotidianamente il “sistema giustizia” impone permette di uscire da logiche perverse in cui il sistema mediatico ci indirizza per cogliere meglio quel senso di “DISUGUAGLIANZA” avvertito dal cittadino comune.
In tutto questo la Dirigenza in generale e la Dirigenza Associata in particolare da molto tempo cerca in ogni sede di uscire dalla logica del dibattito/scontro per indirizzare ogni sforzo possibile verso le tematiche dell’ “EFFICIENZA DEL SISTEMA GIUSTIZIA” nel suo complesso.
Concretamente ciò ha determinato la ricerca di tecniche e modelli organizzativi che vedano partecipi tutte le parti del processo, magistrati, dirigenti, personale delle cancellerie, avvocati, per costruire, intorno al processo, una struttura in grado di garantire, in un binomio che prevede una stretta correlazione tra la norma giuridica ed il supporto organizzativo amministrativo, effettività, efficacia del diritto e, quindi la credibilità del “sistema giustizia”.
La Dirigenza Amministrativa, inseguendo la cultura che privilegia l’efficacia e l’efficienza , ha cercato di costruire un linguaggio che, nel rispetto delle competenze tecniche e funzionali, rendesse possibile la costruzione di obiettivi comuni e condivisi.
Per realizzare questi obiettivi è stato necessario abbandonare logiche autoreferenziali e privilegiare logiche che, nel rispetto delle garanzie di autonomia, indipendenza e terzietà, perseguono esclusivamente garanzie e diritti, del cittadino e per il cittadino.
La riforma dell’Ordinamento Giudiziario all’art.2 lettera s) distingue, per competenza, la funzione Amministrativa del dirigente rispetto a quella Giurisdizionale del Capo dell’Ufficio, Magistrato, cercando di porre un punto fermo rispetto all’annosa questione della doppia dirigenza.
Tuttavia, l’assenza diffusa tra gli operatori del diritto di una cultura della gestione per obiettivi; l’assenza di una formazione congiunta tra chi assumere la Dirigenza dell’Ufficio giudiziario ( Magistrato Capo dell’Ufficio e Dirigente amministrativo); l’assenza di una seria politica della spesa; la non conoscenza della consistenza delle somme di cui disporre per garantire la funzionalità della struttura organizzativa; la alchimistica distribuzione delle risorse a prescindere dalla bontà degli obiettivi e dei progetti; l’assenza di qualsiasi monitoraggio dei costi sostenuti e dei risultati raggiunti, consentono l’innesco di continue conflittualità, deleterie per la funzionalità e l’efficienza del sistema.
La sensibilità culturale dei singoli, pur costituendo il nocciolo duro della coscienza critica sociale, non è servita al Legislatore a costruire un Ordimanento che includesse nuovi profili organizzativi in grado di garantire una flessibilità dinamica attraverso il riconoscimento delle professionalità costruite ed alimentate non per rincorrere “la Carriera” ma per garantire l’effettività e la efficacia del diritto.
Lo stesso decentramento, auspicabile per rende più vicina la struttura organizzativa centrale al territorio, per essere utile al sistema deve essere costruito come parte armonica e non come imitazione dell’attuale organizzazione con in più l’aggravante di avocare a se strutture e risorse nate per altre finalità ed assolutamente inadeguate al nuovo assetto organizzativo.
Un dato è certo, la Dirigenza, ricercando, con grande difficoltà, un dialogo con tutti gli operatori del diritto nell’interesse di “ quel cittadino comune”, cerca di cogliere una utilità operativa nelle innovazioni normative soprattutto con riferimento all’impatto organizzativo.
Lo sforzo è ciclopico poiché è impedita la circolazione, a tutti i livelli, della cultura del condividere nel confronto.
E’ tutt’ora prevalente una impostazione che preferisce le separazione tra i soggetti ed i rapporti gerachicizzati.
Al contrario l’identificazione di obiettivi e la valutazione dell’impatto organizzativo-amministrativo, determina un coinvolgimento che esclude l’autorefenzialità dei ruoli e delle funzioni : nessuno può sentirsi altro e diverso rispetto alla struttura organizzativa.
Riprendendo quanto detto magistralmente da Zagrebelsky (1) a proposito del “diritto mite” e cioè che “il diritto non è in proprietà di uno ma deve essere oggetto delle cure di tanti e, come non ci sono padroni, così simmetricamente non ci sono servi del diritto”, mi piace finire dicendo che ciò vale ancora di più quando lo si rapporta alla costruzione di un Ordinamento Giudiziario poco attento agli assetti organizzativi e gestionali, e molto interessato al ruolo dell’interpretazione giudiziaria.
Se è vero , come è vero, che l’Ordinamento giudiziario è previsto per assicurare giustizia in tempi ragionevolmente certi, bisogna pensare ad una riforma dell’ Ordinamento giudiziario che dia la garanzia di efficacia ed efficienza al sistema e combatta la cultura dell’illegalità generata dalla lentezza dei processi (2).

                    Maria Maddalena


1)    Gustavo Zagrebelsky – Il diritto mite. Legge, diritti, giustizia, Torino, 1992.
2)    Romano Bettini -Sociologia della giustizia e neorealismo giuridico, 2002.



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24 gennaio 2012:

DIFFICOLTA’ TECNICHE E TEMPI RISTRETTI PER L’INSERIMENTO DELLE SCHEDE OBIETTIVI 2012:

L’ASSOCIAZIONE SCRIVE AL PRESIDENTE GIORGIANNI

 

 

 

 

12 gennaio 2012:

CONVEGNO A NAPOLI SULL'UFFICIO PER IL PROCESSO

 

 

 

 

 

23 dicembre 2011:

E’ stato pubblicato sul sito del Ministero il posto di DG del personale resosi vacante il 28 novembre 2011 con l’assegnazione ad altro incarico del Dr. Piscitello

 

 

 

 

19 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI:L’ASSOCIAZIONE CHIEDE LA PUBBLICAZIONE DEI NOMINATIVI DEGLI AMMESSI SUL SITO DEL MINISTERO

17 dicembre 2011:

CONCORSO A 40 POSTI: SONO PASSATI 4 ANNI, MA QUASI CI SIAMO !

 

 

27 novembre 2011

CONSULENZA DELL'ASSOCIAZIONE AI CANDIDATI AL CONCORSO A 40 POSTI DI DIRIGENTE

 

 

 


L'Associazione Dirigenti Giustizia è un'associazione professionale tra i dirigenti amministrativi dell'amministrazione giudiziaria che, negli ultimi anni, si è posta come obiettivo, tra gli altri, il miglioramento della qualità e dell'efficienza del servizio giustizia.