| CONVEGNO
9 GIUGNO 2001
ASSOCIAZIONE
DIRIGENTI MINISTERO GIUSTIZIA
LA
COSTRUZIONE DI UN MODELLO PER LA QUALITA'
DEI
SERVIZI GIUDIZIARI
1. La
giustizia non è un'azienda. 2. L'obiettivo del miglioramento della qualita'. 3. La
valutazione dei dirigenti. 4. Proposte per il miglioramento della qualita'. 5. Le
certificazioni "ISO". 6. Le azioni di integrazione.
1. LA
GIUSTIZIA NON È UN'AZIENDA
Il tentativo di
innovare e di rendere più efficienti i servizi pubblici ha visto troppo spesso
importazioni inadeguate e non meditate di schemi organizzativi nati per il mondo dei
servizi privati.
Quanto ai
servizi giudiziari, tra le peculiarità che renderebbero impossibile un avventato
trasferimento di modelli di innovazione dal mondo aziendalistico vi sono:
· limpossibilità
di fare riferimento ad un mercato: il lavoro
giudiziario si svolge in un ambito pressoché
monopolistico;
· limpossibilità di operare in ogni situazione
secondo criteri di convenienza economica: alcuni istituti e servizi giudiziari, ad
esempio il gratuito patrocinio, risulterebbero incoerenti, se rapportati ad un criterio di
economicità e convenienza per lamministrazione, mentre rispondono ad un principio
di solidarietà sociale, costituzionalmente tutelato;
· la difficoltà di contemperare i due criteri di efficacia
(rapporto ideale tra concreto impiego delle risorse disponibili e grado di conseguimento
degli obiettivi prefissati) e di efficienza (rapporto ideale nellutilizzo
delle risorse disponibili) con i principi costituzionali posti a tutela della funzione
giurisdizionale, che si interseca molto frequentemente con lattività amministrativa
giudiziaria. Ne deriva che, mentre non sorgono questioni sulla misurabilità del prodotto
delle cancellerie, condizionato inevitabilmente e indissolubilmente da quello dei
magistrati, risulta molto più complesso fissare criteri per misurare questultimo,
senza che vengano sollevati timori per le guarentigie poste a tutela dellordine
giudiziario.
2.
L'OBIETTIVO DEL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA'
Tuttavia, per
coloro che rivestono a qualsiasi titolo ruoli di responsabilità nella produzione dei
servizi giudiziari, vertici ministeriali, dirigenti, funzionariato, è impossibile
sottrarsi alla forte pressione esterna ed interna, proveniente da cittadini, avvocati,
magistrati, lavoratori, sindacati, affinchè si realizzi un miglioramento della qualità
nei servizi giudiziari.
In particolare,
due obiettivi generali emergono come prioritari, anche in relazione alla recente modifica
dell'art. 111 Cost. e della riaffermazione, caso mai ce ne fosse stato bisogno, del
principio del giusto processo e della sua ragionevole durata:
-
misurazione e
riduzione dei tempi di processo di erogazione dei
servizi, distinti per
tipologia di prodotto finale; a titolo di esempio, per i servizi
ministeriali, procedendo a classificare quelli destinati ai dipendenti - uffici
pensioni, aspettative, promozioni, etc. - e quelli che hanno relazione solo con altri
uffici interni, oppure con altri organi dello Stato -
segreterie che hanno rapporto con C.S.M., Parlamento, etc. -; per gli Uffici giudiziari, analizzando e
tipizzando i processi produttivi delle diverse attività di cancelleria - famiglia,
minori, area delle certificazioni penali, area civile,
etc.-, in rapporto ai tempi codicistici e all'attività della magistratura;
-
miglioramento
della qualità della comunicazione interna ed
esterna negli Uffici dellAmministrazione
giudiziaria, diversificando per tipologia di Ufficio (differenti esigenze si prospettano
per un Ufficio giudiziario rispetto ad un Ufficio ministeriale, per un Tribunale o per una
Procura, per uffici di grandi, medie o piccole dimensioni, etc.).
Come facilitare
il cambiamento ?
Negli ultimi
anni sono state impiegate molte risorse, sono state realizzate riforme, si è incrementato
il personale, è stata diffusa l'informatizzazione. Ciò non è avvenuto in modo
"uguale" dappertutto, ma non si spiega comunque la permanente scarsa qualità,
mediamente, dei servizi giudiziari e la conseguente insoddisfazione degli utenti, sia
interni, sia esterni, nonché degli stessi operatori.
Il tema più
scottante è quello della tempestività della
risposta alla domanda di giustizia, correlato a quello delle frequenti condanne
dell'Italia da parte della Corte di Giustizia europea.
Su tale
parametro di qualità, come su tutti gli altri - accessibilità, precisione, correttezza,
chiarezza, personalizzazione, riservatezza, etc.- è possibile intervenire su fronti
diversificati (normativo, giurisprudenziale, promuovendo o ricercando le interpretazioni
delle regole procedurali, che consentano di limitare i tempi morti, etc.).
Tra i diversi
fronti possibili di intervento vi è certamente quello organizzativo-gestionale, per
individuare quale assetto sia più efficace, affinchè
le risorse disponibili risultino adeguate a rispondere ai bisogni espressi.
Lavorare per
l'obiettivo della qualità significa costruire un modello di apprendimento organizzativo fondato sul miglioramento
continuo e sullo sviluppo permanente delle risorse umane e questo coinvolge sia i
dirigenti, che devono i propulsori delle iniziative, i coach (gli allenatori) del proprio personale, sia i
collaboratori, per realizzare un presidio costante e vigile sui processi di produzione dei
servizi.
Non è
sufficiente lanciare un progetto per la qualità
e passare il testimone alle persone che concretamente lo dovrebbero attuare: occorre
presidiare tutto il percorso e deve farlo un soggetto capace di essere guida, in grado di
trasmettere, se si vuole, una certa passione per
l'obiettivo (ed è chiaro che ciò può avvenire soltanto a patto di crederci in
proprio).
Non si ha timore
di apparire retorici, richiamandosi a valori, quali la passione per il lavoro e l'etica del fine pubblico, che molto potrebbero
contribuire oggi nella attivazione e conduzione di percorsi quali quelli indicati.
3. LA
VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI
Non esiste
certamente una ricetta valida per tutte le "stagioni" e per tutte le situazioni
organizzative giudiziarie, molto diversificate fra loro sul territorio nazionale, per
conseguire risultati in termini di miglioramento della qualità dei servizi.
Tuttavia, si
possono avanzare alcune indicazioni, sull'onda, tra l'altro, di iniziative già avviate
sotto i precedenti ultimi Dicasteri, dal '96 in poi, con particolare riguardo ad attività
nell'area, lato sensu, dell'organizzazione
giudiziaria.
Una
realizzazione importantissima è consistita, in tempi recenti, nell'avviare l'attuazione
del decreto legislativo 286 del 30/7/99 sul controllo
di gestione.
Tra le prime
concrete azioni vi è stata l'istituzione della Commissione
per la Valutazione dei dirigenti amministrativi.
Sono note la
genesi della Commissione, il modello di valutazione che la stessa ha prodotto, la ricerca
di un atteggiamento costruttivo che l'Amministrazione ha offerto nel lanciarne le
attività, le discussioni e i dubbi, le critiche, anche aspre, levate da più parti, in
presenza di alcuni aspetti delicati della futura attività valutativa alla quale dovranno
sottoporsi i dirigenti.
Tuttavia, è
possibile tradurre in una importante occasione di cambiamento l'istituzione del citato
organismo.
La valutazione
è legata agli obiettivi.
Gli obiettivi,
per quanto premesso, ma soprattutto per ciò che è sotto gli occhi di tutti, non possono
non contemplare (anche) il miglioramento del livello di qualità dei servizi giudiziari.
Se l'avvio di
una attività valutativa di tipo meritocratico nei confronti dei dirigenti si legasse ad un progetto
integrato per il miglioramento della qualità dei servizi giudiziari e ministeriali,
la stessa valutazione potrebbe avere maggiore efficacia e sarebbe più generalmente
accettabile dalla classe dirigenziale amministrativa, a fronte dell'attuale rischio di
sentirsi sottoposti a giudizi che potrebbero essere fortemente condizionati da
personalizzazioni, da qualche pregresso episodio di comunicazione inefficace nei rapporti
con la magistratura e l'avvocatura, nonché
verso il personale (soggetti tutti, che, a vario titolo, entrano nel "gioco"
della valutazione, così come è stato strutturato).
Un progetto per
la qualità di ampio respiro comporterebbe, infatti, la
valutazione come momento finale, o, al più,
intermedio (per il riaggiustamento del tiro e
la proposizione di nuovi o più adeguati obiettivi), mentre i passi precedenti avrebbero
coerenza ed efficacia, per l'impatto immediato
sugli utenti finali dei servizi.
Inoltre, i
diretti interessati, i dirigenti amministrativi, sarebbero posti in condizione di
possedere gli strumenti per presentarsi specificamente "preparati" alla
valutazione, ma soprattutto al conseguimento degli obiettivi stessi.
4.
PROPOSTE PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA'
I passi
essenziali da compiere potrebbero essere i seguenti, a titolo esemplificativo:
A. programmi
formativi per diffondere la cultura e gli strumenti per il miglioramento della qualità;
pensando ai
dirigenti amministrativi come destinatari di tali interventi, si propongono le seguenti
aree di interesse:
1. analisi
dei processi di produzione dei servizi;
2. reingegnerizzazione
dei processi, in situazione di risorse scarse;
3. definizione
di obiettivi di miglioramento; selezione delle scelte organizzative locali;
4. motivazione
e responsabilizzazione del personale, in assenza di un sistema premiale adeguato e
"disponibile" da parte del dirigente; il lavoro in gruppi di progetto;
5. attivazione
di sinergie con gli altri soggetti del processo produttivo di servizio:
a. interni
(soprattutto gli specialisti: informatici, formatori, contabili, statistici, etc.; utenti
specializzati: magistrati);
b. esterni
(utenti specializzati, avvocati, e non, cittadini);
6. pianificazione
del miglioramento continuo.
La formazione deve
poter condurre i dirigenti a:
-
sapere
effettuare diagnosi ed autodiagnosi dei
servizi erogati dalle proprie unità organizzative, per adeguarli agli standard di qualità attesa dagli utenti,
-
sapere
utilizzare gli strumenti manageriali del controllo di gestione,
-
sapere attivare
sinergie con le professionalità tecniche presenti nellAmministrazione,
-
sapere individuare standard di qualità
per le diverse tipologie di servizi.
I parametri
fissati dal nucleo di valutazione potrebbero costituire idealmente una sorta di manuale,
per indirizzare lazione formativa verso il grado di qualità attesa.
B. Un aspetto
irrinunciabile è quello del coinvolgimento dei
capi degli uffici e dell'avvocatura mediante iniziative
almeno di informativa approfondita.
In particolare,
essendo previsto che i capi degli uffici concordino annualmente gli obiettivi che il
dirigente dovrà perseguire, occorrerà favorire una adeguata mediazione, ma soprattutto
la considerazione delle situazioni "ambientali" nelle quali opera l'ufficio nel
suo complesso.
C. L'iniziativa
può essere diffusa anche con l'obiettivo di un
recupero di immagine complessiva dellAmministrazione, nellambito del quale
i dirigenti possono altresì sentirsi protagonisti e avere l'opportunità di far crescere
il senso di appartenenza e la condivisione degli obiettivi dal vertice alla base della piramide
organizzativa.
Quanto ai tempi
di intervento sulle unità organizzative, si propone di fissare una cadenza triennale per laggiornamento degli
obiettivi e degli standard di qualità generali,
con bilancio e adeguamenti al termine di ciascun anno solare, in analogia a quanto
avviene per il piano triennale per linformatica ed attivando le opportune sinergie
con l'URSIA, per gli aspetti del piano qualità
che coinvolgano l'innovazione tecnologica.
Il progetto
complessivo potrebbe essere sottoposto al parere della Commissione di Valutazione, per la
compatibilità degli obiettivi con l'impostazione dalla stessa adottata per la valutazione
e per il coordinamento delle rispettive schedulazioni.
Potrebbe
altresì essere utile raccogliere in un'unica base
dati la casistica per gli standard di qualità dei servizi giudiziari.
Annualmente
dovrebbero essere pubblicati i risultati conseguiti con le attività del piano.
La premiazione
delle situazioni di eccellenza, sul modello di altre simili iniziative, potrebbe
completare il progetto e rappresentare un ulteriore momento motivante per i soggetti
coinvolti.
Il premio,
sull'esempio dell'iniziativa "Cento Progetti", a cura del Dipartimento della
Funzione Pubblica, dovrebbe essere destinato, non tanto ai singoli attori individuali
delle realizzazioni, quanto all'unità organizzativa che sia risultata qualitativamente
"migliorata".
Iniziative di
tale natura si prestano altresì ad essere trasformate in eventi per una informazione e
diffusione a carattere generale, per farne momenti di comunicazione pubblica, che, gestiti
adeguatamente, possono essere qualcosa di più e di meglio di certe campagne di pubblicità progresso: possono
diventare momenti di coinvolgimento dell'utenza e di restituzione a questa di un primo
patrimonio informativo e formativo su come meglio relazionarsi alle istituzioni
giudiziarie.
5. LE
CERTIFICAZIONI "ISO"
Il passo
successivo ? La certificazione esterna dei servizi.
Non si pensi ad
un azzardo o ad una sorta di provocazione, per stimolare curiosità intorno al tema.
Sempre più
frequentemente le amministrazioni pubbliche decidono di certificare i propri servizi.
Il modello più
rispondente sembra essere ISO 9000 (versione Vision 2000), focalizzato sulla soddisfazione
dell'utente e caratterizzato dall'enfasi sui processi.
Numerosi enti
pubblici (molti territoriali, ma non solo), sottopongono a certificazione proprio il sistema della qualità interna.
Il principale input alle azioni che consentono di realizzare il
miglioramento continuo della qualità dei servizi è rappresentato dalla soddisfazione
dell'utenza (customer satisfaction).
La rilevazione
del grado di soddisfazione dell'utenza interna e/o esterna, mediante la somministrazione
di semplici questionari, da ripetere a distanza di tempo, contribuisce al recupero di
immagine dell'Amministrazione.
La Commissione
Europea, in cooperazione con EFQM (European
Foundation for Quality Management) ha lanciato il Premio di Qualità Europea per la
Pubblica Amministrazione, per definire un modello di valutazione dei miglioramenti
ottenuti nell'applicare i metodi della c.d. qualità
totale nel settore dei pubblici servizi.
Nel frattempo,
l'avvocatura si sta già attrezzando: un gruppo di lavoro formato da legali e consulenti
esperti di certificazione di qualità ha recentemente messo a punto un modello per
applicare la norma Uni En Iso 9001:2000 negli studi legali.
Il sistema è
basato su cinque aspetti principali, assunti a parametro di qualità:
1. costruzione
di un sistema di gestione della qualità
2. responsabilità
della direzione
3. gestione
delle risorse
4. realizzazione
del prodotto
5. misurazione,
analisi, miglioramento.
Non è possibile
nascondersi le difficoltà di un simile percorso, tuttavia, almeno come linea di tendenza per migliorare il livello delle
prestazioni di servizio è indispensabile assumere anche detto obiettivo come
prioritario, in relazione ad una visione più allargata, che tenga conto che il confronto
non è più soltanto interno, ma deve ragionarsi su dimensione almeno europea.
6. LE
AZIONI DI INTEGRAZIONE
La suestesa
proposta nulla toglie alla opportunità di proseguire su percorsi più volte indicati dai
dirigenti amministrativi, in particolare da quelli associati, non tanto in chiave
rivendicativa, quanto, ancora una volta, con spirito propositivo, nei confronti di
qualunque soggetto sia disponibile ad operare in sinergia per i seguenti obiettivi:
-
serietà nel
reclutamento e nelle selezioni (incluse quelle
relative a riqualificazione) di tutti gli
operatori e per la stessa qualifica dirigenziale, al fine di non deprimere il livello
qualitativo delle diverse risorse umane;
-
istituzione di
un efficace sistema premiale, con valutazione rigorosa delle prestazioni, a tutti i
livelli;
-
attivazione di processi
di formazione permanente, mirati e connessi ad obiettivi specifici per le diverse
qualifiche di personale;
-
iniziative di formazione congiunta, destinate ai Dirigenti
amministrativi e ai Capi degli
Uffici/Magistrati;
-
potenziamento di
tutte le risorse organizzative, con particolare riguardo alla informatizzazione;
-
largo ricorso
agli strumenti del Contratto Collettivo Integrativo (progetti ex artt. 30 e
31), lasciando autonomia gestionale agli Uffici e ai loro responsabili nell'organizzazione
delle attività;
-
attivazione
degli URP e/o di validi strumenti di comunicazione pubblica (allo stato, tale si
sta rivelando, pressoché in via esclusiva, il sito www.giustizia.it),
per facilitare l'esercizio dei diritti di accesso e di informazione degli utenti;
-
avviare una politica
di benchmarking (confronto tra le migliori
pratiche);
-
assegnare ai
dirigenti amministrativi responsabilità di gestione adeguate alle posizioni organizzative.
La lista appare
molto lunga, ma l'atteggiamento costruttivo della gran parte degli operatori della
giustizia può consentire un rilancio e condurre al conseguimento di ottimi risultati.
Alcune riforme
di recente annunciate, con il fine dichiarato di voler introdurre maggiore efficienza nel
processo civile, muovono nella direzione, ad avviso di chi scrive piuttosto perniciosa, di
una privatizzazione del processo civile.
Sul fronte del
processo penale, preoccupa l'ipotesi di fissare annualmente da parte del Parlamento linee di politica giudiziaria, per l'attività
degli Uffici giudiziari.
Tali proposte,
espressione di una ricerca di efficienza orientata soprattutto a limitare poteri, potrebbero essere superate, ove
si permettesse alle diverse categorie di operatori della giustizia di esprimere
adeguatamente la propria professionalità e di espletare un ruolo responsabile ed
autonomo.
Con il
contributo di tutte le componenti, anche di quelle tenute finora sotto silenzio, sarebbe
possibile originare quei circoli virtuosi per il cambiamento organizzativo, indispensabili
ad un ambito, quello della giustizia, dove non esiste soltanto il piano della
giurisdizione, bensì è fortemente presente anche una larga parte di attività
amministrativa correlata ai servizi, che deve essere resa più efficiente ed efficace,
facendo salvi i principi fondamentali della Costituzione vigente.
Coloro che
credono nel miglioramento continuo non hanno la presunzione di pervenire mai ad un
traguardo definitivo, fanno autocritica ed aspirano a crescere professionalmente, senza
timore di sentire minata la propria posizione, a causa di tale consapevolezza.
Molti dirigenti
hanno già adottato questa ottica del miglioramento continuo e cercano di attuarla negli
ambiti di propria competenza.
Tuttavia,
progetti integrati ed estesi non possono essere lasciati alla volontarietà dei singoli:
per potersi tradurre, a loro volta, in una possibile strategia dell'Amministrazione per il
miglioramento dei servizi, occorre che sia delineato un piano ordinato e coerente, con la
previsione dei diversi passi, in particolare delle indispensabili fasi di monitoraggio e
riprogettazione, disponendo, pertanto, di adeguate risorse, eventualmente attinte all'esterno.
L'Associazione
Nazionale dei Dirigenti del Ministero della Giustizia è disponibile a supportare,
diffondere, promuovere, progetti di miglioramento della qualità, in un'ottica di
cooperazione e di collaborazione doverosa con l'Amministrazione, ma sarà fortemente
critica, ove dovesse verificare inerzia e indifferenza per gli obiettivi di incremento
della qualità, imposti dal rapporto con l'Europa e dalla forte pressione degli utenti e
del mercato.
Affermare oggi
che la giustizia non è un'azienda ha una precisa valenza politica, prima che
organizzativa, ma costituisce altresì un imperativo categorico per la ricerca di schemi
operativi che conducano a risolvere almeno alcuni dei problemi attuali della giustizia,
vista in chiave di servizio, e non soltanto di funzione.
Roma, 9 giugno
2001
Daniela Intravaia |