LA
GIUSTIZIA IN EUROPA VISTA DA STRASBURGO
Intervento
di Gianluca Esposito
In
occasione dellIncontro Annuale dei Soci dellAssociazione Nazionale dei
Dirigenti del Ministero della Giustizia
Ragusa,
17-18 maggio 2002
Signor
Presidente, Colleghi, Signore e Signori,
I.
Introduzione
E
insieme un onore ed un piacere per me essere qui in occasione dellincontro annuale
dei soci dellAssociazione Nazionale dei Dirigenti del Ministero della Giustizia.
Vorrei innanzitutto cogliere loccasione per ringraziare la Vostra Associazione e lUnione
europea dei dirigenti della giustizia (EUR) ed, in particolare, la Presidenza italiana
dellEUR nella persona del Dott. Gabriele Guarda, per avere invitato il Consiglio dEuropa
ad intervenire durante i vostri lavori.
Il
Consiglio dEuropa: è forse utile rapidamente ricordare che il Consiglio dEuropa
è la più antica istituzione internazionale europea fondata nel 1949 da 10 Stati europei
ed oggi composta da 44 Paesi - dallIslanda al Caucaso. Sebbene lUnione europea
sia unistituzione totalmente distinta dal Consiglio dEuropa, ricordo che tutti i 15 Stati
membri dellUnione europea sono membri del Consiglio dEuropa.
Lobiettivo
del Consiglio dEuropa è di difendere il principio delluniversalità e il
carattere indivisibile e fondamentale dei diritti delluomo in tutte le società
democratiche avendo come faro costante la Convenzione europea dei diritti delluomo
(di seguito denominata CEDU), il cui rispetto è
assicurato dalla Corte europea dei diritti delluomo, organo del Consiglio dEuropa.
Per
quanto riguarda più in dettaglio i lavori del Consiglio dEuropa in materia di
giustizia, mi pare opportuno sottolineare che la nostra Organizzazione lavora da molti
anni, nellambito della sua attività istituzionale di cooperazione intergovernativa,
per identificare le principali ragioni, oltre che le conseguenze, delle disfunzioni della
giustizia nei vari Paesi europei e per proporre delle misure di carattere legislativo o di
altra natura al fine di migliorare il funzionamento e lefficacia dei sistemi
giudiziari europei.
Questi
lavori, ai quali lItalia ha partecipato attivamente, hanno permesso di constatare
che lefficace funzionamento della macchina giudiziaria è al centro delle
preoccupazioni di quasi tutti gli Stati europei e che, spesso, i problemi sono comuni.
Tali problemi riguardano principalmente la complessità della procedura, la sua durata ed
i costi. Ciascuno di questi aspetti influenza laltro: la complessità delle
procedure e la loro lentezza genera un aumento importante dei costi della giustizia. E
dunque necessario uno sforzo comune a livello europeo per migliorare il funzionamento dei
sistemi giudiziari e assistere gli Stati a ridurre, per quanto possibile, le violazioni
della CEDU ed il numero di ricorsi dinanzi alla
Corte europea dei diritti delluomo.
Mi
è stato chiesto di presentare unampia relazione sullattività del Consiglio dEuropa
in materia di giustizia.
Questa
relazione tratterà dunque, da un lato, della situazione della giustizia in Europa vista
da Strasburgo (Parte II), e, dallaltro, dellattività presente e futura, del
Consiglio dEuropa in materia di giustizia (Parte III).
II.
La
situazione della giustizia in Europa vista da Strasburgo
Mi
sembra opportuno dunque iniziare questo mio intervento con alcune cifre che ritengo
significative del punto di vista di Strasburgo sul funzionamento della giustizia in Europa
in generale ed in Italia in particolare.
La
Corte europea dei diritti delluomo ha ricevuto, dal 1955 al 2000, 63.910 ricorsi di
cittadini residenti in oltre 40 giurisdizioni europee, che hanno sostenuto che il proprio
Paese ha violato nei loro confronti uno degli articoli della CEDU. Di questi, solo 10.486
sono stati presentati nel 2000 e 867 riguardano lItalia. Per darvi unidea del
rapporto con altri Paesi, basti pensare che solo la Francia (con 1033 ricorsi nel 2000) e
la Russia (con 1325 ricorsi nel 2000) hanno superato il nostro Paese.
Tuttavia
è bene ricordare che non tutti questi ricorsi sono dichiarati ammissibili o si concludono
con una sentenza. Molti di essi infatti sono oggetto di una soluzione di compromesso tra
lo Stato e la persona ricorrente. Nel 2000, la Corte ha emesso 695 sentenze, 6769 ricorsi
sono stati dichiarati inammissibili e 1082 ammissibili.
Quello
che bisogna sottolineare è che, sempre nel periodo 1 gennaio-31 dicembre 2000, degli 857
ricorsi presentati contro lItalia, 233 si riferiscono ad almeno una violazione della
CEDU da parte del nostro Paese. Ancora una volta per darvi un ordine di grandezza, nei
confronti della Francia, che risultava avere ricevuto contro 1033 ricorsi, solo 49 solo
risultati in almeno una violazione della CEDU.
La
maggior parte delle condanne dellItalia rispetto alle varie disposizioni della CEDU
riguardano larticolo 6, ovvero il principio del diritto ad un equo processo ed, in
particolare, la durata eccessiva del processo. Per usare le parole del Comitato dei
Ministri nella Risoluzione interimaria ResDH(2000)135 sulla durata eccessiva delle
procedure giudiziarie in Italia (alla quale mi riferiro anche ulteriormente), i
ritardi eccessivi nellamministrazione della giustizia rappresentano un pericolo
importante, in particolare per il rispetto dello stato di diritto.
Ed
invero, il primo paragrafo dellarticolo 6 della CEDU, sebbene redatto 50 anni
orsono, descrive, in modo chiaro e conciso, come deve funzionare un sistema giudiziario
nazionale ancora al giorno doggi:
Ogni
persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un
termine ragionevole da un tribunale indipendente ed imparziale, costituito per legge, il
quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di
carattere civile o sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti
[...]. Si confronti a riguardo lattuale formulazione dellarticolo 111
della Costituzione italiana.
Perchè
dunque un processo risponda alle esigenze minime della CEDU è necessario che tre
condizioni siano rispettate: il processo deve essere pubblico (salvo naturalmente le
eccezioni previste dalla legge, cosi come dalla CEDU), deve avere una durata
ragionevole e deve svolgersi dinanzi ad un tribunale indipendente ed imparziale.
Il
quadro del funzionamento del processo civile, penale ed amministrativo italiano, è
alquanto complesso con riferimento in particolare alla durata dei processi.
Nella
Risoluzione 135 del 2000, il Comitato dei Ministri del Consiglio dEuropa (che è lorgano
incaricato di assicurare il rispetto delle sentenze della Corte), oltre a ricordare le
numerose condanne dellItalia da parte della Corte europea per la durata eccessiva
dei processi e a sottolineare la gravità e la persistenza del problema,
indica tre strade, al governo ed al legislatore, per migliorare il funzionamento della
giustizia:
- modernizzare
profondamente il sistema giudiziario, attraverso una maggiore efficacia a lungo termine,
- ridurre
i casi pendenti;
- ridurre
i casi dinanzi alla Corte europea.
Inoltre,
il Comitato dei Ministri ha, da un lato, richiesto alla autorità italiane di prestare una
attenzione attenzione alla questione del funzionamento efficace della giustizia e, dallaltro,
ha deciso di esaminare regolarmente la situazione della giustizia in Italia.
Alcuni
passi avanti sono stati fatti.
Nel luglio 2000,
durante una Tavola
rotonda organizzata dal Consiglio dEuropa in cooperazione con il Ministero della
Giustizia per discutere del
tema del miglioramento del funzionamento della giustizia in Italia, i partecipanti:
·
hanno
riconosciuto che il buon ed effettivo funzionamento del sistema giudiziario è una
condizione essenziale per rispettare e promuovere i diritti delluomo e lo stato di
diritto;
·
hanno
auspicato che (i) sistemi giuridici tra
loro differenti trovino ciascuno nel proprio ambito meccanismi di adeguamento idonei per
una risposta tempestiva alla crescente domanda di giustizia e allemersioni di nuovi
diritti e che (ii) il Consiglio dEuropa svolga opera di tutela e promozione delle
garanzie di effettivo accesso alla giustizia, sottolineando limportanza per i
cittadini di avere fiducia in un sistema giudiziario equo ed efficiente;
·
hanno
accolto con favore gli sforzi del Governo e del Parlamento tendenti ad introdurre numerose
ed importanti riforme strutturali di carattere legislativo, oltre che a proseguire la
cooperazione ed il dialogo con le istanze competenti del Segretariato Generale del
Consiglio dEuropa, al fine di trovare rapidamente una soluzione allaccumulo
eccessivo delle violazioni del requisito del termine ragionevole contenuto allarticolo
6, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti delluomo;
·
hanno
espresso la loro convinzione che, nel medio-lungo termine, le riforme della giustizia che
sono state intraprese contribuiranno in modo considerevole ad aumentare la rapidità delle
procedure giudiziarie italiane.
Nellottobre
2001 il Comitato dei Ministri ha riesaminato la situazione della giustizia in Italia ed ha
innazitutto riconosciuto che le autorità italiane si stavano muovendo secondo le linee
indicate dal Comitato dei Ministri per riformare la giustizia e ridurne in particolare i
ritardi.
Sul
piano delle riforme strutturali, vari atti normativi che vanno nella giusta direzione sono
stati adottati: la Legge n° 48 del 13 febbraio 2001, tende a razionalizzare e ad
aumentare il numero dei magistrati; il regolamento sul processo telematico, DPR N° 123
del 13 febbraio 2001, tende ad eliminare i cd. tempi di passaggio tra i vari
momenti del processo; il giudice di pace in materia penale (Legge n° 163 del 3 maggio
2001).
Sul
piano amministrativo, lidentificazione di funzionari che possono assistere il
giudice nelle sue funzioni sono il primo passo verso la creazione di un vero e proprio
ufficio del giudice.
Per
quanto riguarda le misure destinate a ridurre i casi dinanzi alla Corte europea dei
diritti delluomo, la Legge n° 89 del 24 marzo 2001 (cd. legge Pinto) ha introdotto
nel sistema giudiziario italiano la possibilità di risarcire una persona per durata
eccessiva di un processo dinanzi ad una giurisdizione italiana (senza bisogno dunque di
rivolgersi alla Corte di Strasburgo).
Tuttavia,
come indicato dal Comitato dei Ministri, questa legge non risolve il problema del
miglioramento dellefficacia della giustizia in Italia, ma tratta solo della
necessità di indennizzare coloro che hanno subito una durata eccessiva del loro processo.
Inoltre questa legge rischia di aggravare ancora di più larretrato delle corti dappello.
Nonstante
gli sforzi intrapresi, dunque, cè ancora molto da fare per garantire ai cittadini
una giustizia efficace, moderna e semplice, che risponda alle loro esigenze in tempi
ragionevoli.
Cè tutto
un lavoro che non è solo normativo, ma soprattutto culturale, da svolgere nel nostro
Paese perchè la giustizia risponda davvero alle esigenze dei cittadini. Un lavoro che
deve riguardare tutti gli attori principali del sistema-giustizia.
Tutti giudici, avvocati, dirigenti delle giustizia, ufficiali giudiziari, ma anche
governo e parlamento devono sentirsi responsabili per far compiere alla giustizia
quel salto di qualità che il nostro Paese merita. Un Paese democratico non puo
permettersi il lusso di impedire de facto
laccesso alla giustizia ai cittadini perchè i tribunali sono troppo lenti.
Nella
sua relazione alle Commissioni giustizia di Camera e Senato, il Ministro della giustizia
Castelli ha indicato
che Una
recente indagine demoscopica ha rivelato che il 73% degli italiani è insoddisfatto di
come oggi funziona la Giustizia nel nostro Paese.
In questa stessa relazione, il Ministro Castelli ricorda che Al
fine di soddisfare alla raccomandazione numero 19 del 6 ottobre 2000 del Consiglio di
Europa si prevede che, ogni anno, il Parlamento dedichi una sessione speciale ai temi
della sicurezza e della giustizia in cui si discuta lo stato dell'una e dell'altra alla
presenza dei Ministri dell'Interno e della Giustizia.
Il
14 marzo 2002, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di riforma
dell'Ordinamento giudiziario. Secondo le informazioni in mio possesso, tale riforma
dovrebbe riguardare, tra laltro, la creazione di una Scuola della Magistratura (una
struttura didattica stabile dotata di autonomia organizzativa), nuove
disposizioni in materia di passaggio dei magistrati dalle funzioni requirenti a quelle
giudicanti e viceversa, la temporaneità degli incarichi direttivi per i quali è
stabilito un periodo massimo di 4 anni di permanenza nello stesso ufficio, una
specifica tipizzazione dei comportamenti suscettibili di valutazione disciplinare, etc.
Senza
voler entrare nel merito della dialettica in corso tra governo e magistratura su queste
riforme, vorrei soffermarmi un attimo sulla proposta di creare una Scuola della
Magistratura. Mi sia consentito di dire, con tutta serenità, che questa mi sembra unottima
idea. Tale centro di formazione, ha il compito di preparare i magistrati prima dellinizio
della loro carriera, oltre che durante la stessa. Il Consiglio dEuropa si è fatto
portatore con successo - di una tale iniziativa in molti Paesi europei. Invero,
laddove esistono, tali Scuole hanno provato tutta la loro utilità e la loro importanza.
III.
Lattività
del Consiglio dEuropa nel settore della giustizia: presente e futuro
Numerose
sono le attività intreprese ed i testi normativi adottati dalla nostra Organizzazione
negli ultimi 50 anni per assicurare il buon funzionamento della giustizia in Europa.
Queste attività si dividono in attività di natura intergovernativa ed attività di
natura bilaterale o multilaterale. Esse riguardano, da un lato, le procedure giudiziarie
(civili, penali ed amministrative) e, dallaltro, gli attori del processo
(giudici, pubblici ministeri, avvocati, dirigenti
delle giustizia,
ufficiali giudiziari in particolare).
Il
settore delle procedure giudiziarie, diversamente da altri, si presta male ad attività di
armonizzazione a livello europeo, principalmente a causa delle diverse realtà giuridiche
e culturali che sono alla base delle varie procedure giudiziarie nazionali. Vari tentativi
sono stati fatti per promuovere ladozione di un codice di procedura civile europeo,
ma questi progetti non sono mai stati coronati da successo. Per questo motivo, in materia
di procedure giudiziarie quello che stiamo facendo al Consiglio dEuropa nellambito
della cooperazione bilaterale è di assistere i governi che ne facciano richiesta nellelaborazione
di codici di procedura civile, penale, commerciale o
amministrativa sulla base di testi internazionalmente accettati (come ad esempio, la
Raccomandazione No R(84)5 sul processo civile) ovvero sulla base di esperienze positive -
ma anche negative - di vari Paesi europei.
Per
quanto riguarda, gli attori del processo, le attività del Consiglio dEuropa
si fondano su quattro testi base adottati dal Comitato dei Ministri che riguardano lo
statuto, la formazione, lorganizzazione del lavoro ed il ruolo dei giudici
(Raccomandazione No R(94)12 sullindipendenza, lefficacia ed il ruolo dei
giudici), degli avvocati (Raccomandazione Rec(2000)21 sullesercizio della
professione forense), dei pubblici ministeri (Raccomandazione Rec(2000)19 sul ruolo del
pubblico ministero nel sistema della giustizia penale) e dei dirigenti
delle giustizia
(Raccomandazione No. R(86)12 su alcune misure tendenti a ridurre il sovraccarico di lavoro
dei tribunali).
Tutte
queste Raccomandazioni hanno un obbiettivo semplice: quello di indicare che garantire lefficacia
nello svolgimento del processo è - e deve essere - nellinteresse di tutti e che una
giustizia lenta non è soltanto une giustizia negata, come ha detto la Corte
europea dei diritti delluomo, ma soprattutto una giustizia non conveniente per
nessuno. E necessario sconfiggere la cultura del ricorso a tutti i costi,
sfruttando e provocando la lentezza del sistema, impedendo cosi che la Giustizia
possa realizzarsi. Questo è compito di tutti coloro che partecipano allevento
processo: giuristi di pari dignità che hanno tutti insieme un solo obbligo,
ovvero quello di far rispettare la legge.
Per
quanto riguarda lesecuzione delle sentenze, già la Corte europea ha stabilito che lesecuzione
fa parte del diritto ad un processo equo sancito dallarticolo 6 della CEDU. Durante
la loro ultima Conferenza a Mosca in ottobre 2001, i Ministri della giustizia degli allora
ancora 43 Stati membri del Consiglio dEuropa hanno invitato il Comitati dei Ministri
a stabilire delle regola minime a livello europeo in materia di esecuzione delle sentenze
civili, penali ed amministrative, oltre che in materia di ufficiali giudiziari. Queste
norme a livello europeo dovrebbero essere concretizzate nel 2003 dal Comitato dei
Ministri.
In
materia di e-justice, giustizia elettronica, vale la pena di ricordare due Raccomandazioni
del Comitato dei Ministri, Rec(2001)2 e 3 che riguardano rispettivamente i sistemi
informatici di gestione dei tribunali e la fornitura di servizi giuridici on-line ai
cittadini.
Vi
sono poi una serie di Raccomandazioni in materia di mediazione. In Italia, la cultura
della mediazione è ancora poco diffusa. La mediazione è spesso percepita, culturalmente
dai cittadini e professionalmente dagli operatori della giustizia, come una specia di
vergogna, di sconfitta del proprio punto di vista. Questa posizione non è condivisa in
molti Paesi europei dove la mediazione è utilizzata in materia civile (compreso il
diritto di famiglia), penale o amministrativa con successo. I sistemi divergono, ma il
risultato positivo è lo stesso. Vi sono sistemi in cui il giudice agisce come mediatore,
altri in cui la mediazione è obbligatoria, altri ancora in cui la mediazione è preferita
alla soluzione giudiziaria soprattutto in materia commerciale o familiare - perchè
permette di continuare la relazione preesistente al contenzioso. A questo proposito, le
norme a livello europeo si trovano nelle Raccomandazioni No. R(98)1 sulla mediazione
familiare, No. R(99)19 sulla mediazione in materia penale e No. (2001)9 sulla mediazione
in materia amministrativa. Una Raccomandazione sulla mediazione in materia civile e
commerciale è in corso di preparazione e dovrebbe essere adottata dal Comitato dei
Ministri prima della fine dellanno.
Infine,
una seria politica giudiziaria, non puo prescindere dallascoltare coloro i
quali vivono nel sistema giudiziario ogni giorno. Una risoluzione del Comitato dei
Ministri ha cosi auspicato una maggiore partecipazione di magistrati, avvocati, dirigenti
delle giustizia,
ufficiali giudiziari e notai nel processo di preparazione di testi legislativi in materia
di giustizia.
Tutte
queste Raccomandazioni, che, lo ricordo, non hanno un carattere vincolante per gli Stati
membri, rappresentano la volontà politica del Comitato dei Ministri - indirizzata ai governi degli Stati membri - sul
consenso trovato a livello europeo su alcuni principi
- e talvolta delle regole precise - nei vari settori rigurdanti il
funzionamento della giustizia. Esse costituiscono un corpus iuris di principi e di regole che possono
e devono ispirare i governi ed i legislatori nella realizzazione delle riforme necessarie
nei vari Paesi per migliorare il funzionamento della giustizia.
E
comunque con la Conferenza dei Ministri europei della giustizia organizzata a Londra nel
giugno 2000 che cè stata, in seno al Consiglio dEuropa, la vera svolta in
materia di giustizia. Ed invero, durante questa Conferenza, i Ministri europei della
giustizia hanno auspicato la realizzazione di un testo ambizioso a livello europeo che
codifichi i principi guida in materia di giustizia (partendo, ma andando oltre, larticolo
6 della CEDU) e che crei un meccanismo flessibile per promuovere delle riforme profonde e
concrete nei vari sistemi giudiziari europei, al fine di migliorare il servizio-giustizia
fornito ai cittadini.
Ed
invero, la questione della durata eccessiva dei processi non è solo un problema italiano:
a titolo di esempio, durante una riunione del Comitato dei Ministri che si è svolta a
Strasburgo il 17 aprile scorso (il Comitato dei Ministri agiva in quel contesto come
organo della CEDU), sui 235 casi esaminati, 157 riguardavano la durata eccessiva di un
processo.
Questo
testo, la cui redazione è durata circa 2 anni, sta per essere portato a compimento dal
Comitato intergovernativo competente (lultima riunione si terrà tra poco più di
una settimana a Strasburgo) per essere trasmesso in seguito al Comitato dei Ministri per ladozione
definitiva.
Si
tratta di un Accordo Parziale (aperto anche alla partecipazione di Stati non membri del
Consiglio dEuropa, oltre che a varie istituzioni internazionali come la Comunità
europea), ovvero uno strumento giuridico che si basa su una risoluzione del Comitato dei
Ministri, che prevede unadesione volontaria da parte di quei Paesi che sono
interessati a compiere davvero un passo in avanti nel funzionamento del loro sistema
giudiziario. Un vero e proprio club ristretto di Stati che potranno cosi
beneficiare di una sorta di trattamento personalizzato al fine di accompagnare le riforme
necessarie nel settore della giustizia. Questo testo codifica anche dei principi di
riferimento che costituiscono la cartina di tornasole delle varie riforme
realizzate. Inoltre, tale meccanismo permetterà per la prima volta la realizzazione di
statistiche comparabili a livello europeo, cosi da permettere di misurare in modo
obbiettivo lefficacia e la qualità della giustizia di ciascun Paese che deciderà
di aderire a questa nuova struttura che prenderà il nome di Commissione europea per lefficacia
della giustizia (CEPEJ). Il testo della CEPEJ è stato distribuito in questa riunione ed
è anche disponibile sul sito Internet del Consiglio dEuropa. In questa fase finale
del negoziato ogni suggerimento per migliorare il testo è, naturalmente, benvenuto.
Mi
auguro che lItalia possa figurare tra i Padri Fondatori di questo nuovo
testo internazionale che, almeno lo spero, potrà davvero permettere ai Paesi che vi
aderiranno, di realizzare un processo dinamico e flessibile di cooperazione al fine di
realizzare le riforme, laddove è necessario, ma anche di esportare soluzioni
giuridiche e esperienze normative particolarmente efficaci.
Mi
auguro altresi anche che la Comunità europea, che ha partecipato attivamente in
quanto istituzione internazionale, possa aderire alla nuova Commissione del Consiglio dEuropa,
in particolare alla luce della sempre crescente comunitarizzazione della
giustizia civile. Tutte le misure proposte a livello comunitario in materia di giustizia
(come, ad esempio, il titolo esecutivo europeo), perderebbero di efficacia, se, quantomeno
tra i 15 Stati dellUnione, non ci sarà piena fiducia nel funzionamento del sistema
giudiziario di un altro Paese dellUnione. Ed è proprio questa fiducia reciproca sul
buon funzionamento del sistema giudiziario di un altro Paese che la Commissione europea
per lefficacia della giustizia del Consiglio dEuropa cercherà di costruire,
nellinteresse dei cittadini, veri fruitori del sistema giustizia di
ciascun Paese.
A
questa Commissione, varie organizzazioni professionali potranno partecipare a titolo di
osservatori. Mi preme a questo proposito sottolineare leccellente cooperazione che
il Consiglio dEuropa ha sempre avuto, e, sono certo, continuerà ad avere, con lUnione
europea dei dirigenti della giustizia (EUR), presieduta attualmente dallItalia.
Abbiamo organizzato insieme e con successo numerose iniziative in vari Paesi europei per
promuovere, tra laltro, ladozione del codice europeo dei dirigenti della
giustizia dellEUR. Ci auguriamo che questa cooperazione possa continuare in futuro
nellambito della Commissione europea per lefficacia della giustizia.
Infine
vorrei ricordare due manifestazioni che si svolgeranno in Italia ed in Belgio
rispettivamente. In Italia, ad Urbino, dal 26 al 28 settembre 2002, il Consiglio dEuropa
organizzerà, con lUniversità di Urbino, un Convegno sui servizi di ispezione delle
giurisdizioni, che dovrebbe riunire tutti i servizi che nei vari Paesi europei sono
competenti per assicurare il buon funzionamento delle giurisdizioni. Non si tratta
ovviamente di interferire nellattività giurisdizionale del giudice, ma di
ottimizzare le performance del
tribunale nel suo insieme e di coloro che vi lavorano.
Il
24 e 25 ottobre 2002, il Consiglio dEuropa e la Commissione europea organizzeranno
insieme a Bruxelles un Convegno aperto alla socità civile su alcuni progetti-pilota in
vari Paesi per facilitare laccesso dei cittadini alla giustizia civile. In questa
occasione saranno anche presentate delle brochures
prodotte dal Consiglio dEuropa e dalla Commissione europea in 11 lingue europee
(compreso litaliano) sulle regole e le procedure per ottenere dei pareri giuridici
ed il gratuito patrocinio in tutti i 44 Stati membri del Consiglio dEuropa. Queste brochures saranno distribuite nelle
giursdizioni, nei Ministeri, negli Ordini forensi, oltre che disponibili su Internet,
gratuitamente.
IV.
Conclusione
Da
tutto quanto detto, sia pure in rapida sintesi espositiva, mi aguro si evinca che quello
che ciscuno Stato deve promuovere è una vera e propria politica giudiziaria al servizio
dei cittadini. Tale politica deve avere alcuni principi cardine:
·
una
giustizia aperta, accessibile e semplice che faccia ampio uso delle nuove tecnologie
informatiche;
·
una
cultura giudiziaria dove ciascuno degli attori svolga il proprio ruolo,
diverso, nel rispetto dellaltro e con un unico obbiettivo, ovvero realizzare
pienamente la Giustizia;
·
unattenzione
al cittadino che chiede la tutela dei propri diritti e dei propri interessi e la
promozione di metodi alternativi alla via giudiziaria per risolvere un contenzioso;
·
laddove
le procedure giudiziarie sono inevitabili, una costante semplificazione delle stesse,
evitando che, con il facile alibi di tutelare le garanzie, si proceda alladozione di
procedure eccessivamente complesse e bizantine, spesso alla base dei ritardi
eccessivi della giustizia.
*
* *
Signor
Presidente, Colleghi, Signore e Signori,
La
stragrande maggioranza dei cittadini che cerca disperatamente di avere a disposizione e di
utilizzare il sistema-giustizia (nel quale spesso hanno perso ogni fiducia),
non appare in televisione o sui giornali. Essi vivono e soffrono in silenzio la loro
frustrazione e subiscono senza bisogno di una sentenza della Corte europea dei
diritti delluomo una quotidiana violazione dei loro diritti fondamentali.
Evitiamo,
tutti insieme, che questi stessi cittadini debbano arrivare alla ribalta della cronaca
perchè si sono fatti giustizia da se: questo sarebbe un fallimento imperdonabile non solo
in chiave politico-giudiziaria, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale ed
etico.
Vi
ringrazio per la vostra attenzione.
Vice-Responsabile del Servizio del
Diritto Privato, Direzione Generale I Affari Giuridici, Consiglio dEuropa,
Strasburgo
Per il testo della CEDU, oltre che degli altri atti normativi indicati in
questa relazione, cf. www.coe.int
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