L8 giugno 2001 si è
tenuta a Roma, presso lHotel Domus Pacis, la V assemblea annuale dellAssociazione
Nazionale dei Dirigenti del Ministero della Giustizia.
Il dibattito tra gli
intervenuti si è incentrato sulla possibilità per i dirigenti dellAmministrazione
giudiziaria di svolgere un ruolo decisivo nel processo di miglioramento della qualità dei
servizi giudiziari.
Si è convenuto sul fatto
che le riforme procedurali che, da cinquantanni a questa parte, si sono succedute,
non sono riuscite a risolvere i problemi della giustizia. Ciò dimostra che è il momento
di porre mano ad un lavoro di riorganizzazione radicale del sistema giustizia focalizzato
sugli aspetti del servizio.
La Giustizia, come tutta
la P.A., si trova infatti in un contesto istituzionale, sociale, economico, normativo in
rapido sviluppo che impone di affrontare il
cambiamento utilizzando tutti gli strumenti, non solo giuridici, ma anche tecnici e
organizzativi necessari per poter offrire al cittadino un servizio allaltezza dei
tempi.
La giustizia è
inefficiente perché non è orientata a soddisfare le esigenze del cittadino e del mondo
delleconomia. I tentativi di riorganizzazione basati su processi di automazione
sovrapposti allesistente, su approcci giuridico procedurali, la ininterrotta
produzione di norme legislative, hanno finora causato rigidità, errori, defatiganti
attività di interpretazione e comprensione.
Si propone allora di
riorganizzare tutta lAmministrazione giudiziaria
con un sistema di incremento della qualità che riesca a fornire al
cittadino utente un servizio di qualità sin dalla sua progettazione.
Con questo documento
conclusivo si propone innanzitutto al Ministero della Giustizia di elaborare un grande
progetto di qualità per lamministrazione
giudiziaria che coinvolga tutte le componenti dellAmministrazione (centrale,
periferica, magistrati, amministrativi).
In tale attesa, i
dirigenti dellamministrazione giudiziaria si impegnano ad assumere tutte le
iniziative utili sia allinterno dei propri uffici sia in collaborazione con altre
realtà associative, compresa la partecipazione agli Osservatori sulla Giustizia,
costituiti da gruppi misti di avvocati, magistrati, personale amministrativo, per
discutere insieme dei problemi locali della giustizia, per sondare la qualità dei
servizi, per giungere, in sintesi, ad individuare soluzioni immediatamente applicabili e
sperimentabili su specifiche realtà giudiziarie. Tali iniziative, sviluppatesi finora
fuori dagli ambiti istituzionali tra le diverse componenti della giustizia, secondo gli
schemi della cooperazione e della partnership, possono essere adottate anche a
livello istituzionale, potendo così disporre di maggiori risorse e non della sola forza,
pur grande, del "volontariato".
La proposta è di
proseguire su percorsi più volte indicati dai dirigenti amministrativi, in particolare da
quelli associati, non tanto in chiave rivendicativa, quanto, ancora una volta, con spirito
propositivo, nei confronti di qualunque soggetto sia disponibile ad operare in sinergia
per i seguenti obiettivi:
· serietà nel reclutamento e nelle selezioni (incluse
quelle relative a riqualificazione) di tutti gli operatori e per la stessa
qualifica dirigenziale, al fine di non deprimere il livello qualitativo delle diverse
categorie di risorse umane;
- istituzione di un efficace sistema premiale, con
valutazione rigorosa delle prestazioni, a tutti i livelli;
- attivazione di processi di formazione permanente,
mirati e connessi ad obiettivi specifici di progetto, per le diverse qualifiche di
personale;
- iniziative di formazione congiunta, destinate ai Dirigenti
amministrativi e ai Capi degli Uffici/Magistrati;
- potenziamento di tutte le risorse organizzative, con
particolare riguardo alla informatizzazione;
- largo ricorso agli strumenti del Contratto Collettivo
Integrativo (progetti ex artt. 30 e 31), lasciando autonomia gestionale agli
Uffici e ai loro responsabili nell'organizzazione delle attività;
- attivazione degli URP e/o di validi strumenti di
comunicazione pubblica, per facilitare l'esercizio dei diritti di accesso e di
informazione degli utenti;
- avvio di una politica di benchmarking (confronto
tra le migliori pratiche);
- assegnazione ai dirigenti amministrativi responsabilità di
gestione adeguate alle posizioni organizzative.
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